mercoledì 11 ottobre 2017

Romanzo

Riprendo  da Qui…





Gertrude

La Monaca di Monza

È la monaca del convento di Monza dove si rifugiano Agnese e Lucia dopo essere fuggite dal paese.
È figlia di un ricco e influente principe di Milano, che la costringe alla vita monastica…tradirà Lucia!

Protagonista dei capitoli IX e X:

“ D’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta.Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva una fronte di diversa, ma non d’inferiore bianchezza. Ma quella fronte si raggrinzava  spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento…”
Gertrude è vittima del destino impostole dal padre, e poi carnefice quando tradisce Lucia.

Curiosità

È uno dei personaggi storici dell’opera. Il suo personaggio è ispirato a Marianna de Leyva che nel 1591, costretta dal padre, prende i voti nel convento di Monza e diventa suor Virginia Maria. Già suora, intrecciò una relazione con Gian Paolo Osio (l’Egidio del romanzo) che, per tenere segreta la tresca, uccise una monaca a conoscenza dei fatti.
L’assassino fu arrestato e ciò permise al Cardinal Borromeo di scoprire la tresca. Osio fu condannato a morte e  la monaca venne rinchiusa nella casa delle penitenti di Santa Valeria a Milano, dove finì i suoi giorni.







Padre Cristoforo





Frate cappuccino del convento di Pescarenico. Padre confessore di Lucia, aiuterà i due promessi
Contro i soprusi di don Rodrigo.
Prima di farsi frate si chiamava Lodovico. È figlio di un ricco mercante  ritiratosi dagli affari. Lodovico fu presto in cattivi rapporti con gli aristocratici della sua città, e così, a poco a poco, si fece difensore di deboli e oppressi.

Viene introdotto nel cap. III:

…il padre Cristoforo era un uomo non solo da consigliare, ma da metter l’opera sua, quando si trattasse di sollevar poverelli; e che sarebbe una gran bella cosa potergli far sapere ciò ch’era accaduto…”
Rappresenta l’irrequietezza interiore; è fautore di un cristianesimo coraggioso, capace di prendere posizione in difesa dei più deboli. Ha uno spiccato senso della giustizia, grande determinazione e coraggio.


Curiosità

Sono rintracciabili analogie con la figura storica di Cristoforo Picenardi, padre cappuccino originario di Cremona vissuto agli inizi del XVII secolo, dalla giovinezza turbolenta (come Lodovico) e che prestò la sua opera di 
assistenza ai malati del lazzaretto di Milano, dove morì di peste.




Griso e i Bravi






I Bravi erano gli sgherri e guardie del corpo di don Rodrigo. Griso ne era il capo.
Compaiono per la prima volta nel cap.I:
“ Avevano entrambi intorno al capo una cordicella verde, che cadeva sull’omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cadscante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d’un taschino dagli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con  una gran guardia traforata a lamine d’ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’bravi”

Curiosità

Il ciuffo che ricade sul volto era portato come segno di riconoscimento e per coprire il viso durante gli agguati (per questo erano previste pene severe a chi  avesse portato i capelli in quella maniera, nonché ai barbieri che li avessero tagliati in quel modo ai loro clienti!).




Dottor  Azzeccagarbugli



Dottor  Azzeccagarbugli

Avvocato di Lecco, intimo amico e complice di don Rodrigo.
Viene introdotto da Agnese nel cap.III:

“… Cercate del dottor Azzeccagarbugli, raccontategli… Ma non lo chiamate così, per amor del cielo: è un soprannome. Bisogna dire il signor dottor…Come si chiama, ora? Oh to’! Non lo so il nome vero: lo chiaman tutti a quel modo. Basta, cercate di quel dottor alto, asciutto, pelato, col naso rosso, e una voglia di lampone sulla guancia…”

Meschino, sgraziato, trasandato, al servizio dei potenti, simboleggia la manipolazione della legge a difesa dei privilegi. Quasi un carattere farsesco ( il suo colloquio con Renzo nel cap. III è una “commedia degli equivoci”).
Rappresenta il decadimento e il degrado della giustizia nel XVII secolo  ed è l’esempio di un vile cortigiano e di un parassita che sfrutta don Rodrigi, mettendosi al servizio dei suoi cattivi propositi.

Curiosità

Renzo definirà Azzeccagarbugli “signor dottor delle cause perse” (cap. V). espressione divenuta proverbiale.



La copertina dell'edizione del 1840 del romanzo di Manzoni


Ho cercato attraverso i protagonisti di questo romanzo storico di Alessandro Manzoni, ritenuto il più famoso e il più letto tra quelli scritti in lingua italiana, rinfrescare la memoria, in una lettura breve e non scolastica come penso tutti abbiamo fatto.
“I promessi sposi”, è considerata l’opera più rappresentativa del romanticismo italiano.

4 commenti:

  1. La descrizione di Gertrude è bellissima.
    Abbraccio Dani.

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    1. E'un personaggio complesso e drammatico.
      Grazie August.
      Buon fine settimana!
      Dani

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  2. Cara Daniela, qui mi fai ritornare indietro nel tempo, agli anni di scuola, quando leggevo e studiavo "i Promessi Sposi".
    Quanto tempo è passato da allora !!!Questo romanzo non l'ho più riletto ma lo ricordo ancora bene, come ricordo i vari personaggi.
    impossibile dimenticarli, il più simpatico , per me, era Don Abbondio, forse per il suo carattere mite e schivo. La Monaca di Monza, credo che sia stata una vittima di quel tempo, obbligata a prendere i voti contro il suo volere, e quante come lei . Un saluto

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    1. Grazie Mirtillo per i tuoi commenti! Io ogni tanto rileggo qualche pagina di questo romanzo.
      Buona notte.
      Dani

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