mercoledì 14 giugno 2017

Essere domenicani oggi ieri e sempre




Il rito conclusivo del Giubileo dedicato agli 800 anni dalla nascita dei frati domenicani, si è svolto il 21 gennaio 2017 nella basilica di San Giovanni in Laterano.




Una celebrazione storica, simbolica, piena di emozione quella che in qualche modo ha rievocato il 21 gennaio del 1217, quando con una Bolla pontificia proprio in Laterano dove risiedeva, Onorio III confermava definitivamente in seno alla Chiesa cattolica la nascita dell’ordine dello spagnolo San Domenico di Guzmán. Un piccolo drappello di frati, oggi una immensa famiglia che si ritrova attorno al suo Pastore e per bocca del Maestro fra Bruno Cadoré  gli rinnova la propria comunione e chiede conferma nel cammino della predicazione.
Un’occasione speciale per “rendere gloria al Padre” ha detto nell'omelia Francesco “per un’ Opera che ha aiutato, uomini e donne, a non disperdersi nella superficialità mondana, ma a sentire il gusto del Vangelo diventando artigiani di opere buone”.
Il Carnevale della mondanità è in ogni epoca oggi, come ai tempi di S. Domenico, come duemila anni fa quando l’Apostolo Paolo scriveva al discepolo Timoteo, osserva il Papa commentando la Parola di Dio, la vita si muove “tra due scenari umani opposti”: "il carnevale della curiosità mondana” e “la glorificazione del Padre mediante le opere buone”.

“Paolo avverte Timoteo che dovrà annunciare il Vangelo in mezzo a un contesto dove la gente cerca sempre nuovi ‘maestri’, ‘favole’, dottrine diverse, ideologie. E’ il ‘carnevale’ della curiosità mondana, della seduzione. Per questo l’Apostolo istruisce il suo discepolo usando anche dei verbi forti, ‘insisti’, ‘ammonisci’, ‘rimprovera’, ‘esorta’, e poi ‘vigila’, ‘sopporta le sofferenze’”.
Oggi prevalgono relativismo e ricerca dell’effimero
Oggi, questo scenario, dice Francesco, si è molto sviluppato e globalizzato a causa della “seduzione del relativismo soggettivista”:
“La tendenza alla ricerca di novità propria dell’essere umano trova l’ambiente ideale nella società dell’apparire, nel consumo, in cui spesso si riciclano cose vecchie, ma l’importante è farle apparire come nuove, attraenti, accattivanti. Anche la verità è truccata. Ci muoviamo nella cosiddetta ‘società liquida’, senza punti fissi, scardinata, sbullonata, priva di riferimenti solidi e stabili; nella cultura dell’effimero, dell’usa-e-getta”.
Ma c’è uno scenario opposto a questo “carnevale mondano”, che il Papa indica citando il Vangelo di Matteo: è la glorificazione del Padre che è nei cieli. Dalla “superficialità pseudo-festosa" si passa "alla glorificazione, che è vera festa”, aggiunge Francesco, grazie alle “opere buone di coloro che, diventando discepoli di Gesù, sono diventati ‘sale’ e ‘luce’.

S. Domenico ha trasformato uomini e donne in artigiani di opere buone
Guai dunque, ammonisce il Papa, alla Chiesa o ad un consacrato o ad una congregazione che perda il sapore: non servirebbe più a niente. Così è stato per San Domenico che, pieno della luce e del sale di Cristo, ha “servito il Vangelo con la parola e la vita”. Rendiamo gloria al Padre per la sua opera:
“Un’opera che, con la grazia dello Spirito Santo, ha fatto sì che tanti uomini e donne siano stati aiutati a non disperdersi in mezzo al ‘carnevale’ della curiosità mondana, ma invece abbiano sentito il gusto della sana dottrina, il gusto del Vangelo, e siano diventati, a loro volta, luce e sale, artigiani di opere buone e veri fratelli e sorelle che glorificano Dio e insegnano a glorificare Dio con le buone opere della vita”.




Si è svolto Salamanca, 1-4 settembre 2016 il convegno per la promozione dei diritti umani e la salvaguardia del creato. 

di fra Claudio Monge

Il Capitolo Generale di Trogir, del 2013, aveva esortato l’Ordine dei Frati Predicatori ad includere nel Programma delle Celebrazioni Giubilari una approfondita riflessione sulle sfide contemporanee dei Diritti umani che si inscrivesse nell’eredità della riflessione di Francisco De Vitoria, Domingo De Soto e gli altri grandi maestri della Scuola di Diritto di Salamanca, fiorita nel XVI secolo grazie alla sinergia unica creata con i missionari spagnoli dell’epoca, tra i quali Bartolomé de Las Casas e Antonio de Montesinos.
 Grazie alla perseveranza di fra Mike Deeb, promotore di Giustizia e Pace dell’Ordine e dei suoi collaboratori, dal 1 al 4 settembre 2016, oltre duecento partecipanti tra frati, suore, monache e laici domenicani, provenienti da cinquanta paesi del mondo dei quattro continenti, hanno rianimato il magnifico e monumentale convento di San Esteban di Salamanca, ritrasformandolo in cuore pulsante della riflessione sull’impegno dell’Ordine nella difesa e promozione dei diritti umani, quale elemento costitutivo nell’opera di evangelizzazione.
Rispetto al XVI secolo, l’impressione è però che gli equilibri mondiali, almeno a livello di Ordine, si siano capovolti: ora sono i domenicani dei “Nuovi Mondi” (America Latina, Estremo Oriente e Africa sub-sahariana) in prima linea nella promozione dei diritti umani, sovente minacciati da fenomeni frutto di una globalizzazione economica che è spesso causa strutturale di ingiustizie sociali, oltre che di catastrofici effetti “collaterali” sull’ambiente.
Il congresso di Salamanca è stato, dunque, prima di tutto, una formidabile occasione per venire a contatto diretto con tante persone e attraverso di loro con tante situazioni in cui nel mondo milioni di esseri umani soffrono in modo inaudito: in Irak e in Medio Oriente, in Cina e nelle Filippine, in Burundi e in Congo, in Colombia e in Brasile, ma anche nel Nord opulento di un mondo segnato dalle migrazioni di tanti disperati. Poter parlare con testimoni diretti di situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza e poter conoscere le attività, l’impegno e la dedizione di molti sulle nuove ‘linee di frattura’ del nostro mondo, ha accresciuto la consapevolezza che la nostra chiamata oggi, nello spirito del carisma domenicano, ci obbliga a ripensare una teologia che parta dall’ascolto, prima di farsi proposta ed insegnamento! Proprio in questa direzione è andato anche l’invito del Maestro dell’Ordine, fra Bruno Cadoré, che ha tra l’altro ricordato come non si tratti tanto di essere “predicatori dei diritti umani” ma piuttosto di continuare ad essere predicatori del Vangelo a partire dalla promozione dei diritti umani. Una promozione che non potrà mai ridursi all’affermazione di un principio teorico ma che consiste nell’articolazione della libertà di ciascun soggetto di diritto con l’iscrizione di quest’ultimo nella realtà di una dimensione che lo supera, chiamata “bene comune”.
Una tra principali preoccupazioni del Congresso è stata la ricerca di vie per porre in atto “il processo di Salamanca” oggi: un’idea che richiama l’Ordine nelle sue varie componenti a porre in relazione in modo nuovo l’esperienza diretta di tanti che lavorano e s’impegnano nel contatto diretto con i poveri e gli esclusi in molte parti del mondo e la riflessione teologica vissuta in ascolto delle vittime e della testimonianza di coloro che vivono una concreta solidarietà e vicinanza con esse. Questa preoccupazione è stata declinata al cuore di diversi gruppi di lavoro tematici: a) Giustizia e Pace (GP) e predicazione; b) GP e istituzioni accademiche domenicane; c) GP e lavoro di sensibilizzazione in seno alle Nazioni Unite; d) GP e risoluzioni dei prossimi Capitoli Generali; e) GP e formazione iniziale domenicana di frati, suore e laici.
Aver partecipato a queste intense giornate è stata un’occasione per riannodare con il carisma domenicano inteso come passione per il Vangelo al cuore di una storia che cambia e di un mondo complesso. Conoscere tanti testimoni, persone spesso umili e forti che operano in realtà difficili e sconosciute ai più, è un’ottima occasione per rinnovare la speranza al cuore del proprio impegno quotidiano, perdendo quell’automatismo che rischia talvolta di farci diventare degli “impiegati della vita consacrata”. La convinzione è anche che nelle nostre comunità dovrebbero cambiare certi stili di vita e certe dinamiche di condivisione per rinnovare lo slancio sia nel servizio intellettuale sia nella testimonianza concrete.



Seguendo Gesù e Domenico, noi siamo quindi chiamati a predicare la buona novella in un modo che possa toccare i cuori di tutte le persone: quelle che soffrono, quelle che stanno dalla loro parte, quelle che rimangono indifferenti ad esse, quelle che le opprimono e quelle che abusano del dono di Dio che è la creazione. Non è pertanto un caso che ci stiamo incontrando a Salamanca. Desideriamo respirare nello spirito che ha ispirato i nostri confratelli Pedro de Cordoba, Antonio de Montesinos, Bartolomé de Las Casas, Francisco de Vitoria e altri domenicani del XVI secolo incentrati sulla Scuola di Salamanca. In stretta collaborazione, essi hanno allargato il significato della comunità umana. Sottolineando la necessità di riconoscere e di proteggere i diritti delle popolazioni indigene del “nuovo mondo”, Vitoria e i suoi confratelli hanno posto le fondamenta del Diritto Internazionale e hanno suscitato il bisogno di una comunità e di una cooperazione globale, che ha poi ispirato i fondatori delle Nazioni Unite, che è oggi la principale istituzione per la promozione della giustizia globale e della pace. Considerando la storia della nostra famiglia domenicana, noi riconosciamo che abbiamo spesso mancato nel promuovere e difendere i diritti di tutti. Ciononostante, attraverso i tempi, e anche oggi, conosciamo diversi confratelli e consorelle che costituiscono luminose testimonianze di compassione e di difesa dei poveri, dei marginalizzati, degli oppressi e della terra. Noi riconosciamo di avere ancora un lungo cammino da percorrere per diventare autentici difensori dei diritti di quelli che soffrono, e così, riuniti in questo Congresso, ci impegniamo nelle iniziative seguenti.
1. Abbracciare la missione di Giustizia e Pace, in quanto costitutiva della predicazione del Vangelo, come parte integrante del nostro carisma domenicano.
2. Integrare la dottrina sociale della Chiesa e la difesa dei diritti umani all’interno di tutti gli aspetti della formazione della famiglia domenicana, frati, suore, monache, laici, associati, fraternite sacerdotali, giovani e altri movimenti e membri della famiglia.
3. Promuovere lo studio della Laudato si’ come un mezzo per insegnare un’ecologia integrale che combini il benessere degli esseri umani con l’intera creazione.
4. Adottare e promuovere il Processo di Salamanca che chiama i Domenicani, le nostre istituzioni educative e i nostri programmi pastorali a indirizzare il nostro studio, le nostre ricerche, le nostre analisi e la nostra azione verso la soluzione delle sfide che il nostro mondo affronta, creando così un’appassionata sinergia tra la nostra vita intellettuale e quella apostolica.
 5. Creare e rafforzare le reti che abilitano la collaborazione tra tutti i livelli della nostra missione.
 6. Migliorare le nostre strutture di comunicazione, usando efficacemente le moderne tecnologie e – quando fosse necessario – cercando alternative.
7. Sviluppare e rafforzare, a tutti i livelli, le strutture che aiutano la famiglia domenicana a lavorare insieme per affrontare le cause radicali dell’ingiustizia.
8. Rafforzare la presenza domenicana alle Nazioni Unite assicurando che le voci di coloro che soffrono abusi quanto ai diritti umani siano sentite ai più alti livelli, attraverso la condivisione tra i membri della famiglia domenicana operante sul campo e accrescendo le risorse dedicate alla missione e ai progetti concreti relativi a Giustizia e Pace.
9. Essere solidali con i nostri confratelli e le nostre consorelle la cui esperienza missionaria è difficile e pericolosa a causa di fattori politici, religiosi o economici.
10. Sostenere coloro che prendono posizioni profetiche, come i nostri primi confratelli e consorelle, contro le strutture peccaminose di potere che opprimono le persone e violano l’intera creazione. Entrando in questa nuova fase della nostra storia, noi chiediamo perdono per tutte le nostre molteplici omissioni, atteggiamenti e azioni contro i diritti umani che sono stati d’impedimento alla diffusione della buona novella. Confidiamo nella grazia di Dio e nell’effusione dello Spirito santo affinché, ispirati solamente dalla compassione di Gesù, possiamo diventare messaggeri di verità e la nostra predicazione possa portare speranza ai milioni di vittime delle violazioni dei diritti umani e della terra che stanno chiedendo a gran voce la buona novella e un nuovo futuro.




Una grande statua di Montesinos intento pronunciare il suo sermone è installato sul lungomare di Santo Domingo nella Repubblica Dominicana. Affacciato sul mare, la statua di pietra e bronzo è alta 15 metri ed è stata progettata dallo scultore messicano Antonio Castellanos . E 'stato donato al popolo dominicano dal governo messicano e dedicato nel 1982 dai presidenti del Messico e Repubblica Dominicana.


Qui la vita e il sermone di Montesinos.

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