venerdì 16 dicembre 2016

La dolcezza del suo nome

Dagli scritti di Don Tonino Bello.

Il particolare è di una bellezza incredibile. Nella vita di Francesco scritta da Tommaso da Celano
si legge che il santo, nella notte in cui a Greccio costruì il primo presepe,
mentre cantava il Vangelo della messa di Natale essendo egli diacono,
ogni volta che pronunciava il nome di Gesù «passava la lingua sulle labbra,
quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quella parola».
Questa scena di Francesco che si lecca le labbra mi sembra una splendida simbologia
che deve farci capire una cosa.
Di Gesù non basta la conoscenza puramente intellettuale, accademica,
esprimibile con i concetti sia pure raffinati della teologia.
Di Gesù, insomma, non si dà solo teoria.
Ma l’aver fatto esperienza vitale di Gesù costituisce il passaggio obbligato
per poter efficacemente parlare di lui. [...]
In altre parole: se prima non hai gustato la dolcezza del suo nome,
è inutile che ti metti a predicarlo.
Se il buon profumo di Cristo non promana dalle tue mani che hanno stretto le sue,
le parole che annunci sono prive di garanzie.
Se non hai da esibire veli di Veronica attraverso i quali hai toccato il suo volto,
le tue lezioni su di lui saranno sempre inaffidabili.
Se Gesù non ha segnato le sue impronte digitali in qualche parte del tuo essere,
è fatica sprecata tentare un identikit di lui inseguendo astrazioni di riporto.
Se egli non ti ha lasciato scritto di suo pugno un promemoria sulla pagina dell’anima,
o non ti ha messo almeno un autografo in calce alle tue righe,
è vano spiegarlo agli altri seguendo gli appunti segnati sulle pagine di carta.
Per dipingere Cristo, diceva il Beato Angelico, bisogna vivere di lui.
Ebbene, per dipingerlo sulla tela di una esistenza umana,
bisogna intridere il pennello della parola nel vermiglio delle sue piaghe,
nel verde dei suoi occhi, nel cavo del suo cuore,
nell’acquaforte dei suoi gesti, nella tempera dei suoi sentimenti,
nelle profondità dei suoi pensieri, nelle trasparenze dei suoi sogni.


Prima di raccontarlo, Gesù, bisogna averlo toccato.





Correva l'anno 1223 ed era la notte di Natale, quando San Francesco rievocò la scena della nascita di Gesù, sotto forma di presepio vivente e quando apparse nella culla agli occhi stupiti di tutti, un neonato in carne ed ossa; questa manifestazione in un'atmosfera pienamente sacrale è il tema centrale di questa tavola giottesca. Siamo a Greccio in provincia di Rieti, sulla strada che da Stroncone prosegue verso il Reatino, dove ancora adesso il Presepe Vivente è una tradizione imperdibile del Santo Natale.





1 commento:

  1. Per vivere accanto a Gesù dovremmo avere una fede immensa.Siamo capaci di imitare San Francesco?
    Ciao Dani.

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