mercoledì 14 dicembre 2016

Lettere di Natale



Rainer Maria Rilke ebbe con la madre un rapporto complesso e profondo. Fu proprio lei a intuire le capacità poetiche di Rilke e a sostenerlo con tutte le sue forze contro la volontà del padre, che lo voleva ufficiale dell'esercito, tanto che il conflitto sul futuro del figlio portò alla separazione dei due coniugi. Phia, la 'Cara mamma', ricevette ininterrottamente dal 1900 al 1925 dal figlio René le lettere di Natale qui raccolte. Ogni 24 dicembre, Rilke le scriveva lettere intense e profonde che sono un classico dell'amore filiale.






“Non c'è stato un Natale, ovunque io mi trovassi, senza che dietro ai miei occhi chiusi, per un attimo tutto si facesse indescrivibilmente chiaro e prodigiosamente animato. Tutta la luce della mia infanzia si raccoglieva in quelle sere felici in cui, con indosso il vestito della festa, si era per così dire affratellati agli angeli e ci si tratteneva tra loro e il resto del mondo su un'isola sospesa, sulla quale si era stati innalzati dalla levità del proprio cuore”.

R.M. Rilke  
Lettere di Natale alla madre

I genitori di Rilke







Rilke a tre anni

"Questo è il Natale, avvertire dentro di sé, una volta all'anno, questa aspettativa, questo fermo diritto che niente può deludere. Sentire che in fondo i nostri più grandi desideri, se solo apriamo a loro il nostro cuore, non possono non essere esauditi. Questi sono, carissima mamma, i miei pensieri di Natale per te...".

(Rainer Maria Rilke)

Poeta Rainer Maria Rilke (1875-1926) con la moglie, la scultrice Clara Westhoff, circa 1910. Photo by Keystone / Hulton Archive / Getty Images.








Castello di Berg am Irchel Cantone di Zurigo, Svizzera 
17 dicembre 1920

 Mia cara Mamma, ancora una volta, alla nostra ora benedetta, la più amorevole memoria dei Natali passati e il desiderio che ogni anno, dopo tempi tanto malvagi, Ti possano essere concesse feste più quiete e pacifiche e, finalmente, anche in una casetta tutta Tua! Detto questo detto tutto; e ora non c'è tanto da leggere quanto entrare in se stessi, e preparare per la celebrazione più santa dell'anno un presepio nel nostro cuore, affinché esso e il Salvatore in lui possano davvero tornare al mondo col giusto fervore! Quel che Ti auguro, cara mamma, è che in questa santa sera la memoria di tutta l'emergenza e, anzi, la consapevolezza dei problemi incombenti e dell'insicurezza dilagante possano essere del tutto sollevate e in certo qual modo dissolte in quell'intimissima sapienza della grazia per la quale nessun tempo è troppo pregno di fatalità e nessuna angoscia è tanto serrata che essa non sappia al tempo suo -che non è il nostro!- entrare e penetrare con la sua mite vittoria quanto sembrava insuperabile. Non c'è nessun momento in un lungo anno in cui possiamo richiamare nel nostro animo la sua sempre possibile manifestazione e onnipresenza così vividamente come in questa notte invernale da secoli indipendente, che con l'incomparabile arrivo di questo bimbo capace di trasformare tutti gli esseri viventi ha raggiunto e superato con un colpo solo la somma di tutte le altre potenze terrene. Per quanto la lieve estate, quando l'esistenza sembra considerevolmente più sopportabile e meno faticosa, quando non dobbiamo difenderci da aggressioni così immediate da parte dell'aria e della natura serenamente impegnata... per quanto la più felice delle estati possa viziarci con le sue consolazioni, cosa sono esse di fronte agli incommensurabili tesori di conforto di questa notte dall'apparenza insignificante e anche povera che d'un tratto si apre verso l'interno come un cuore che tutti abbraccia e scalda e che davvero con i battiti del suo cuore, quasi rintocchi di campane, risponde a noi che tendiamo l'orecchio con la più fervida attenzione! Tutte le premonizioni dei tempi andati non sono bastate ad annunziare questa notte, tutti gli inni che sono stati cantati in suo onore mai hanno sfiorato il silenzio e la tensione in cui si inginocchiano pastori e Re Magi: e così anche per noi, poiché mai nessuno di noi è stato in grado, mentre passa su di noi questa notte di prodigio, di segnare i confini della propria vita. Proprio questo è il mistero dell'uomo inginocchiato, dell'uomo profondamente inginocchiato: che è più grande, secondo la sua natura spirituale, di quello in piedi! Il mistero che si celebra questa notte! L'uomo inginocchiato, che si abbandona del tutto sulle ginocchia, smarrisce tuttavia le proporzioni del suo ambiente, persino alzando gli occhi non saprebbe più dire cosa è grosso e cosa è piccino. Ma per quanto così piegato raggiunga a malapena l'altezza di un bambino, tuttavia egli, quest'uomo inginocchiato, non può certo essere detto piccolo. Con lui si sposta la scala ed egli, seguendo nelle sue ginocchia la gravità e la forza che gli sono proprie e prendendo il posto che loro compete, appartiene già a quel mondo in cui l'altezza è profondità e, se già l'altezza rimane incommensurabile al nostro sguardo e alle nostre possibilità, chi potrebbe mai misurare la profondità? Questa però è la notte della profondità spalancata e radiosa: possa, cara mamma, essere a Te consacrata e benedetta. Amen.

Le sei di sera del Natale 1920 René Rainer Maria Rilke,
Lettere di Natale alla madre, 1900-1925














6 commenti:

  1. Sono lettere molto belle.
    Ciao Dani.

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  2. Ciao Dani,pur straniero,nella mia città Rilke è molto amato,io dai tempi della scuola rileggo spesso le sue "Elegie Duinesi" che scrisse, in parte a Duino,comune della costa triestina,dove visse,ospite, nel meraviglioso castello dei Principi di Torre Tasso e dove esiste un sentiero panoramico,dedicato al suo nome.
    Le sue poesie non le ho mai lette,ma rimedierò.
    Un caro saluto,fulvio

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  3. Tu sai come io amo Rilke. Potrei dire che la mia raccolta di scritti e poesie non fa difetto. Una poesia al giorno e il cuore esulta. Ciao.

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  4. Bellissime queste lettere, toccano il cuore. Cercherò questo libro. Grazie Daniela!
    Antonella

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    1. Credo valga la pena di leggerle, grazie Antonella, un abbraccio.
      Dani

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