giovedì 8 giugno 2017

I Padri della Chiesa

I primi “Dottori della Chiesa”
Da sinistra a destra:
Sant’Agostino – San Gregorio – San Girolamo – Sant’Ambrogio
Pala d’Altare del 1516 di Pier Francesco SACCHI, detto il Pavese
Museo del Louvre - Parigi




I Padri della Chiesa

La teologia patristica è lo studio del pensiero cristiano dei padri della chiesa.

“ I Padri della Chiesa sono giustamente quei santi che, con la forza di fede, la profondità e la ricchezza dei loro insegnamenti, nel corso dei primi secoli l’hanno rigenerata e grandemente incrementata (cfr.Gal 4,19).In verità “padri” della Chiesa, perché da loro mediante il Vangelo, essa ha ricevuto la vita (cfr.1Cor 4,15). E anche suoi costruttori, perché da loro – sul fondamento unico posto degli apostoli che è il Cristo di Dio  è stata edificata nelle sue strutture portanti.
[…]
Padri dunque sono stati , e padri restano per sempre: essi stessi, infatti sono una struttura stabile della Chiesa di tutti i secoli adempiono a una funzione perenne. Cosicché ogni annuncio e magistero successivo, se  vuole essere autentico, deve confrontarsi con il loro annuncio e il loro magistero; ogni carisma e ogni magistero deve attingere alla sorgente vitale della loro paternità; e ogni pietra nuova, aggiunta all’edificio santo che ogni giorno cresce e si amplifica (cfr. Ef 2,21),  deve collocarsi nelle strutture già da loro poste, e con esse saldarsi e connettersi ”.

(Giovanni Paolo II. Lettera Apostolica Patres Ecclesiae).

Padri della Chiesa sono quegli scrittori ecclesiastici antichi che, avendo responsabilità pastorali - molti di essi erano Vescovi, - attraverso la predicazione e gli scritti influirono con decisione sia sugli sviluppi della dottrina cristiana, sia sulla formazione del costume cristiano. Si tratta quindi di personaggi particolarmente autorevoli, le cui opinioni (specialmente allorché sono concordi) fanno testo in materia di fede.
I padri più autorevoli ebbero anche il titolo di Dottori della Chiesa, che di per sé non richiede l'antichità ma richiede invece una erudizione eminente e il riconoscimento esplicito da parte della Chiesa.
Due discipline studiano la produzione dei Padri della Chiesa: la patrologia, si concentra sugli aspetti storico-letterari, mentre la patristica di quelli teologico-dottrinali. Gli scritti dei Padri della Chiesa costituiscono la letteratura patristica.

I padri della Chiesa - miniatura dell'XI secolo


La delimitazione dell'età dei Padri

Si divide in tre periodi :
Il Periodo delle origini (fino al 325)
Il Periodo aureo (dal 325 al 431)
Il Periodo della decadenza (dal 431 ai secoli VII/VIII )

Il Periodo aureo,
dei tre periodi è il più breve, in quanto termina con la morte di Sant'Agostino (431), ma è anche quello del massimo splendore della letteratura patristica.
Crisi dottrinali profonde, come l'ariana e la pelagiana, travagliarono in questo tempo la Chiesa. I Padri di quest'epoca, impegnati nelle grandi dispute, seppero dare un contributo decisivo alla sistemazione della scienza teologica.
Emergono tra essi le figure di Sant'Atanasio, San Basilio, San Gregorio Nazianzeno, San Giovanni Crisostomo, considerati come i dottori massimi della Chiesa Orientale; invece in Occidente dominano incontrastati San Girolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino;  quest'ultimo fu, per vari secoli, il principale se non l'unico ispiratore del pensiero cristiano occidentale.
L’ultimo dei Padri dell’età dell’oro e forse il più grande, senz' altro il più grande della Chiesa d’Occidente, merita più di un semplice accenno. In uno studio delle correnti del pensiero antico, Agostino merita più spazio di ciascuno degli altri sei Padri, perché egli diede avvio a nuove correnti di pensiero, mentre gli altri si limitarono ad arricchirle o a tramandarle. Il fatto che Agostino vescovo  di Ippona sia un pensatore originale che non ebbe pari tra i suoi contemporanei orientali è in parte dovuto alle sue eccezionali doti personali, ma in parte anche al fatto che queste doti sono genuinamente latine in un Cristianesimo la cui teologia era stata quasi completamente greca, e al fatto che, più di ogni altro dei nostri sette  padri dell’età dell’oro, egli fu autodidatta, e in parte ancora alle nuove eresie prettamente occidentali che assalirono la sua patria africana.



La Città di Dio

L'opera nasce in un contesto storico-politico delicato: il lento decadere dell'Impero romano d'Occidente dovuto alle continue invasioni barbariche. In particolare, il Sacco di Roma compiuto dai Visigoti di Alarico I nel 410 aveva causato grande impressione: alcuni avevano interpretato la caduta della città eterna come un presagio della fine del mondo. Al contempo, i seguaci della religione romana tradizionale avevano sostenuto che fosse venuta meno la protezione accordata dalle antiche divinità, e quindi avevano ritenuti responsabili i cristiani e la progressiva cristianizzazione dell'Impero.
La grande occasione data dall'evento sollecita Agostino a riflettere; così nel 413 comincia l'opera che lo impegnerà fino al 426 e diverrà uno dei pilastri della cultura occidentale nonché il suo capolavoro. Il cristianesimo fu subito accusato dai pagani di aver prodotto un rammollimento delle solide basi morali dell'impero che avrebbe esposto quest'ultimo alle penetrazioni dei barbari: da una parte il cristianesimo aveva creato un insieme di valori antitetici a quelli dei pagani, dall'altra, e per la maggiore, il motivo della caduta dell'impero è da ricercare nella fragilità politica di base.
L'opera appare come il primo tentativo di costruire una visione organica della storia dal punto di vista cristiano, principalmente per controbattere alle accuse della società pagana contro i cristiani: Agostino afferma che la vita umana è dominata dall'alternativa fondamentale tra il vivere secondo la carne e il vivere secondo lo spirito, avendo quindi un'alternativa. Quest'ultima si svolge e divide in due città: la Civitas Terrena, ossia la città della carne, la città terrena, la città del diavolo, fondata da Caino che è Babilonia e la Civitas  Dei, ossia la città dello spirito, la città celeste fondata da Abele. Importante notare anche la simbologia scritturistica in cui Caino è un contadino e in quanto tale strettamente legato alla terra, la deve far sua per avere da essa un guadagno; Abele invece è un pastore, sfrutta la terra ma non vi è legato in quanto passa sulla terra e non si stanzia, tende, per un certo verso, a una meta più ambita e fruttifera: il cielo.
«L’amore di sé portato   fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria di uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. […] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale.»

( La città di Dio, XIV,28)


Nessuna città prevale sull'altra. Nella storia, infatti, le due città sono mischiate e mai separate, come se ogni uomo vivesse contemporaneamente nell'una e nell'altra. Sta quindi a quest'ultimo la scelta di decidere da che parte schierarsi. L'uomo si trova al centro tra queste due città e solo il giudizio universale può separare definitivamente i beati dai peccatori.

Ognuno potrà capire a quale città appartiene solo interrogando se stesso.


4 commenti:

  1. Grazie Dani.
    Mi serviva una conoscenza più profonda sui Padri della Chiesa.
    Stai bene?
    Ciao.

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    Risposte
    1. Fisicamente abbastanza bene, ma con un peso enorme sul cuore.
      Solo ricercando grandi motivazioni sulla vita ritrovo sollievo.
      Grazie August.
      Serena notte,
      Dani

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  2. Come forse sai già, Sant'Agostino è sempre stato per me fonte di grande ispirazione. Era non soltanto un grande teologo, ma anche un filosofo sublime.
    Ho letto La Città di Dio, un libro molto impegnativo che però apre molte porte dello spirito.
    Ciao Daniela, ti auguro un lieto fine settimana.

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