martedì 25 ottobre 2016

Amore e Letizia



ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE
AMORIS LÆTITIA
DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Sto leggendo questo documento – esortazione – insegnamento, di Papa  Francesco.
Propongo qualche stralcio sulla sull’amore e sulla famiglia,  mi è particolarmente caro e trovo illuminante.


Questa Esortazione acquista un significato
speciale nel contesto di questo Anno Giubilare
della Misericordia. In primo luogo, perché la intendo
come una proposta per le famiglie cristiane,
che le stimoli a stimare i doni del matrimonio
e della famiglia, e a mantenere un amore forte e
pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la
fedeltà e la pazienza. In secondo luogo, perché
si propone di incoraggiare tutti ad essere segni di
misericordia e di vicinanza lì dove la vita familiare
non si realizza perfettamente o non si svolge
con pace e gioia.

Sto leggendo questo documento – esortazione – insegnamento, del Santo Padre Francesco.
Propongo qualche stralcio che mi è particolarmente caro e trovo illuminante.

Capitolo primo

[…] Salmo che viene proclamato nella liturgia nuziale ebraica sia in quella cristiana:

« Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele! » (Sal 128,1-6)

« Il mio amato è mio e io sono sua […] Io sono
del mio amato e il mio amato è mio » (2,16; 6,3).




Da questo incontro che guarisce la solitudine sorgono la generazione e la famiglia.
 Questo è il secondo dettaglio che possiamo rilevare:
Adamo, che è anche l’uomo di tutti i tempi e di tutte le regioni del nostro pianeta, insieme
con sua moglie dà origine a una nuova famiglia,come ripete Gesù citando la Genesi: « Si unirà
a sua moglie e i due saranno un’unica carne »
(Mt 19,5; cfr Gen 2,24). Il verbo “unirsi” nell’originale ebraico indica una stretta sintonia, un’adesione fisica e interiore, fino al punto che si utilizza per descrivere l’unione con Dio: « A te si stringe l’anima mia » (Sal 63,9), canta l’orante. Si evoca così l’unione matrimoniale non solamente nella sua dimensione sessuale e corporea, ma anche nella sua donazione volontaria d’amore. Il frutto di questa unione è “diventare un’unica carne”, sia nell’abbraccio fisico, sia nell’unione dei due cuori e della vita e, forse, nel figlio che nascerà dai due, il quale porterà in sé, unendole sia geneticamente sia spiritualmente, le due “carni”.

 Capitolo secondo

La situazione attuale della famiglia

[…] 32. « Fedeli all’insegnamento di Cristo guardiamo alla realtà della famiglia oggi in tutta la sua
complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre. […] Il cambiamento antropologico-culturale influenza
oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato ».9 Nel contesto
di vari decenni fa, i Vescovi di Spagna riconoscevano già una realtà domestica con maggiori
spazi di libertà, « con un’equa ripartizione di incarichi, responsabilità e compiti. […] Valorizzando
di più la comunicazione personale tra gli sposi, si contribuisce a umanizzare l’intera convivenza
familiare. […] Né la società in cui viviamo né quella verso la quale camminiamo permettono la
sopravvivenza indiscriminata di forme e modelli del passato ».10 Ma « siamo consapevoli dell’orientamento principale dei cambiamenti antropologico- culturali, in ragione dei quali gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali nella loro vita affettiva e familiare ».11
33. D’altra parte, « bisogna egualmente considerare il crescente pericolo rappresentato da un
individualismo esasperato che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente
della famiglia come un’isola, facendo prevalere, in certi casi, l’idea di un soggetto che si
costruisce secondo i propri desideri assunti come un assoluto ».12 « Le tensioni indotte da una esasperata cultura individualistica del possesso e del godimento generano all’interno delle famiglie dinamiche di insofferenza e di aggressività ».
13 Vorrei aggiungere il ritmo della vita attuale, lo stress, l’organizzazione sociale e lavorativa, perché sono fattori culturali che mettono a rischio la possibilità di scelte permanenti. Nello stesso
tempo troviamo fenomeni ambigui. Per esempio,si apprezza una personalizzazione che punta
sull’autenticità invece che riprodurre comportamenti prestabiliti. È un valore che può promuovere
le diverse capacità e la spontaneità, ma che, orientato male, può creare atteggiamenti di costante
diffidenza, fuga dagli impegni, chiusura nella comodità, arroganza. La libertà di scegliere
permette di proiettare la propria vita e coltivare il meglio di sé, ma, se non ha obiettivi nobili e
disciplina personale, degenera in una incapacità di donarsi generosamente. Di fatto, in molti paesi
dove diminuisce il numero di matrimoni, cresce il numero di persone che decidono di vivere sole,
o che convivono senza coabitare. Possiamo rilevare anche un lodevole senso di giustizia; però,
se male inteso, esso trasforma i cittadini in clienti che pretendono soltanto la prestazione di servizi.
34. Se questi rischi si trasferiscono al modo di intendere la famiglia, questa può trasformarsi in
un luogo di passaggio, al quale ci si rivolge quando pare conveniente per sé, o dove si va a reclamare diritti, mentre i vincoli rimangono abbandonati alla precarietà volubile dei desideri e delle circostanze. In fondo, oggi è facile confondere la genuina libertà con l’idea che ognuno giudica come gli pare, come se al di là degli individui non ci fossero verità, valori, principi che ci orientino, come se tutto fosse uguale e si dovesse permettere qualsiasi cosa.
 In tale contesto, l’ideale matrimoniale, con un impegno di esclusività e di stabilità, finisce per essere distrutto dalle convenienze contingenti o dai capricci della sensibilità.
Si teme la solitudine, si desidera uno spazio di protezione e di fedeltà, ma nello stesso tempo
cresce il timore di essere catturati da una relazione che possa rimandare il soddisfacimento delle
aspirazioni personali.
35. Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire
la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado
morale e umano. Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire.
Certo, non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo
cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità.

Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro nella  sua donazione volontaria d’amore.




4 commenti:

  1. L'uomo è un essere strutturalmente aperto, definito dal compito inesauribile di "divenire ciò che è", come diceva Nietzsche. Rispetto a tutti gli altri essere viventi ha una caratteristica del tutto particolare: ha bisogno per la propria formazione di una "educazione" eccezionalmente lunga. Mentre gli animali, in tempo breve, sono in grado di attuare autonomamente

    tutti i comportamenti di cui geneticamente dispongono, per l'uomo vi è la necessità di una lunga traiettoria educativa. La stabilità della relazione generativo-educativa è richiesta dalle caratteristiche stesse dell'itinerario di sviluppo della vita umana personale.

    Tale processo non implica solo la diade madre-bambino, bensì anche la figura maschile-paterna.

    L'emergenza dell'identità del soggetto umano ha un essenziale bisogno di avvalersi di differenza, complementarietà e chiarezza delle figure e dei ruoli rappresentati dall'uomo e dalla donna.

    Ciao Dani.

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    1. August ma questo commento è il tuo post di venerdì 21/10. Sei senza parole...Ü

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  2. Ciao Dani,una frase ripetuta mi lascia perplesso:L'uomo che teme il Signore.A me avevano insegnato che Dio va amato e non temuto.
    Un caro saluto,fulvio

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    1. Ciao Fulvio,il salmo racconta l’intima gioia concessa da Dio all’uomo che lo teme e cammina nelle sue vie. Non è il timore di incorrere nella punizione che ha il servo di fronte al padrone, ma è il timore, il rispetto che un figlio deve avere verso un Padre buono, cioè la conoscenza della parola di Dio nell’impegno di tradurla, camminando nella sua via. Tra l'altro il Cantico dei Cantici(questo salmo) è il canto d'amore di Dio verso Israele suo popolo, di conseguenza verso la sua Chiesa.
      Grazie Fulvio, buona notte!
      Dani

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