giovedì 20 ottobre 2016

In cammino...con San Domenico



Il mio pellegrinaggio a Roma

GIUBILEO DOMENICANO e della MISERICORDIA

Laicato Domenicano provincia San Domenico in Italia.



Racconterò per immagini…

Basilica Santa Sabina


Situata sul colle Aventino, la Basilica fu costruita nel V secolo sulla tomba di Santa Sabina. Oltre che una delle chiese paleocristiane meglio conservate in assoluto è sede della curia generalizia dell'Ordine dei Frati Predicatori. È una delle basiliche minori di Roma e su di essa insiste l'omonimo titolo cardinalizio. La chiesa fu costruita dal prete Pietro di Illiria tra il 422 e il 432, sulla casa della matrona romana Sabina, poi divenuta santa. Sulla controfacciata della chiesa esiste un mosaico che riporta in esametri latini la dedica della chiesa. Come risulta da alcune iscrizioni ritrovate nei pressi della basilica vicino alla chiesa era presente il tempio di Giunone Regina, 24 colonne del quale furono utilizzate per l'edificazione della chiesa. Nel IX secolo, la chiesa venne inglobata nei bastioni imperiali. L'interno fu profondamente rimaneggiato nel corso dei restauri di Domenico Fontana nel 1587 prima e di Francesco Borromini nel 1643 poi. I restauri di Antonio Muñoz, condotti in due fasi: 1914-19 e 1936-37  riportarono la chiesa - trasformata in lazzaretto a partire dal 1870, in seguito alla soppressione dei monasteri - alla struttura originaria. Il campanile venne costruito nel X secolo e rifatto in epoca barocca. 
Nel 1219 la chiesa fu affidata da papa Onorio III a Domenico di Guzmán e al suo ordine di frati predicatori. Al ricordo di Domenico sono legate due curiosità relative a questa chiesa. Nel chiostro si trova una pianta di arancio dolce, secondo la tradizione domenicana piantata nel 1220 da Domenico, che in questa chiesa visse ed operò e nella quale ancora oggi si conserva la cella, trasformata in cappella. Si racconta che Domenico avesse portato con sé un pollone dalla Spagna, sua terra d'origine, e che questa specie di frutto sia stato il primo ad essere trapiantato in Italia. L'arancio - visibile dalla chiesa attraverso un buco nel muro di fronte al portale ligneo - è considerato miracoloso perché, a distanza di secoli, ha continuato a dare frutti attraverso altri alberi rinati sull'originale, una volta seccato. La leggenda vuole che le cinque arance candite, donate da Caterina da Siena a papa Urbano VI nel 1379, siano state colte dalla santa proprio da questa pianta. Sempre a Domenico è legata, in un certo qual modo, anche la storia della pietra nera di forma rotonda su una colonna tortile a sinistra della porta di ingresso: è chiamata Lapis diaboli, ossia "pietra del diavolo" perché, secondo la leggenda, sarebbe stata scagliata dal diavolo contro Domenico mentre pregava sulla lastra marmorea che copriva le ossa di alcuni martiri, mandandola in pezzi. In realtà la lapide fu spezzata dall'architetto Domenico Fontana durante il restauro del 1527 per spostare la sepoltura dei martiri.











Il chiostro




L'arancio dolce

Cella di San Domenico

Santa Caterina

La pietra del diavolo




Basilica  Santa Maria sopra Minerva

La basilica di Santa Maria sopra Minerva è  situata nel rione Pigna, in piazza della Minerva, nelle vicinanze del Pantheon.
La basilica ospita le spoglie di Caterina da Siena, proclamata dottore della Chiesa nel 1970, e del pittore mistico Beato Angelico, proclamato «Patrono universale degli artisti» nel 1984.

Nell'VIII secolo esisteva un oratorio dedicato alla Vergine con il toponimo di Minervum. L'oratorio fu prima dato alle monache basiliane provenienti da Costantinopoli, poi, nel 1266, passò ai frati predicatori, ma il possesso definitivo della chiesa fu dato loro soltanto nel 1275 ed entrò a far parte di un complesso conventuale domenicano noto anche come insula sapientiae.
Nel 1280 fu iniziata la costruzione della grande chiesa gotica a tre navate da parte dei Domenicani, grazie ai finanziamenti donati daBonifacio VIII e da molti fedeli. Gli architetti si ispirarono alla basilica di Santa Maria Novella di Firenze, tuttavia semplificando molto gli elementi dell'esempio fiorentino. I lavori continuarono fino al 1453, quando la navata maggiore fu coperta a volta, mentre quelle laterali lo erano fin dal Trecento. Sempre nel 1453, il conte Francesco Orsini ordinò la costruzione a spese proprie della facciata. Tuttavia essa rimase incompiuta fino al 1725, quando la sua costruzione fu terminata per volere di papa Benedetto XIII. La chiesa è titolo cardinalizio dal 1557. Il primo cardinale titolare fu Michele Ghislieri, che poi divenne papa con il nome di Pio V nel 1566, anno in cui elevò il suo vecchio titolo a basilica minore.

Nel piazzale antistante la facciata si trova un obelisco egizio issato su di un basamento, opera di Ercole Ferrata su progetto del Bernini, raffigurante curiosamente un grazioso elefantino.

Al suo interno l'edificio conserva pregevoli opere del Quattrocento e del Cinquecento anche di Raffaellino del Garbo nonché la lastra funeraria di Beato Angelico e la statua del Cristo portacroce, opera di Michelangelo.











L'altare maggiore con il sepolcro di Santa Caterina da Siena.
Al di sotto della mensa dell'altare maggiore, in stile neogotico, vi sono, racchiusi in un sarcofago quattrocentesco, i resti del corpo di Santa Caterina da Siena, mancanti del teschio e di un dito, che si trovano nella basilica di San Domenico in Siena. Il sarcofago, restaurato fra il 1999 e il 2000, raffigura sul coperchio, ricavato da una statua, la santa giacente.





Lastra funeraria del Beato Angelico
























La Chiesa della Minerva fu unita ad uno dei più importanti conventi dell'ordine domenicano. Sviluppatosi progressivamente nel corso del XIV secolo, il convento divenne, nel corso dell'età moderna, la sede delle alte gerarchie dell'ordine (maestro generale, procuratore) e ospitò, tra l'altro, la Congregazione del Sant'Uffizio. Vi ebbero luogo due conclavi e l'elezione dei papi Eugenio IV(1431) e Niccolò V(1447), e l'abiura di Galileo.
Dal punto di vista architettonico esso si venne articolando su due chiostri: il chiostro Guidetti, adiacente alla chiesa, che fu completamente riedificato alla fine del Cinquecento, ed il chiostro della Cisterna, costruito alla fine del Quattrocento utilizzando colonne romane di spoglio.
Alla fine del Cinquecento, per impulso del maestro generale Vincenzo Giustiniani, il convento fu ampliato ed abbellito. Intorno al chiostro della Cisterna furono creati, attraverso un processo di sopraelevazione, l'appartamento del maestro generale, una grande sala destinata a biblioteca ed una serie di appartamenti di rappresentanza, attualmente noti come "Sale Galileo" (con la sala del Refettorio, le Sale dell'Inquisizione, le sale Galileo e la sala delle Capriate), attualmente rientranti nel Palazzo San Macuto. Queste sale furono adornate da un ciclo di affreschi celebrativi dei meriti dell'ordine domenicano nella lotta contro l'eresia, attribuiti aFrancesco Allegrini e realizzati verso il 1660.
All'inizio del Settecento nell'area del convento dei Domenicani (con la sala dei Papi) fu collocata la Biblioteca Casanatense, di cui i domenicani ebbero la gestione, ma non la proprietà.
Utilizzato come caserma durante l'occupazione napoleonica di Roma(1808-1814, il convento fu definitivamente espropriato dallo Stato italiano dopo il 1870 e destinato a sede del Ministero delle Poste e Telegrafi e del Ministero della pubblica istruzione.
Attualmente l'area esterna alla biblioteca casanatense - consistente nei palazzi San Macuto e della Minerva - è occupata dal Polo bibliotecario parlamentare e da una comunità di frati domenicani, che hanno riottenuto una parte degli ambienti cenobitici.







Basilica San Clemente

La basilica di San Clemente, dedicata a papa Clemente I, sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, nel rione Monti. Ha la dignità di basilica minore. Attualmente è retta dalla provincia irlandese dei domenicani.
La basilica è stata edificata nel XII secolo ed è collegata al convento domenicano. Il complesso riveste una grande importanza perché si trova al di sopra di antichi edifici interrati per due livelli di profondità, il più antico dei quali risale al I secolo d.C.; i due livelli al di sotto dell'attuale basilica sono stati riscoperti e portati alla luce dal 1857 grazie a padre Joseph Mullooly O.P., allora priore del convento. I tre livelli sono, dall'alto: (1) la basilica attuale, medioevale; (2) la basilica antica, in un edificio già dimora di un patrizio romano; (3) un insieme di costruzioni romane di epoca post-neroniana. Ad un quarto livello sotto i precedenti appartengono tracce di costruzioni romane più antiche.








Queste sovrapposizioni, che si riscontrano in altri edifici romani, sono avvenute in modo particolarmente evidente in virtù delle notevoli sedimentazioni dovute alla posizione (la valle tra i colli Esquilino e Celio) ed a particolari avvenimenti storici (l'incendio neroniano, il saccheggio di Roberto il Guiscardo)
I primi due livelli sotterranei sono stati portati alla luce e consolidati, e sono oggi in buona parte comodamente percorribili e visitabili. La ricchezza di elementi architettonici, artistici e storici, comprendenti l'arco di vita di quasi tutta l'era cristiana, ne fa un monumento unico nella storia dell'arte di Roma.


 Il suo esterno tardo barocco nasconde tesori artistici risalenti soprattutto all’epoca medievale: spiccano il ciborio e il pavimento cosmateschi, la stupenda schola cantorum e il mosaico di scuola romana raffigurante il Trionfo della Croce; Masolino da Panicale lasciò traccia del suo genio negli affreschi che decorano la Cappella di Santa Caterina.
UNA LEGGENDA PER LA LINGUA ITALIANA
La basilica di San Clemente conserva una importante testimonianza per lo studio della lingua italiana. Si tratta dell’affresco della “Leggenda di Sisinno”, databile tra il 1084 e il 1100, che narra un miracolo di San Clemente.
Un pagano, Sisinno, voleva vendicarsi di Clemente, colpevole di avere fatto convertire sua moglie al cristianesimo. Tre schiavi sono incaricati di condurlo, in catene, al supplizio. Ma si rendono conto che il prigioniero è tornato libero; il suo posto è stato preso da una pesante colonna di  pietra.
Nell’affresco, che alcuni studiosi  hanno paragonato a un antenato  del fumetto, le parole in volgare sono pronunciate da Sisinno; la morale conclusiva di Clemente è in latino. Un particolare di rilievo, sia dal punto di vista linguistico che da quello sociale. Si intravede, infatti, il germe della distinzione tra lingua latina, utilizzata da uomini di Chiesa, e il volgare adoperato dai ceti popolari.

Al di sotto della basilica inferiore di San Clemente si trovano varie strutture romane. I resti più antichi sono quelli di un edificio a base rettangolare composti da muri in grossi blocchi di tufo. Il lato breve misurava 29,60 metri, mentre quello lungo, oltre una serie di piccoli ambienti, non è completamente scavato. Queste stanze, che si allineano sul muro esterno, sono larghe 4,30 metri e coperte da volta a botte in opera reticolata intervallata da laterizi (opera mista); nel senso della lunghezza sono tagliate dal muro di sostegno degli edifici soprastanti. In base alla tecnica edilizia questo edificio è databile all'inizio del I secolo a.C., prima del grande incendio del 64.


Passaggio Porta Santa in San Pietro





Monastero Del Rosario Monte Mario
Inizialmente la comunità dei frati domenicani risiedeva a Monte Mario in una chiesa che vede le sue origini intorno al 1651.
 Dopo le rovine e l’abbandono lasciati dalle armate napoleoniche, fu restaurata da Papa Gregorio XVI nel XIX secolo.
Dal 1931 è passata in assegnazione alle Suore Domenicane di clausura dei SS. Domenico e Sisto a Magnanapoli, trasferitesi nel convento adiacente la chiesa, ampliato e restaurato.  

Le suore vi portarono un’icona bizantina della Vergine (VII sec.) detta “Madonna di S. Luca”, in quanto la tradizione vuole sia stata dipinta miracolosamente dal Santo. Si tratta della più antica delle immagini della Madonna attribuite a S. Luca a Roma. La tavola probabilmente fu portata a Roma da Costantinopoli nel IX sec. da alcune monache greche, per salvarla dalla furia iconoclasta. Fu conservata nel Monastero di S. Sisto Vecchio all’Appia sino al 1575, quando le monache domenicane dovettero trasferirsi presso SS. Domenico e Sisto a Magnanapoli (Quirinale). Attualmente l’icona è collocata nel presbiterio della chiesa; una copia dell’immagine guarda verso i fedeli, mentre l’originale è rivolto verso il coro delle monache e viene mostrata solo su richiesta. Alla chiesa si accede da una scalinata a doppia rampa realizzata nel 1838. La facciata è sovrastata da una cupola rivestita in piombo sormontata da una pesante lanterna ed affiancata da un piccolo campanile. All’interno sono quattro cappelle decorate con stucchi. Tra i dipinti di rilievo: la Madonna con Bambino, opera di Antoniazzo da Romano (XV sec.), San Domenico e Santa Caterina da  Sulla volta del presbiterio è affrescata la Madonna che consegna il rosario a Domenico e Pio V con la battaglia di Lepanto.Siena di Michelangelo Cerruti (XVII sec.), il Transito di S. Giuseppe di Biagio Puccini (1710).  Nel 1911 sul fronte della rampa d’ingresso alla chiesa è stata apposta una lapide in ricordo del soggiorno (1863-1868) del celebre musicista ungherese Franz Listz che qui compose alcune delle sue opere: Christus, Santa Elisabetta, San Francesco predica agli uccelli.

 la chiesa non è aperta al pubblico, ma chiusa dentro la clausura delle monache Domenicane.





Altare maggiore, e a sinistra la grata dove le monache assistono alla Santa Messa.



San Domenico


Madonna di san Luca.

Ora qualche scatto “libero”




Monumento a Santa Caterina da Siena a Castel Sant'Angelo, Piazza Pia, la statua in marmo bianco, eseguita nel 1961, è opera dello scultore Francesco Messina.


Castel Sant'Angelo


Pantheon

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Ciao a tutti !




1 commento:

  1. Bel post. Bellissime immagini. Troppo belle per non commentare. 😊
    Silvana

    RispondiElimina

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