martedì 27 settembre 2016

Un pellegrino speciale


Un giovane di nome Piergiorgio Frassati

“Pier Giorgio è stato sicuramente felice del fatto di essere stato presente alla GMG! Lui si è sentito uno di quei milioni di giovani provenienti da tutto il mondo. La sua passione era l’evangelizzazione. Era ciò che fece per tutta la vita.  Sarà stata una occasione per parlare con i giovani per dargli coraggio, per andare dietro la via della salvezza. Per fargli vedere che tutto ciò si può fare durante la vita di tutti i giorni”
La figura del giovane morto a 24 anni e beatificato da Giovanni Paolo II nel !990 è stata al centro della catechesi a Cracovia di monsignor Nosiglia, l’arcivescovo di Torino.

Il beato Piergiorgio Frassati, scelto da San Giovanni Paolo II come patrone delle giornate Mondiali della Gioventù, raggiungerà presto il papa Polacco nell’alveo dei santi. Papa Francesco infatti  pensa di canonizzarlo molto presto. Per lui sono state organizzate conferenze, mostre, per farlo conoscere a 500mila giovani di tutto il mondo.
Il 23 luglio le reliquie (la bara con il corpo) del beato sono giunte nella Basilica dei Domenicani della Santa Trinità a Cracovia, e per tutta la settimana della festa dei giovani: “ GMG”, sono state mostrate nel monastero dei Padri Domenicani
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Pier Giorgio Frassati (Torino, 6 aprile 1901 – Torino, 4 luglio 1925) è stato uno studente italiano, terziario domenicano, membro della Fuci e di Azione Cattolica.
Tuttavia, per lui non c’è solo la vita contemplativa. Torino è un cuore pulsante di persone e di associazioni che si occupano di aiutare chi è rimasto ai margini ed è qui che Pier Giorgio si sente chiamato ad operare. Perché come i santi pragmatici piemontesi, quei santi sociali a cui accennavo, con san Giovanni Bosco in cima alla classifica, anche Pier Giorgio si getta con entusiasmo nella vita attiva. Visita i poveri con la San Vincenzo, soccorrendoli nei loro bisogni. Gli amici coniano per lui una sigla scherzosa: lo chiamano “FIT”, Frassati Impresa Trasporti. Perchè si organizza per portare qualsiasi cosa dove c’è bisogno.
Il suo modo di essere vicino a chi ha bisogno è esemplare. Nel libro Verso l’assoluto. Pier Giorgio Frassati, edito dalla Jaca Book, Primo Soldi scrive: “Non andava verso i poveri con quella intrinseca superiorità sociale che non permette di amalgamarsi ad essi, ma si sentiva parte di loro, come loro. Li aveva talmente nel cuore che per essi convertì tutto, dall’uso del suo tempo all’uso dei suoi soldi”. Dirà Pier Giorgio: “Gesù mi fa visita ogni giorno nella Comunione, ed io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri”. Non basta: sono diverse le realtà ecclesiali che il giovane Frassati frequenta. Dall’amicizia con i Domenicani, per esempio, ha origine la sua professione di terziario domenicano, con il nome di Fra’ Girolamo, in onore del Savonarola. Forte nel fisico e anche nell’anima, come l’impetuoso frate: è così che si sente Pier Giorgio.
Pier Giorgio era un ragazzo molto vivace, solare, sempre allegro e ricco di energie. Praticò numerosi sport, ma furono soprattutto le escursioni in montagna a costituire la sua più grande passione.


Si iscrisse anche a varie associazioni alpinistiche, partecipando attivamente a circa una quarantina di gite ed escursioni. La sua più notevole ascensione è stata la difficile vetta della Grivola (tuttora riservata ad alpinisti esperti); tra le altre montagne scalò anche l'Uia di Ciamarella il 20 luglio 1924 insieme agli amici dell'associazione di alpinisti cattolici "Giovane Montagna".
Fu poi proprio la sua passione per la montagna che gli fece conoscere Laura Hidalgo (1898-1976), una ragazza orfana e di modeste origini sociali: Pier Giorgio se ne innamorò, anche se non le confessò mai il proprio sentimento, “per non turbarla”, come scrisse ad un amico.
La ragione per cui non le dichiarò il suo amore fu la netta opposizione della famiglia di lui, che non avrebbe mai accettato per l'erede dei Frassati una consorte che non fosse stata d'altolocata e prestigiosa provenienza sociale.
Rinunciò quindi a questo amore per non suscitare pesanti discussioni in casa, e non incrinare ulteriormente il rapporto tra padre e madre, che già in quel momento versava in gravi difficoltà.
Tuttavia questa scelta fu per Pier Giorgio causa di sofferenza, ma lui seppe trovare il modo di affrontarla, come scrisse all'amico Isidoro Bonini, il 6 marzo del 1925: «Nelle mie lotte interne mi sono spesse volte domandato perché dovrei io essere triste? Dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrificio? Ho forse io perso la Fede? No, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l'unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa».
Oltre a essere un'intuizione quasi profetica (il cattolicesimo vissuto nella sua interezza anche nelle circostanze ordinarie della vita, senza separazioni e divisioni, in uno spirito di cristiana gioia) fu l'occasione di indimenticabili gite in montagna, buffi proclami in stile rivoluzionario e fonte di simpatici soprannomi dei suoi membri.
Ma dietro le apparenze scherzose e goliardiche, la Compagnia dei “Tipi Loschi “nascondeva l'aspirazione a un'amicizia profonda, fondata sul vincolo della preghiera e della fede.
Dietro l'apparente facezia si celava però il progetto di un'amicizia cristiana a tutto tondo, capace di valere per tutti gli ambiti della vita.
«Io vorrei che noi giurassimo un patto che non conosce confini terreni né limiti temporali: l'unione nella preghiera», scrisse Pier Giorgio ad uno dei suoi amici il 15 gennaio 1925.
Ed era proprio il vincolo della preghiera a legare i “lestofanti” e le “lestofantesse”, come scherzosamente si denominavano tra di loro, di questa singolare Compagnia.


Nonostante le ricchezze della famiglia venissero elargite ai figli con grande parsimonia, Pier Giorgio era spesso al verde perché il più delle volte i pochi soldi di cui disponeva venivano da lui generosamente donati ai poveri e ai bisognosi che incontrava o a cui faceva visita. Non di rado gli amici lo vedevano tornare a casa a piedi perché aveva dato a qualche povero i soldi che avrebbe dovuto utilizzare per il tram. Come già accennato, fece attivamente parte della Conferenza di San Vincenzo, aiutando tantissime persone che spesso non avevano di che vivere. «Aiutare i bisognosi - rispose un giorno alla sorella Luciana - è aiutare Gesù ». In famiglia nessuno sapeva alcunché delle sue opere caritative; inoltre non compresero mai appieno chi fosse veramente Pier Giorgio, questo figlio così diverso dal cliché alto-borghese di famiglia, sempre pronto ad andare in chiesa e mai a prendere parte alla vita mondana del suo stesso ceto.
È probabilmente visitando i poveri nelle loro abitazioni che Pier Giorgio contrasse una poliomielite fulminante che lo portò repentinamente alla morte in meno di una settimana, dal 29 giugno al 4 luglio, giorno in cui spirò.
La mattina del 30 giugno 1925, Pier Giorgio accusò una strana emicrania e anche un'insolita inappetenza. Nessuno però diede molto peso al suo malessere, pensando a comuni sintomi influenzali.
Inoltre, in quegli stessi giorni, tutta l'attenzione dei familiari era rivolta all'anziana nonna materna, Linda Ametis, che morì il 1º luglio.
La notte prima della morte della nonna, come racconta Luciana, non potendo prendere sonno per l'assillante dolore, Pier Giorgio tentò di alzarsi per camminare un po', ma cadde più volte in corridoio e si rialzò sempre da solo e senza che nessuno, a parte i domestici, se ne accorgesse.
I genitori compresero la gravità delle condizioni del figlio proprio il giorno della morte della nonna, quando egli non riuscì più ad alzarsi dal letto per partecipare alla celebrazione delle esequie.
Pier Giorgio stava quindi morendo senza che nessuno se ne rendesse conto e quando il medico accertò le condizioni disperate in cui versava, era ormai troppo tardi per qualsiasi rimedio.
Si tentò tuttavia di fare il possibile; il padre fece arrivare direttamente da Parigi un siero sperimentale, ma fu tutto inutile.

Giovanni Paolo II, che lo ha dichiarato beato, ha detto: “In lui il Vangelo diventa solidarietà e accoglienza, si fa attenta ricerca della verità ed esigente impegno per la giustizia. La preghiera e la contemplazione, il silenzio e la pratica dei sacramenti danno sostanza e tono al suo molteplice apostolato e tutta l’esistenza, vivificata dallo Spirito di Dio, si trasforma in avventura meravigliosa. Tutto diventa offerta e dono, anche la malattia, anche la morte”. Per chi crede, la vita non si conteggia dal numero di anni inutili trascorsi, in cui abbiamo pensato solo a dissipare i talenti della parabola evangelica, ma da quelli in cui ci siamo svegliati e abbiamo deciso che era ora di vivere per Cristo. Se non vogliamo capirlo, è un problema nostro, non di quei giovani che di corsa hanno percorso il tragitto che li separava dal Cielo. Come Pier Giorgio Frassati.



Una notte con le reliquie del beato Pier Giorgio Frassati al convento dei Domenicani


  
La Santa Messa alle ore 21:00 nella Basilica dei Domenicani in via Stolarska è iniziata una veglia che durerà tutta la notte.

“Oggi diamo inizio a un evento che preparavamo da molto tempo, “La notte dei Santi Domenicani" in occasione della GMG. Si tratta di uno dei principali eventi legati alla celebrazione degli 800 anni dell'Ordine dei frati predicatori.



Qui trovate altre notizie:  http://www.santiebeati.it/dettaglio/60600

2 commenti:

  1. Grazie Dani.
    Piergiorgio Frassati.
    Un'oasi nel deserto dell'indifferenza.

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    Risposte
    1. Molti giovani oggi, hanno a cuore il prossimo, e lavorano nel silenzio, Te lo posso garantire, ma non fanno "rumore" per questo non c'è eco.
      Ciao August, grazie!
      Dani

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