venerdì 14 febbraio 2020

Inno all'amore



“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi l’amore,
sono come un bronzo che risuona
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi l’amore, non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi l’amore, niente mi gioverebbe.
L’amore è paziente,
è benigno l’amore;
non è invidioso l’amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine”.

1 Cor 13

martedì 11 febbraio 2020

San Martino del Carso





 Di queste case
 non è rimasto
che qualche
 brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto neppure tanto.

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato


- Giuseppe Ungaretti -



giovedì 6 febbraio 2020

10 febbraio Giornata del Ricordo delle vittime delle foibe




La data del 10 febbraio corrisponde al giorno, nel 1947, in cui fu firmato il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia.
350.000 italiani dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, la loro vita, incalzati dalle bande armate
 jugoslave. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento. Una persecuzione perpetrata contro gli italiani della costa orientale dell’Adriatico. Per tanti le Foibe, cavità carsiche caratteristiche di quella terra, diventarono tombe comuni.








Il termine foiba deriva dal latino “fovea” che significa fossa, cava: le foibe infatti sono delle cavità naturali presenti sul Carso, l’altopiano alle spalle di Trieste e dell'Istria.

Questo termine oggi è comunemente associato agli eccidi commessi dai partigiani jugoslavi comunisti durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. L'utilizzo del termine è improprio: solo una parte delle vittime, infatti, fu occultata nelle foibe, mentre la maggior parte perse la vita in tutt'altro modo (nelle prigioni o nei campi jugoslavi, tramite annegamento in mare o nelle marce di trasferimento) .




Le uccisioni avvenivano in maniera spaventosa e crudele. I condannati venivano legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro compagni, tra sofferenze inimmaginabili




martedì 28 gennaio 2020

Oggi san Tommaso d'Aquino





“La prudenza è una virtù sommamente necessaria per la vita umana. Infatti il ben vivere consiste nel ben operare. Ma perché uno operi bene non si deve considerare solo ciò che compie, ma anche il modo in cui lo compie: si richiede cioè che agisca non per un impeto di passione, ma seguendo un‘opzione retta.”

San Tommaso d’Aquino




San Tommaso d'Aquino,  Sacerdote e dottore della Chiesa
Un astro di luce particolare e inestinguibile brilla nel cielo del secolo XM; luce che attraversa i secoli, che illumina le menti: l'Angelico Dottore S. Tommaso.

Nacque ad Aquino nell'anno 1227 dal conte Landolfo e dalla contessa Teodora, parente di Federico Barbarossa, signori fra i più illustri di quei tempi.

Educato cristianamente fin dalla più tenera età, diede molti segni della sua futura scienza e grandezza.

A cinque anni fu affidato per l'educazione ai monaci benedettini di Montecassino. Vi rimase fino ai quattordici anni, fino a quando cioè i torbidi politici non decisero i genitori a riprenderlo entro le mura del proprio castello. Più tardi fu mandato all'Università di Napoli, ove, sebbene assai giovane, manifestò il suo potente ingegno, acquistandosi fama presso i condiscepoli e stima presso i maestri. Già si concepivano su di lui le più lusinghiere speranze, già i conti d'Aquino ed altri vedevano in lui il futuro campione del foro napoletano o romano, quando egli di colpo fece crollare tutti questi sogni, annunciando la sua decisione di entrare nell'Ordine di 

S. Domenico.

Da Napoli, per timore della famiglia che gli si opponeva decisamente, fu mandato a Parigi, ma nel viaggio, raggiunto dai fratelli, venne arrestato e ricondotto nel castello paterno di S. Giovanni a Roccasecca. Rimase prigioniero per circa un anno, vincendo tutte le difficoltà e le lusinghe. Per il suo angelico candore ed in premio della sua fortezza contro una grave tentazione, meritò d'essere cinto del cingolo di purezza da due Angeli, così che dopo d'allora mai più ebbe a subire tentazioni contro la bella virtù.

Aiutato dalle sorelle riuscì a fuggire, e tosto rientrò nel convento da cui era stato strappato. All'Università di Parigi studiò filosofia e teologia sotto il celeberrimo S. Alberto Magno e a 25 anni cominciò con somma lode a interpretare filosofi e teologi. Passò indi col suo maestro a Colonia, e qui ricevette la sacra ordinazione. Ritornato a Parigi come insegnante universitario sostenne lotte coi maestri secolari.
 Chiamato poi alla Corte Pontificia in qualità di teologo della curia romana vi rimase qualche anno, poi tornò a Parigi. 
È questo il tempo più fecondo del suo insegnamento. Da Parigi entrò in Italia e fu inviato da Gregorio X al Concilio di Lione. Ma nel viaggio mori a Fossanova, il 7 marzo 1274.
Raccolse, sistemò ed espose tutto lo scibile antico, e segnò le vie alle scienze nuove, tanto che non si esita a chiamarlo uno dei più grandi ingegni dell'umanità.
Il suo corpo fu traslato a Tolosa.

martedì 21 gennaio 2020


27 gennaio 2020 - La Giornata della Memoria





Un protagonista. Il beato Giuseppe Girotti OP


La Giornata della Memoria, che si celebrerà il 27 gennaio p.v. e che l'Italia ha formalmente istituito, nello stesso giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione - 60/7 del 1° novembre 2005 - delle Nazioni Unite, ricorda le vittime dell'Olocausto, delle leggi razziali e coloro che hanno messo a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati ebrei.

            Io vorrei ricordare questo frate domenicano.

Padre Giuseppe Girotti, domenicano, nato il 19 luglio 1905 ad Alba, in via Paruzza n° 28, è stato un religioso biblista, annoverato tra i giusti tra le nazioni per la sua azione a favore degli ebrei durante l’Olocausto per la quale sacrificò la propria vita con la deportazione e la morte nel campo di concentramento di Dachau.
Nel 2014 la Chiesa cattolica gli ha conferito il titolo di beato.

In breve la sua storia.

 A tredici anni entra nel seminario domenicano di Chieri e, dopo aver pronunciato la professione religiosa nel 1923 a La Quercia,viene ordinato sacerdote il 3 agosto 1930 a Chieri. Brillante negli studi, l'anno successivo si laurea in teologia a Torino e si specializza nell'interpretazione delle Sacre Scritture presso l'Angelicum a Roma e all'Ècole Biblique di Gerusalemme, dov'è allievo di padre  Marie-Joseph Langrange e da cui esce nel 1934 con il titolo accademico di "prolita in Sacra Scrittura".

Comincia così una carriera come appassionato biblista e teologo, pubblicando commentari sui Libri Sapienziali (1938) e sul profeta Isaia (1942), apprezzati ed encomiati anche dalla Santa Sede sia per la profondità delle riflessioni sia per la chiarezza e l'intensità dell'esposizione. Aspetti che ne caratterizzano anche l'insegnamento presso il Seminario teologico domenicano di Torino di Santa Maria delle Rose.



 Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e i regimi fascista e nazista cominciarono la caccia agli ebrei. Come tanti altri sacerdoti, anche padre Giuseppe organizzò una rete di contatti e amicizie con cui aiutare le famiglie più perseguitate, nascondendole o facendole fuggire: «Tutto quello che faccio – disse un giorno al suo Priore – è solo per la carità».

Poco si conosce di questa sua attività, ma di alcuni episodi si sa con certezza i dettagli: fece scappare in Svizzera il nipote del rabbino Deangeli di Roma e offrì aiuto a Salvatore Fubini, avvocato ebreo. Quando il 29 agosto del ’44 un repubblichino si presentò a lui fingendosi un partigiano ferito, padre Giuseppe lo accompagnò da un medico di nascosto e cadde nella trappola tesa contro di lui. Fu arrestato e messo in carcere: da Torino finì e San Vittore, Milano, poi a Bolzano e infine nel campo di concentramento di Dachau.

 Qui fu messo a raccogliere le patate assieme ad altri prigionieri: le mani nude immerse nella terra gelida d’acqua e neve. Sul petto, teneva cucito un triangolo rosso, quello dei detenuti politici. Ogni mattina alle 4, assieme agli altri preti del campo, si ritrovava a dire Messa. «Dobbiamo prepararci a morire, ma serenamente, con le lampade accese e la letizia dei santi», furono le sue parole quando avanzò il rigido inverno tedesco. E più i mesi passavano più le sue condizioni di salute peggioravano, aggravate da freddo, sporcizia e tifo.
 A fine marzo del ’45 era ormai ridotto a pelle e ossa, fu trasportato in infermeria e qui morì l’1 aprile, giorno di Pasqua.

A ucciderlo fu un’iniezione di benzina, pratica usata già altre volte dai nazisti. Il suo corpo non fu bruciato perché all’epoca i forni di Dachau erano già fuori uso, e così padre Giuseppe fu seppellito assieme ad altri 200 cadaveri.


La Pietra d'inciampo






domenica 22 dicembre 2019

La Tua venuta





"Signore Gesù, Tu sei nato per noi, ti sei fatto bambino per noi, sei venuto per noi.
La tua venuta è per noi necessaria, o Salvatore nostro: è necessaria la tua presenza.
Vieni nella tua immensa bontà, abita in noi per la fede e illumina la nostra cecità!
Rimani con noi e difendi la nostra fragilità!

Se Tu sei con noi, chi ci potrà ingannare?

Se Tu sei con noi, che cosa non potremo in Te, che ci dai forza?

Se Tu sei per noi, chi sarà contro di noi?

Tu sei venuto al mondo, Gesù, per abitare in noi, con noi e per noi, per schierarti dalla nostra parte, per essere il nostro Salvatore.
Grazie, Signore Gesù!"

      San Bernardo

mercoledì 18 dicembre 2019

Pensieri del Santo Natale



Una stella sul cammino

O Padre della luce e della vita,
che nel segno di una stella
hai indicato ai popoli
la via della salvezza,
fa’ risplendere anche oggi
nella notte dell’umano smarrimento
la luce della fede
che sconfigge le tenebre
e guida i passi di ogni uomo
all’incontro con Gesù.
Suscita in noi,che già l’abbiamo trovato,
il desiderio di cercarlo ancora,
umilmente, instancabilmente,
animati dalla gioia di credere,
dall’esigenza di adorare,
dall’urgenza di amare e di offrirti
con cuore sincero e puro
la nostra povertà e piccolezza.


                          Anna Maria Canopi





sabato 2 novembre 2019

Ricordando coloro che ci hanno lasciato





La morte non è niente. Non conta.

Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.
Non è successo nulla.

Tutto resta esattamente come era.
Io sono io e tu sei tu
e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il vecchio nome familiare.
Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce,
non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Sorridi, pensa a me e prega per me.

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima.
Pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.

È la stessa di prima,
c’è una continuità che non si spezza.

Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Va tutto bene; nulla è perduto.

Un breve istante e tutto sarà come prima.
E come rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo!

Henry Scott Holland (1847 – 1918) 

venerdì 1 novembre 2019

Ognissanti






Rallegriamoci tutti nel Signore!

Oggi Cielo e terra si uniscono

La festa di Tutti i Santi è una delle più care al popolo cristiano. Essa si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX. Dal secolo IX si iniziò a celebrarla anche a Roma, dove questa solennità era chiamata Pasqua di Ognissanti. Occorreva, infatti, far festa a Cristo vittorioso e risorto nella storia dei suoi Santi.
 I santi sono uomini e donne che hanno cercato e amato intensamente Dio; persone, delle quali, forse, non conosciamo nulla, o solo di alcuni, ma che nel lungo corso dei secoli hanno accolto la parola di Cristo che disse: "Vi ho dato l'esempio, perché, come ho fatto io facciate anche voi." (Gv 13,15).
Nella festa di tutti i Santi noi intravvediamo il nostro destino finale: la ragione per cui siamo stati creati.
Ognuno di noi è chiamato a farsi santo; ognuno è chiamato a lasciare che il Signore prenda possesso della sua vita. Dio, infatti, continua a renderci santi ogni volta che noi ci riconosciamo e viviamo da "figli"; ogni volta che il seme della Parola trova dimora in noi e porta frutto, ogni volta che la grazia dei Sacramenti ravviva in noi il Suo Mistero di salvezza, ogni volta che noi nel fratello sappiamo riconoscere la Sua presenza. 
L'esempio dei santi è per noi un incoraggiamento a seguire le stesse orme, a sperimentare la gioia di chi si fida di Dio, perché l'unica vera causa di tristezza e di infelicità per l'uomo è vivere lontano da Lui.

martedì 22 ottobre 2019

Il giusto tempo






"Non insistere
il fiore non sboccia
prima del giusto tempo.
Neanche se lo implori
neanche se provi ad aprire i suoi petali
neanche se lo inondi di sole.
La tua impazienza
ti spinge a cercare la primavera
quando avresti solo bisogno di
abbracciare il tuo inverno"

Ada Luz Márquez




venerdì 18 ottobre 2019

Felice è chi sa amare







Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.

(Hermann Hesse, Sull’amore, ed. Mondadori, 1988.)




martedì 8 ottobre 2019

Inno alla vita




Quando ho cominciato ad amarmi

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva
servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori.
Oggi so che questa si chiama
 autenticità

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
 rispetto.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho smesso di desiderare una vita diversa
e ho compreso che le sfide che stavo affrontando erano un invito a migliorarmi. Oggi so che questa si chiama
 maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
ho capito che in ogni circostanza ero al posto giusto e al momento giusto e che tutto ciò che mi accadeva aveva un preciso significato.
Da allora ho imparato ad essere sereno.
Oggi so che questa si chiama
 fiducia in sé stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
non ho più rinunciato al mio tempo libero
e ho smesso di fantasticare troppo su grandiosi progetti futuri.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e felicità,
ciò che mi appassiona e mi rende allegro, e lo faccio a modo mio, rispettando i miei tempi. Oggi so che questa si chiama
 semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni
e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso. All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma
oggi so che questo si chiama
 amor proprio

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi facendo ho commesso meno errori.
Oggi so che questa si chiama
 umiltà.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato
o di preoccuparmi del futuro.
Oggi ho imparato a vivere nel momento presente, l’unico istante che davvero conta. Oggi so che questo si chiama
 benessere.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il mio Pensiero può
rendermi miserabile e malato.

Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore, l’intelletto è diventato il mio migliore alleato.
 Oggi so che questa si chiama saggezza.

Non dobbiamo temere i contrasti, i conflitti e
i problemi che abbiamo con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.
 Oggi so che questa si chiama vita.

Poesia attribuita a CHARLIE CHAPLIN


venerdì 27 settembre 2019

L'insegnamento dell'asino






Una mattina l'asino di un contadino cadde in un pozzo.. .

L' animale pianse fortemente per ore, mentre il contadino cercava di fare qualcosa per farlo uscire ...
Alla fine, il contadino decise che l'asino era già vecchio e il pozzo era ormai asciutto e non serviva e che anzi era giunto il momento di essere tappato in ogni modo, e convinto che davvero non valeva la pena di far uscire l'asino dal pozzo invitó  tutti i suoi vicini per essere aiutato a chiudere il pozzo per sempre.

Cosi’ afferrarono una pala e iniziarono a tirar terra dentro al pozzo...
L' asino rendendosi conto di quello che stava succedendo pianse orribilmente...
Poi, per sorpresa di tutti, si acquietó ...

Il contadino guardó in fondo al pozzo e si è stupì di quello che videro i suoi occhi...
con ogni badilata di terra, l'asino stava facendo qualcosa di incredibile:
si scuoteva la terra da sopra e la faceva cadere sotto di se e poi ci camminava sopra appiattendo la terra...

Molto presto tutti hanno videro con sorpresa come l'asino riuscì ad arrivare fino alla bocca del pozzo, è una volta passato sopra il bordo uscì fuori e se ne andò via trotterellando ...

La vita sta per lanciarti terra, ogni tipo di terra... il trucco per uscire dal pozzo è usarla per fare un passo verso l'alto.
Ognuno dei nostri problemi è un gradino verso l'alto...
Possiamo uscire dai più profondi vuoti se non ci diamo per vinti...
Usa la “ terra “ che ti buttano sopra per andare avanti.