venerdì 21 giugno 2019

Spirito e vita


Un fine settimana di Spirito, e in Spirito

L’ultimo fine settimana, l’ho trascorso con degli amici domenicani, in una cittadina marina, lungo la Riviera dei Fiori, Taggia.
 Lungo la Riviera dei Fiori sorge il borgo medievale di Taggia.  È la patria delle olive taggiasche, ma è anche la città dell’ardesia, di quella pietra scura e grigia che orna gli edifici della città.

Il borgo medievale di Taggia ha nel ponte – sito sul torrente Argentina – 
il suo simbolo, con una lunghezza di 260 metri e le sue 16 arcate. E poi c’è via Soleri, coi suoi straordinari edifici come il Palazzo Asdente – Carrega del Cinquecento e come il Palazzo Curlo, dove nel 1489 fu firmata la pace tra i guelfi, i ghibellini e i Doria. E poi la chiesa dei Santi Sebastiano e Fabiano con la sua facciata arancione, e il complesso monumentale di San Domenico con il convento e la chiesa gotica a conci bianchi e neri, con il chiostro, il refettorio e gli affreschi.
Ed è proprio in questo convento che ci siamo fermati per tre giorni, Il convento di San Domenico.



































Gli edifici, ad oggi considerati tra le più grandi pinacoteche della scuola pittorica ligure e nizzarda, furono costruiti tra il 1460 e il 1490 dai maestri comacini Gasperino da Lancia e Filippo da Carlono.
Nel suo interno, oltre alla presenza dei dodici altari, conserva pregiate opere pittoriche di diversi pittori, tra cui un'Adorazione dei Magi, attribuita al Parmigianino e cinque tele del pittore Ludovico Brea quali l'Annunciazione di Maria del 1494, la Madonna del Rosano del 1513, Santa Caterina del 1488, la Madonna della Misericordia del 1483-1488, il Battesimo di Gesù e Santi del 1495.

Tra le altre opere esposte quelle di Gregorio De Ferrari, Giovanni Canavesio, Raffaele De Rossi, Giovanni Battista Trotti (detto il Malosso) ed altri pittori dell'epoca.


La Chiesa gotica di San Domenico



Madonna della Misericordia


Parmigianino, Adorazione dei Magi, 1529, Chiesa di San Domenico, Taggia.



















A me è stata assegnata la cella n.4 , una cella spoglia, ma intrisa di storia e di fede. Sul muro vi era l’affresco di Santa Caterina da Siena.

Durante il giorno siamo stati ospiti della fraternità di Taggia, persone favolose, ospitali, e gioiose.









Ci hanno portato a visitare luoghi deliziosi, dalle cime dei monti altitudine 1400 mt, a caratteristici e pittoreschi borghi come Triora , il borgo delle streghe.

Alle mie spalle le Alpi Marittime








Triora è immersa in uno scenario incantevole, che sprigiona una forza arcana. Nell’alta valle Argentina l’aria è particolarmente inebriante, il silenzio profondo, e qualcuno ancora pensa che aleggino su questo paesaggio gli spiriti degli antichi Druidi che hanno celebrato riti in questi boschi.

Le streghe di Triora, tra storia e leggenda
Tra il 1587 e il 1589 l'entroterra fu devastato da una serie di terribili carestie, e la popolazione trovò il capro espiatorio nelle "streghe"
L'Inquisitore di Genova e Albenga e il prete Girolamo del Pozzo furono chiamati a verificare i sospetti del parlamento locale e in un batter d'occhio 20 donne si trovarono al centro del mirino. Le 20 streghe diventarono subito 30 e continuarono a moltiplicarsi in un crescendo di paranoia e denunce fatte.
 Insomma, bastava veramente poco, in questo piccolissimo paese, per finire al rogo con l'accusa di aver provocato pestilenze, piogge acide, moria del bestiame o addrittura di aver mangiato bambini in fasce.
Secondo le dicerie che si erano diffuse, le presunte streghe si sarebbero incontrate in località Cabotina, per i loro sabba con il diavolo.
I documenti dei processi e i verbali di interrogatorio sono attualmente conservati presso l'Archivio di Stato di Genova: a essere condannate, naturalmente, tutte donne a eccezione di un ragazzo.
Credo che il borgo sia luogo di molta curiosità e molto visitato. I negozietti espongono streghette ed elfi di  tutte le dimensioni.















La Cabotina della strega




La Messa festiva è stata celebrata nella Chiesa del convento di San Domenico, stupenda cornice di fede ed arte.
Insomma un fine settimana rigenerante, caro all’anima, al cuore e agli occhi.



martedì 11 giugno 2019

I fiori


 Dante Alighieri disse:

“Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini”



DEDICATA AL CALICANTO

Il profumo del giardino,
è troppo intenso, per seguire il vento,
sale su nuvole dolcissime
sonnolento e soave allo stordito
come un tenero sogno nella testa.
H. Hesse




Teste fiorite

Se invece dei capelli sulla testa
ci spuntassero i fiori, sai che festa?
Si potrebbe capire a prima vista
chi ha il cuore buono, chi la menta trista.
Il tale ha in fronte un bel ciuffo di rose:
non può certo pensare a brutte cose.
Quest’altro, poveraccio, è d’umor nero:
gli crescono le viole del pensiero.
E quello con le ortiche spettinate?
Deve avere le idee disordinate,
e invano ogni mattina
spreca un vasetto o due di brillantina.
(G.Rodari
)




Coltivo una Rosa Bianca

Coltivo una rosa bianca
in luglio come a gennaio
per l'amico sincero
che mi porge la sua mano leale.
E per l'amico sleale
che sconvolge la vita del mio cuore,
non coltivo né cardo ne' ortica
coltivo una rosa bianca.
Josè Marti (L'Avana 1853 - Dos Rios 1895)





Le immagini sono del mio balcone fiorito

mercoledì 22 maggio 2019

I giusti




Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.

Chi è contento che sulla terra esista la musica.

Chi scopre con piacere un’etimologia.

Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.

Il ceramista che premedita un colore e una forma.

Il tipografo che compone bene questa pagina, che forse non gli piace.

Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.

Chi accarezza un animale addormentato.

Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.

Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.

Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.

Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

(Jorge Louis Borges)

lunedì 29 aprile 2019

S. Caterina da Siena.



Il Signore è solito servirsi di umili e deboli creature per operare cose grandi: si servì di Ester per liberare il suo popolo dalla morte, di Giuditta per abbattere l'invitto Oloferne, si servì di Maria SS. per compiere la Redenzione, si servì di S. Caterina da Siena per dare la pace alla Chiesa e ai popoli del suo tempo. 


Caterina di Jacopo di Benincasa, conosciuta come Caterina da Siena, nacque nell’illustre città di Siena, nell’anno 1347.  È stata una religiosa, teologa, filosofa e mistica italiana. Venerata come santa, fu canonizzata da papa Pio II nel 1461, nel 1970 è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Paolo VI.

Già a sette anni la santa fanciulla manifestò una pietà non comune e una virtù tale per cui a otto anni fece voto di verginità.
Per mantenersi fedele a questa promessa restò sempre ritirata, parca nel parlare, in continua unione col Divino Sposo mediante l'orazione e particolarmente colla mortificazione del suo corpo che macerò con digiuni e flagelli ed ancor più con la mortificazione interna.
La fanciulla, fatta segno a ingiurie e villanie, rimase ferma tutto soffrendo per Gesù e infine fu vittoriosa. I suoi genitori, scorgendo la mano di Dio che difendeva e guidava la loro figliuola, le lasciarono piena libertà. 

D'allora in poi moltiplicò le sue penitenze esterne; quando però il confessore le impose un po' di moderazione, ella sapendo essere maggiore il valore dell'ubbidienza, subito le moderò. Fu ammessa nella Congregazione delle Terziarie Domenicane, ove trovò modo di esercitarsi in tantissime pratiche di mortificazione; tra le altre ammirabile fu il rigoroso silenzio che mantenne per tre anni.

Il Divin Maestro inoltre la rese degna d'imitarlo nella sua passione, facendola oggetto di disprezzo e di accuse anche da parte di chi le doveva riconoscenza e amore.
La Santa, con eroica carità, tutto soffrì e perdonò, ricambiando gl'ingrati con le cure più amorose.
Un cuore apostolico quale quello di Caterina non si limitava alla carità materiale; essa infatti ci lasciò i suoi scritti ascetici e le sue 300 e più lettere, piene di santo ardore, indirizzate a Pontefici, a pfincipi, a popoli in discordia tra di loro.
Ottenne dopo suppliche, preghiere, digiuni e colloqui, che il Papa da Avignone ritornasse a Roma; ottenne la pace tra città nemiche, ottenne frutti consolantissimi in tutta l'Europa.
Zelo e attività ammirabili in una donna! Nella Bolla di canonizzazione si legge: « Nessuno mai trattò con essa senza partirsene migliore di prima ».

Amava di straordinario amore e devozione il Papa, e lo chiamava il « dolce Cristo in terra ».

Il Maestro Divino, dopo averla favorita del dono celeste delle sante stimmate, di rivelazioni e miracoli, le diede quella immarcescibile corona per cui tanto si era affaticata, chiamandola in cielo il 29 aprile dell'anno 1380. Pio XII la proclamò Patrona Principale d'Italia. 

Alcune sue frasi
– L’amore proprio è miserabile, e partesi dalla giustizia, e commette le ingiustizie, e ha uno timore servile, che non gli lassa fare giustamente quello che debbe, o per lusinghe o per timore di non perdere lo stato suo.

– Nella amaritudine gusterai la dolcezza, e nella guerra la pace.
(dalla lettera A Stefano di Corrado Maconi, nelle Lettere)



Santa Caterina da Siena di Neroccio di Bartolomeo de' Landi
 Ecomuseo Siena



giovedì 25 aprile 2019

domenica 21 aprile 2019

E' Risorto!




E’ Pasqua. E’ festa. 

Gesù è risorto. Gesù è la risurrezione           
Ci dona la risurrezione per farci partecipare
alla grande festa di Dio                                                                                                                                                  
Le brutture del mondo ci fanno dubitare della Pasqua!
Dov’è la Pasqua in un mondo disumano, violento e ingiusto?
La Pasqua c’è nelle donne e uomini
che trasmettono vita e la custodiscono con amore;
C’è in chi si prende cura dei deboli, dei poveri
C’è quando vediamo occhi di luce e sorrisi
più belli di quanto la vita non lo permetta.
Anche noi siamo chiamati a nascere il mattino di Pasqua              
e a portare dentro di noi il seme della risurrezione. 


Buona Pasqua!




venerdì 19 aprile 2019

Decima Stazione






Gesù spogliato dalle vesti e Crocifisso

Ecco l'aia dove il grano di frumento celeste è battuto.
Il Padre è nudo, il velo del Tabernacolo è lacerato.
La mano si abbatte su Dio, la Carne della Carne sussulta,
L'Universo colpito trema sino al fondo delle sue entragne.
Noi, avendo essi hanno tolta la tunica e la veste inconsutile,
Alziamo gli occhi e prendiamo forza a guardare Gesù il puro.

Essi non ti hanno lasciato niente, o Signore…
Hanno preso tutto. Ma gli resta il sangue scarlatto.
Hanno preso tutto. Ma gli resta la piaga che folgora.
Dio è nascosto. Ma gli resta l’uomo dei dolori.
Dio è nascosto. Egli resta il mio fratello in pianto!

Paul Claudel

giovedì 11 aprile 2019

I fiori selvatici



“I miei fiori preferiti sono i fiori selvatici,

Spontanei, liberi e indomabili.

Quelli che fioriscono senza essere annaffiati ,

Quelli che profumano di rivoluzione,

Quelli che donano a sé stessi il diritto a crescere

In tutti i luoghi dove la gente pensa

Che non avrebbero mai potuto farlo”
Hermana Águila

mercoledì 27 marzo 2019



Signore, concedici di poter guardare a fondo dentro di noi per poter contemplare il tuo volto, e ritrovare quella povertà e apertura di cuore per aprirci alla riconciliazione.



sabato 23 marzo 2019

III Domenica di Quaresima

Marc Shagall - Il Roveto Ardente

Dirà il Signore a Mosè, “ho udito il grido del mio popolo”. E Dio lo libererà.

Israele si è rivolto al suo Dio. E il suo Dio lo ha ascoltato. Mosè capisce che cos'è l'iniziativa divina: non è lui che cerca Dio, e quindi deve andare, per trovarlo, in luoghi purificati e santi; è Dio che cerca Mosè e lo cerca là dov'è. E il luogo dove si trova Mosè, qualunque esso sia, fosse anche un luogo miserabile, abbandonato, senza risorse, maledetto.
 Mosè ha capito che non aveva capito niente di Dio; in ogni caso, pensava che quello fosse un Dio nuovo, diverso. Ma ecco che Dio gli dice: «Sono il Dio dei tuoi padri; se tu mi avessi capito, ti saresti accorto che sono lo stesso Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe; anche con essi ho agito così ». Il Signore è stato un Dio che si occupa di chi è abbandonato, di chi si sente disperato e fallito. Ed è bello questo parlare rassicurante, perché un uomo che, come Mosè, sa di avere sbagliato tutto, rischia di perdere la memoria; ma proprio allora il Signore gli richiama per intero il passato, che deve essere ricordato e ripensato, affinché appaia chiaramente che esso è stato il. luogo dell'iniziativa di Dio.

Non dimentichiamo mai che il nostro Dio è lo stesso Dio di tutte quelle persone che ci hanno educato alla fede, il Dio dei nostri genitori che ci hanno insegnato a pregare, il Dio dei nostri formatori e di tutti coloro che ci hanno preceduto nella via del Vangelo. Per quanto possiamo aver sempre ristretto a nostro uso e consumo questo nostro Dio, c'è un momento in cui siamo finalmente chiamati, davanti al roveto ardente, a capirlo veramente quale egli è.
Attraverso la nobiltà d’animo di Mosè, la pazienza e l’attesa la speranza, ma soprattutto la Fede.
La Fede è dunque presentata come una fiduciosa è incondizionata attesa dell’intervento di Dio rispetto a quello che ci chiede di fare. Con Dio non ci sono mediazioni razionali e la nostra ragione serve a poco quando ci chiede di fare una cosa.

Il Cap.15 si conclude nel canto, in una spontanea esplosione di gioia: è la gioia di chi ha fatto un’esperienza di salvezza.

martedì 19 marzo 2019

San Giuseppe



La vita di Giuseppe è stata un dono che Dio ha fatto ai suoi tesori più preziosi: Gesù, il Figlio e Maria, sua Madre.
Il cammino di Giuseppe non è stato facile, ha rinunciato a tutto per compiere la volontà di Dio, ha camminato con fede e amore e, invece di perdere tutto, ha trovato tutto: Il Figlio di Dio e sua Madre.
Si è ritrovato a proteggerli, ad amarli, condividendo con loro la quotidianità, fatta di fatiche e gioie, di silenzi e di parole, di preghiera e lavoro; e prendendo con sé Gesù e Maria, ha preso con sé anche la Chiesa, anche ciascuno di noi.
Accogliamo San Giuseppe, anche noi prendiamolo nella nostra vita e, con Lui e come lui lasciamoci condurre sulle strade del Vangelo, nella fede che a volte diventa buia, nella speranza che non smette mai di brillare, nell’amore che non avrà mai fine.



Oggi si festeggia il papà, ricordo con tanto amore e nostalgia profonda il mio papà che è lassù, con mamma, Milena e Enrica, le mie sorelle.


Papà mi accompagna all'altare




lunedì 18 marzo 2019

II domenica di Quaresima



Oggi Signore ti scopro a me vicino,
come a Pietro, Giacomo e Giovanni,
sento il cuore appagato
in tutti i miei sogni più belli
e ti ringrazio con tutto il cuore.

Come Pietro però, vorrei fermare il tempo
evitare la fatica del quotidiano;
coltivo sogni di gloria o di evasione
anziché affrontare la fatica del Calvario.
Aiutami, tu che ti sei donato nell’Eucarestia,
a capire che la fede non è un approdo  riposante,
ma una navigazione;
non è un restare a guardare il cielo,
ma un fissare gli occhi per terra,
per scoprire i segni della tua presenza
ove gocciola il pianto dell’uomo.

Donami di essere portatore del monte Tabor,
della tua presenza accanto a me,
in ogni pianura e burrone ove l’uomo vive,
perché possa scoprire la tua salvezza.




venerdì 15 marzo 2019

Salvare il pianeta Terra

Tutti in marcia per salvare il pianeta:  attivisti, giovani studenti, adulti e anziani.


E’ stato raccolto il grido d’allarme sulla gravità del cambiamento climatico.

I loro slogan . “Dobbiamo svegliarci, diventare più saggi, dobbiamo costruire un futuro migliore proprio ora…



Anche moltissime città d’Italia hanno aderito alla marcia per il pianeta










Più attenzione ad abitudini e consumi,.
Il Cambiamento Climatico non è un qualcosa che colpisce soltanto l’uomo, ma tutti gli esseri viventi che abitano il nostro pianeta terra.
L’immagine di un orso può sembrare che venga utilizzata solamente per fare tenerezza ai lettori, ma non è così.
Le immagini dell’animale denutrito e sofferente, che si trascina sulla terra ferma priva di ghiaccio, sono diventate il simbolo degli effetti del cambiamento climatico sulla fauna artica 
Lo scioglimento dei ghiacci è tra gli effetti più noti del Cambiamento Climatico.
Questo esemplare di orso si sta vedendo cambiare rapidamente il suo ambiente circostante. È così costretto ad adattarsi alle condizioni presenti, niente più pesce da cacciare e l’aumento della temperatura. È sicuramente la specie più a rischio. 




lunedì 11 marzo 2019

Amore


A ciascuno va riconosciuta la libertà di amare chi vuole amare e come vuole amare: di fronte all’amore possiamo solo inchinarci perché insondabile è il mistero dell’amore! Chi nega la libertà di amare è più tiranno di chi vieta la libertà di parola.
 Enzo Bianchi



Marc Chagall