venerdì 28 luglio 2017

La preghiera a Maria di F.Petrarca



Vergine bella, che di sol vestita è il componimento di chiusura dei Rerum vulgarium fragmenta (Canzoniere) di Francesco Petrarca, e quindi ricopre un ruolo fondamentale per quanto riguarda la struttura dell’opera e il senso profondo della poetica del suo autore. Il percorso di redenzione e di spiritualizzazione dell’amore per Laura si conclude infatti con una lunga canzone di preghiera alla Madonna, cui l’autore chiede perdono per i propri peccati terreni, in vista della vita eterna dopo la morte. Il componimento, assai elaborato stilisticamente, sarebbe stato composto secondo la critica petrarchesca tra il 1367 e il 1372.
I temi della preghiera alla Madonna
 La canzone, in esplicita lode alla Madonna (ogni stanza - non a caso - si apre con il termine “Vergine”), è strutturata come una lunga e protratta invocazione alla Vergine, con abbondanza di riferimenti a tutta la tradizione biblica e ai canti di preghiera per la madre di Cristo. In particolare, la Madonna costituisce l’altro polo rispetto alla passione terrena per Laura, che viene quindi riletta e reinterpretata in ottica del pentimento e della remissione dei propri peccati.

Alla celebrazione delle lodi e delle virtù della donna, si affianca sempre (spesso in chiusura di stanza) l’umile richiesta del poeta di aver aiuto per il proprio “dubio stato” (v. 25), di esser degno del regno dei cieli (v. 37) o di godere finalmente della pace del “cor” (v. 52). Il tema della sofferenza amorosa, che attraversa tutta la struttura del Canzoniere, diventa scoglio sulla via della salvezza, tanto che il poeta definisce la propria esistenza terrena una “torta via” (v. 65) agitata dalla “terribile procella” (v. 69) della passione, in cui Petrarca si confessa “sol” e “senza governo” (v. 70). Si ripresenta, ad aggravare ulteriormente la condizione esistenziale del poeta, il memento mori (ovvero, secondo l’espressione latina, il ricordo ossessivo di dover morire un giorno o l’latro), che rende ancor più urgente e necessario l’intervento salvifico della Vergine:



"Vergine bella, che di sol vestita"







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Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra,   et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l’afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto ’l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch’avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que’ belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne’ dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato   a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d’ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch’allumi questa vita, et l’altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt’i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata   nel superno regno.

Vergine santa d’ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d’errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto ’l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch’appaghe   il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo senza exempio,
che ’l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s’a’ tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove ’l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta   via drizzi a buon fine.

Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d’ogni fedel nocchier fidata guida,
pon’ mente in che terribile procella
i’ mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l’ultime strida.
Ma pur in te l’anima mia si fida,
peccatrice, i’ no ’l nego,
Vergine; ma ti prego
che ’l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne   al tuo virginal chiostro.

Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch’i’ nacqui in su la riva d’Arno,
cercando or questa et or quel’altra parte,
non è stata mia vita altro ch’affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m’ànno
tutta ingombrata l’alma.
Vergine sacra et alma,
non tardar, ch’i’ son forse a l’ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen’ andati,   et sol Morte n’aspetta.

Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n’avenne
fôra avenuto, ch’ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d’alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch’a te honore,   et a me fia salute.

Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l’extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no ’l mio valor, ma l’alta Sua sembianza,
ch’è in me, ti mova a curar d’uom sí basso.
Medusa et l’error mio m’àn fatto un sasso
d’umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi ’l meo cor lasso,
ch’almen l’ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu ’l primo   non d’insania vòto.

Vergine humana, et nemica d’orgoglio,
del comune principio amor t’induca:
miserere d’un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man’ resurgo,
Vergine, i’ sacro et purgo
al tuo nome et penseri e ’ngegno et stile,
la lingua e ’l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado   i cangiati desiri.

Il dí s’appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e ’l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch’accolga ’l mïo   spirto ultimo in pace. 




3 commenti:

  1. Hai scelto una poesia bellissima.
    Ciao Dani.

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  2. questa preghiera Daniela l'ho letta scolaro poi in incontri sul Petrarca ma ancor più bello leggerla è stata 4 anni fa a Santa Maria degli Angeli quella della Porsiuncola ad Assisi. Erano in mostra tanti ritratti di Maria e sotto una di quelle riproduzioni poesie di celebri autori. Un particolare che vorrei tanto scoprissi da te. In Santa Maria degli Angeli sono raffigurate su gli altari nella navata principale ad ogni altare Maria Santissima Donna di Casa. Tanti corrono alla Porsiuncola tralasciando questa chicca. Buon Agosto Daniela

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    Risposte
    1. Sono stata diverse volte ad Assisi, Santa Maria degli Angeli e pregato alla Porziuncola. Ma non ho visto questo che tu mi dici, forse era un anno particolare, dedicato a Maria. Mi riserverò di guardare la prossima volta, (se il Signore vorrà) che mi recherò.
      Grazie Andrea.
      Buona settimana!
      Dani

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