mercoledì 6 settembre 2017

Donne coraggiose

Le donne del Risorgimento




Per tradizione, la storia del Risorgimento è sempre stata declinata al maschile.

 Ma il ruolo delle donne durante quegli anni delicati ebbe una notevole importanza.



Fino al 1946 le donne non avevano il diritto di voto, quindi di esprimere le proprie idee politiche e sociali, perché ritenute  naturalmente “ inadatte “.

Nell’ottocento la donna era subordinata al capo famiglia, marito o padre; la donna, infatti, non poteva amministrare il patrimonio o la sua dote, non poteva vendere o comprare case o terreni. La donna aveva diverse aree di contatto con la comunità sociale, verso la quali poteva esercitare un’ influenza, oppure esserne condizionata,  ma attraverso i suoi famigliari, o amici.
Eppure, parlando di Risorgimento a più  di centocinquanta  dell’Unità d’Italia non si può prescindere dal sottolineare che anche le donne ebbero un ruolo rilevante nel processo di costruzione dello Stato nazionale italiano.
Nel primo Ottocento le donne furono presenti in una prodigiosa varietà di atteggiamenti e di scelte coraggiose e innovatrici, tanto da segnare una decisa maturazione culturale e spirituale, che attesta una partecipazione piena alla dimensione civile del vivere.
Molte furono le figure femminili che lavorarono, negli anni turbolenti e creativi del Risorgimento, per il raggiungimento dell’indipendenza italiana, a fianco dei più noti personaggi della storia nazionale, e dando
così un contributo rilevante ed originale al Risorgimento, come, dopo anni, avvenne nel periodo della Resistenza. Furono molte le giovani donne che accorsero al richiamo dell’idea di patria e della forma partecipativa all’organizzazione sociale ed istituzionale, che si andava immaginando, in cui desideravano di avere un loro ruolo ed aspiravano a vedere accolte le proprie istanze di emancipazione e di protagonismo.
Le donne, infatti, nonostante la poca o nulla visibilità pubblica, non solo ebbero un ruolo rilevante, ma furono numerose, di diverse estrazioni sociali e si dimostrarono volitive, tenaci, con loro idee e con una loro progettualità, impegnate direttamente nelle cospirazioni e anche nelle lotte e nei combattimenti veri e propri. In genere, queste protagoniste femminili, con funzioni di organizzatrici o di infermiere, passando poi dopo l’Unificazione, a ruoli d’impegno sociale a beneficio dell’infanzia, al riscatto sociale delle classi disagiate, all’organizzazione e alla promozione dell’educazione. Tuttavia, ancora oggi, gli studi sul Risorgimento – certamente non numerosi -  stentano a riconoscere l’importanza reale del loro operato. Ma basta pensare ai salotti intellettuali e all’opera concreta di diffusione delle idee risorgimentali, accoglienza degli esuli, infermeria, fondazione di scuole e istituti professionali, asili per gli orfani, studio di problemi sociali e del lavoro, a cui presero parte .

Donne patriote  in una società come quella ottocentesca che affidava alla donna sostanzialmente i ruoli di moglie e di madre e che invece si misurò con personalità del calibro di  Anita Ribeiro Garibaldi, Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Antonietta De Pace, Olimpia Rossi Savio, Tonina Masanello in Mariniello, Maria Clotilde di Savoia, Costanza D’Azeglio, Anna Maria Mozzoni, Giulia Calame, Enrichetta di Lorenzo, Antonietta de Pace, Colomba Antonietti  Porzi, Nina Schiaffino Giustiniani, Clara Maffei, Teresa Casati Confalonieri, Teresa Agazzini, Amalia Cobianchi, Camilla Fé, Maria Gambarana Frecavalli, , Bianca De Simoni Rebizzo, Clelia Piermarini, Bianca Milesi, Giuditta Sidoli, Giulia di Barolo, Ernesta Bisi, Jessie White Mario, Margaret Fuller Ossoli, , Elena Casati Sacchi, Luisa Solera Mantegazza, Emilia Peruzzi, , Giuditta Tavagni Arquati, Teresa Durazzo Doria,  esse consegnano alla storia e al futuro dell’Italia un patrimonio di valori morali e civili che accompagnerà il faticoso percorso dell’Unità. Sono solo alcuni dei tanti nomi di donne italiane che collaborarono accanto agli uomini del Risorgimento, determinate a costruire un paese in cui riconoscersi e trovare espressione. Personalità diverse le une dalle altre, coraggiose al pari degli uomini, devote ai loro mariti e figli ma soprattutto all'ideale.


Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva ( Anita Garibaldi)
Anita morente trasportata da Garibaldi e dal capitano G. B. Coliolo, detto Leggero


Donne che si vestivano da uomo per partecipare all’impresa dei Mille, scendevano in piazza durante le Cinque giornate di Milano, aprivano le porte dei loro salotti per accogliere i pensatori e permettere ai patrioti di organizzare piani di liberazione. E rischiavano la vita passando il confine per portare in mezzo alle loro vaporose capigliature messaggi cifrati.
Proprio la categoria delle “compagne” e delle “mogli” offre una importante galleria di volti di donne animate da coraggio, profonde idealità e sentimenti sinceri verso i “compagni combattenti”. A dominarla è sicuramente la figura di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva. Per tutti: Anita Garibaldi. Dal suo Brasile partì per seguire le gesta del generale nizzardo. Morì nelle valli di Comacchio nel 1849, spossata dalla fatica della fuga dalla macerie della Repubblica romana.


Cristina Trivulzio di Belgiojoso


Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una donna che, nonostante le origini nobili e pur provenendo da una famiglia molto ricca, scelse per sé la strada dell’impegno patriottico e dell’opposizione al dominio straniero, dovendo più volte optare per la fuga e l’esilio per non essere incarcerata.  Una figura di spicco, . Nata a Milano nel 1808 in una famiglia dell’alta aristocrazia, dimostrò fin dall’infanzia una pura passione politica. Ebbe una vita familiare travagliata e comportamenti per il tempo ritenuti spregiudicati e scandalosi: sposata, lasciò il marito ed ebbe una figlia da un nuovo compagno, fu in contatto con la Carboneria e in seguito fuggì in Francia, intrattenne relazioni prestigiose nel famoso salotto parigino, divenne giornalista. Tornata in Italia nel 1840 si stabilì a Trivulzio. Lì, colpita dalle condizioni di miseria dei contadini, si dedicò ai problemi sociali, con uno spirito da vera riformista, seguendo le teorie utopistiche di Saint-Simon e Fourier. Qui aprì asili e scuole per figli e figlie del popolo. Nel 1848-49 fu in prima linea partecipando ad alcuni episodi salienti: raggiunse Milano guidando la "Divisione Belgioioso", 200 volontari da lei reclutati e trasportati in piroscafo da Roma a Genova e da lì a Milano. A Roma nei mesi della Repubblica guidata da Mazzini, lavorò negli ospedali durante l'assedio della città, creando le "infermiere" laiche e chiamando a questo compito nobili, borghesi e prostitute. Alla caduta della Repubblica (luglio 1849), dopo essersi battuta per salvare feriti e prigionieri, fuggì a Malta, ad Atene e infine a Costantinopoli. 
A un’attiva partecipazione si accompagnò sempre la passione per la scrittura, che si tradusse in una vasta produzione giornalistica e saggistica. Questa fu sicuramente l’attività che coltivò con maggiore interesse e convinzione, intervenendo nei momenti decisivi della storia nazionale. Della presente condizione delle donne e del loro avvenire, un saggio pubblicato nel 1866 in “Nuova Antologia”, è un’analisi lucida e chiara del problema del diritto di voto femminile, negato dal recente codice Pisanelli, che esprime un parere ragionato e avanza proposte concrete, ma soprattutto lascia trasparire amarezza e delusione per gli esiti moderati del Risorgimento e l'esitazione nei confronti delle donne
.


Anna Maria Mozzoni


Anna Maria Mozzoni, nata a Rescaldina nel 1837 fu una pioniera di spicco del femminismo italianoLa donna e i suoi rapporti sociali, pubblicato nel 1864, è un’appassionata invocazione all’ingresso delle donne nelle strutture sociali. Leggere oggi le sue parole stupisce per la modernità di un programma concreto e articolato di riforme.

"La donna deve dunque protestare contro la sua attuale condizione, invocare una riforma, e chiedere:
I. Che le sia impartita un'istruzione nazionale con larghi programmi.
II. Che sia parificata agli altri cittadini nella maggiorità.
III. Che le sia concesso il diritto elettorale, e sia almeno elettorale, se non eleggibile.
IV. Che l'equilibrio sia ristabilito fra i coniugi.
V. Che la separazione dei beni del matrimonio sia diritto comune.
VI. Che l'adulterio ed il concubinato soggiacciano alle stesse prove legali ed alle stesse conseguenze.
VII. Che il marito non possa rappresentare la moglie in nessun atto legale, senza suo esplicito mandato.
VIII. Che siano soppressi i rapporti d'obbedienza e di protezione, siccome ingiusta l'una, illusoria l'altra.
IX. Che nel caso che la moglie non voglia seguire il marito, ella possa sottoporre le sue ragioni ad un consiglio di famiglia composto d'ambo i sessi.
X. Che il marito non possa alienare le proprie sostanze sia a tìtolo oneroso, sia gratuito, né obbligarle in nessun modo, senza consenso della moglie, e reciprocamente - Dacché il coniuge sciupatore dev'essere mantenuto dall'altro, è ben giusto che la controlleria sia reciproca.
XI. Che la madre sia contatrice, secondo lo vuole diritto naturale.
XII. Che il padre morendo elegga egli stesso un contutore, e la madre a sua volta elegga una contutrice ai suoi figli.
XIII. Che sia ammessa la ricerca della paternità, e soggiaccia alle prove legali, alle quali soggiace l'adulterio.
XIV. Che si faccia più severa la legge sulla seduzione, e protegga la donna fino ai venticinque anni.
XV. Che sia la donna ammessa alla tutela ed al consiglio di famiglia.
XVI. Che abbia la tutrice gli stessi diritti del tutore; e, dove v'abbia discordia, giudichi in prima istanza il consiglio di famiglia, quindi il tribunale pupillare.

XVII. Che siano aperte alla donna le professioni e gl'impieghi.
XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti che col matrimonio.
[...]
Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre il suggello del suo genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti, finché la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due termini.
[...]
Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è d'uopo, che non si trattengano in seno, terribile ingombro e potente avversario, un elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual è il femminile".

Eleonora Fonseca Pimentel


Impossibile non citare, infine, l’esempio e la figura di Eleonora Fonseca Pimentel. Intellettuale di fama, la Pimentel divenne amica e consigliera della regina Maria Carolina di Napoli. Quando il vento della Rivoluzione francese iniziò a soffiare sulla penisola, la regina si sentì tradita da coloro che passarono nel partito della repubblica. Eleonora Fonseca Pimentel fu tra costoro. Caduta la Repubblica napoletana, nel 1799, fu arrestata, processata e uccisa.

Per concludere questa carrellata di donne coraggiose, temerarie, vorrei ricordare, le vivandiere figure di donne   umili e dimenticate protagoniste del Risorgimento. Le vivandiere erano delle inservienti militarizzate che, all’epoca, svolgevano funzioni di  lavanderia, vettovagliamento e rivendita di generi di conforto nell’ambito dei reparti militari. Fu proprio a partire dalle guerre napoleoniche che la loro funzione ancillare si contrasse e favore di quella che divenne nel tempo, sempre più, la loro più qualificante e prestigiosa attività: quella di infermiera o, meglio, di aiutante di sanità. Erano le vivandiere, infatti, assieme ai musicanti, in funzione di portaferiti, il personale che prestava servizio, durante le guerre d’indipendenza, nelle ambulanze (infermerie da campo).
Molte rimasero ferite od uccise ed un gran numero di loro venne decorato per il coraggio ed il senso del dovere profuso nell’andarsi a prendere i feriti, con le loro carrette, fin sulla linea del fuoco. Fu proprio a Solferino, nel 1859, che venne concepita quell’idea che avrebbe portato, cinque anni dopo, alla nascita della Croce Rossa.




1 commento:

  1. La leggendaria "Anita" mi ha sempre emozionato.
    Il tuo post è molto bello e si capisce l'impegno che hai messo nel tuo lavoro.
    Un abbraccio Dani.

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