lunedì 17 settembre 2018

Santuario Madonna del Bosco - Novara



Riprendo come avevo accennato nell’ultimo post, la storia del Santuario della Madonna del Bosco di Novara (la mia città)
Santuario dove celebrai il mio matrimonio.
Dalla fede di un giovane nacque la devozione alla Madonna del Bosco
 L’origine del santuario al cui interno vi è una raffigurazione della Vergine Addolorata scolpita nel tronco di un olmo, risale alla vicenda del giovane Edoardo Lenta, il quale quattordicenne apprendista scultore, colto e di buona famiglia, decise con un amico di uscire dalla città per andare ad osservare da vicino l’accampamento dei soldati austriaci, eretto nei pressi dell’ancora attuale ponte della ferrovia sull’Agogna. Era il maggio 1859 nel bel mezzo della seconda guerra di Indipendenza e le truppe occupanti, circa 600 uomini, erano snervate dall’attesa dell’annunciato attacco dei franco-piemontesi. Fatto sta che i due ragazzi novaresi furono scoperti e subito inseguiti a suon di fucilate. L’amico fu ferito mentre Edoardo riuscì a infilarsi nel fitto bosco esistente nell’area dell’attuale stadio Piola, salì su un grosso olmo e si nascose tra le fronde, riuscendo a scampare il pericolo. Educato in una famiglia molto religiosa pregò per la sua salvezza e fece voto di scolpire nel tronco di quella pianta un’immagine della Madonna.
   


Otto anni più tardi, divenuto abile scultore di legno, tornò sul luogo e realizzò la scultura prendendo a modello il volto di una giovane contadina del posto, l’Angiolina Sguazzini, che pure ne ricavò notorietà. Tuttavia l’iniziale scultura non è come appare oggi, perché – essendosi prontamente sparsa tra le cascine la notizia dell’albero con l’immagine della Vergine – poco tempo dopo venne deturpata, spezzandone le mani, e Lenta ancora ritornò per ripararla e darle la forma attuale di Madonna Addolorata. Qualche anno dopo Edoardo (il cui fratello Napoleone fondò nel 1877 il Corriere di Novara) emigrò in Perù e scrisse al parroco di San Martino le vicende della statua.

Nel frattempo l’albero con l’effigie mariana era diventato luogo di preghiera e la sua notorietà si accrebbe in tutta Novara anche per alcune grazie ricevute e una guarigione ritenuta miracolosa. Nel 1880 il luogo fu dotato, per iniziativa di privati, di un altare e di panche e sei anni dopo, quando fu decretato l’abbattimento del bosco, grazie a una sottoscrizione partecipata anche a Galliate, Cameri e Romentino, si raccolsero le 700 lire necessarie a costruire la cappelletta in cui custodire la statua, tagliata dal tronco restante.


Migliorìe apportate negli anni.

È il piccolo santuario accanto al ponte della strada per Vercelli, consacrato nel 1892, che molti anziani novaresi ricordano ancora seppure dopo l’abbellimento del 1936. La nuova storia del santuario – ancora oggi luogo dove molti giovani desiderano sposarsi – ricomincia del 1969 quando, da una quindicina d’anni passato nella nuova parrocchia della Madonna Pellegrina guidata da don Giacomo De Giuli, si inaugura l’ampliamento che ha conferito l’aspetto attuale.








Vi fu anche un miracolo,una certa Cristina Bruneri nel 1875, presso il santuario, riacquistò la vista perduta due anni prima.



1 commento:

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