giovedì 24 agosto 2017

Meditando





Timothy Radcliffe

Le sette parole di Gesù in croce.

La devozione alle sette parole  di Gesù sulla croce risale al XII secolo. Vari autori avevano creato una descrizione ben strutturata della vita di Gesù, tratta dai quattro Vangeli, in cui erano riunite le sue ultime parole sulla croce, sette espressioni, che diventano un argomento di meditazione.
Queste ultime parole del Signore furono commentate da san Bonaventura da Bagnoregio (1218/21-1274) e divulgate dai frati francescani. Ebbero enorme importanza nella pietà del tardo Medioevo e furono collegate alla meditazione sulle Sette  Ferite di Cristo e reputate rimedi contro i Sette vizi Capitali.
Comunque devo ammettere che esitai, quando mi  fu chiesto di predicare sule Sette Parole di Gesù in croce, il Venerdì Santo del 2002, nella cattedrale di Settle, nell’estremo nordovest degli Stati Uniti. Mi sembrava che appartenessero a una tetra spiritualità che indugiava sulla sofferenza e sul peccato.[…]

In questo libro ci occupiamo non solo le utime parole di un uomo, delle ultime cose che Gesù, un ebreo del primo secolo, ebbe occasione di dire. Vediamo il Verbo di Dio annunciato prima del silenzio della morte. Come cristiani crediamo che ogni cosa esista e sia sostenuta da quel Verbo che è fin dal principio. È il significato  della vita di noi tutti.



PRIMA PAROLA

«Padre perdona loro, perchè non sanno quello che fanno»
(Lc 23,34)

La prima parola che ci è data oggi è un’invocazione di perdono per i suoi crocifissori che Gesù rivolge al  Padre….


SECONDA PAROLA

«In verità io ti dico: oggi sarai con me nel Paradiso»
(Lc 23,43)

Il  Venerdì  Santo, due giorni prima di risorgere dai morti, Gesù fa questa sorprendente affermazione: oggi il buon ladrone sarà con lui in Paradiso….


TERZA PAROLA

«Donna ecco tuo figlio! […] Ecco tua Madre!»
(Gv 19,26-27)

Nel Venerdì Santo vi è stata la dissoluzione della comunità di Gesù. Giuda Iscariota, lo ha venduto, Pietro lo ha rinnegato e i più tra i discepoli sono fuggiti. Sembra che tutte le fatiche di Gesù per edificare una piccola comunità siano fallite. E poi, nel momento più fosco, vediamo  questa  comunità nascere ai piedi della croce. Gesù dà alla madre un figlio nel suo amico più intimo e al discepolo amato una madre.
Non è una comunità qualunque. E’ la nostra comunità. Questa è la nascita della Chiesa. Gesù non chiama  Maria « Madre», ma « Donna», perché ella è la nuova Eva, che è madre di tutti coloro che vivono secondo la fede. Pertanto questa è la nostra famiglia….



QUARTA PAROLA

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
(Mc 15,34)

Le prime tre parole di Gesù hanno indicato come perfino in questo che è il momento più cupo qualcosa sta nascendo ai piedi della croce. Ci hanno mostrato perdono, felicità e la nascita di una comunità. Ma ora, alla svolta decisiva delle nostre riflessioni, vi sono queste parole di assoluta desolazione. Ora abbiamo solo un grido di sofferenza e solitudine. E’ una domanda senza risposta? Non vi è proprio nulla da dire?...



QUINTA PAROLA

«Ho sete»
(Gv 19,28)

All’inizio del Vangelo di Giovanni, Gesù incontra la donna samaritana a un pozzo del patriarca Giacobbe e le dice: «Dammi da bere» (Gv 4,7). Al principio e alla fine del racconto della sua vita terrena, Gesù ci  chiede di soddisfare la sua sete. Ecco come Dio viene a noi, sotto le spoglie di  una persona assetata che ci chiede qualcosa che dobbiamo dare….


SESTA PAROLA

«È compiuto»
(Gv 19,30)

Il grido di Gesù non significa solo che tutto è finito e che ora lui morirà. È un grido di trionfo. Significa: «È completato!», Ciò che lui dice è : «È reso perfetto!». All’inizio dell’Ultima Cena, l’evangelista Giovanni ci dice che «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1) Sulla croce vediamo la perfezione dell’amore….


SETTIMA PAROLA

«Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito»
(Lc 23,46)


La prima e l’ultima delle sette parole di Gesù sulla croce sono rivolte al Padre. Lo è anche la quarta – la parola centrale, il punto di svolta -  ma nell’apparente assenza di Dio. Nelle altre quattro  si è rivolto a noi con crescente intimità: da re, da fratello, da mendicante. Ora, in questa settima, restituisce tutto al Padre. Affida di nuovo tutti noi, con i nostri timori e speranze, nelle mani di Dio. È il suo supremo atto di fiducioso abbandono….


Il  libro di Timothy Radcliffe  è corredato da sette immagini, sono croci che ha ricevuto in dono nei vari paesi dove visitava le fraternità  domenicane, Ognuna ha un significato particolare.




Questa è una croce scolpita da un mio amico, che è il padre di un amico e confratello domenicano. Negli ultimi vent’anni ha creato crocifissi di straordinaria potenza espressiva. Sono stati scolpiti sovente con detriti di legno depositati dal mare, che lui e la moglie hanno raccolto durante le loro passeggiate sulle spiagge presso la loro casa in Cornovaglia.  Michael, questo è il nome dello scultore è morto la domenica delle Palme del 2002, il giorno in cui Gesù entra in Gerusalemme per affrontare la propria morte.



La croce è stata fatta da componenti della Confraternita laica domenicana nella prigione di Norfolk, nello stato americano del Massachusetts. Su questa croce hanno scritto i loro nomi.




Qualche tempo fa ho reso visita a un domenicano  irlandese. Ho notato sul suo tavolo una bella riproduzione del grande crocifisso in mosaico che si trova nell’abside della basilica romana di San Clemente, affidata alle cure pastorali dei domenicani irlandesi nel 1677. Vedendo che ammiravo questa riproduzione, padre Austin immediatamente me l’ha regalata. A destra di esso è raffigurata la Madonna, a sinistra Giovanni, il discepolo prediletto, Sul crocifisso vi sono dodici colombe, rappresentano gli apostoli.



Questa croce è stata dipinta da un contadino della parrocchia affidata ai domenicani tra le montagne di Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo, il cui popolo ha sofferto per molti anni sotto una spietata dittatura.




Questa croce è un dono che ricevetti nel Salvador ed è tipica di quel paese. Durante la mia prima visita alla Provincia domenicana dell’America centrale, ebbi un incontro con i novizi e ciascuno di loro mi  offrì un dono, qualcosa che aveva fatto lui stesso. Questa piccola croce ci mostra la fertilità della croce, con i suoi frutti e fiori, e una mucca e un coniglio multicolori. Al suo centro, dov’era il corpo di Cristo, è la donna, alla cui fecondità ciascuno di noi deve la propria esistenza.




 Questa è la croce del Rosario fatta dalle suore domenicane del monastero di Catamarca, in Argentina. Fu portato dal provinciale domenicano di quel paese al Capitolo generale del 1992, in Messico, per essere donato a chiunque fosse eletto Maestro dell’Ordine domenicano, come pegno delle preghiere e segno del loro affetto. Pertanto non era un dono destinato a me personalmente. Si dette solo il caso che fossi eletto a quell’incarico.





La Pietà per i malti di AIDS
In Gran Bretagna, nei primi anni Ottanta, cominciammo a renderci conto di una nuova malattia, l’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) Alcuni domenicani della Provincia inglese iniziarono a riflettere sul modo in cui la Chiesa potesse dare risposta alle persone colpite da quell’infermità.
Specialmente in  quel tempo, esse soffrivano a causa di esclusione e isolamento. Un giovane morente in ospedale doveva trascinarsi fuori dal letto per prendere il cibo, perché nessuno avrebbe osato portarlo nella sua camera. Ci sembrava che l’accoglienza riservata ai malati di AIDS dalla Chiesa fosse una prova della nostra fedeltà al Vangelo. Una piccola iniziativa  fu quella di commissionare al pittore Frances Meigh questa icona. In questa Pietà il giovane affetto da AIDS, è ancora vivo e riposa tra le braccia  e sulle gambe di Gesù seduto che ha vinto la morte. Sullo sfondo si può vedere la tozza croce sulla quale Gesù fu steso, aprendo le braccia a tutti coloro che sono esclusi. Poiché in questa icona il Corpo di Cristo ha l’AIDS.Nel 2003 visitai un piccolo ospedale per malati terminali di AIDS a Phnom Penh, capitale della Cambogia. È diretto da un sacerdote statunitense Jim. In quel luogo venivano  condotte persone che non potevano più essere assistite a casa, o erano state trovate inferme per strada.

Ps. Le immagini non sono molto nitide, perché le ho fotografate sul libro.




6 commenti:

  1. Bellissimo post e stupende le croci.
    Buona giornata.
    sinforosa

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    1. Grazie Sinfo,sono entusiasta di questo libro.
      Buon fine settimana, ancora accaldate.
      Dani

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  2. Sono parole che fanno venire i brividi.
    Grazie per il tuo post.
    Un abbraccio Dani.

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  3. Ciao Daniela,
    da quando non schiaccio più le noci mi affaccio di rado alla blogsfera, anche se continuo con le parole di contorno, ma ogni tanto mi viene un po' di nostalgia e faccio un giretto.
    Ho trovato da te questo bellissimo post, ricco di misticismo e di spunti di riflessione e mi sono ricordata della composizione di Haydn per le" Sette ultime parole di Cristo sulla Croce", che ho avuto l'occasione di ascoltare anni fa nella Parrocchiale del mio paese, accompagnate da una opportuna didascalia verbale. Fu un'esperienza veramente indimenticabile.
    Ti abbraccio con affetto
    Marilena

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    1. Ciao cara Marilena, anch'io ho avuto molte lacune in questo periodo, dovuto a problemi di salute, spero quasi risolti.
      Sono contenta di ritrovarti. Stupenda la composizione musicale di Haydn.
      Grazie a presto.
      Dani

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