sabato 27 agosto 2016

S.Monica

Tante preghiere e lacrime


Poche altre figure nella storia del cristianesimo riescono a impersonare il carisma femminile come santa Monica, la madre amorosa e tenace che diede alla luce sant'Agostino, vescovo e dottore della Chiesa, e che ebbe un ruolo determinante nella conversione di lui.

Nel 353 Monica andò sposa ad un certo Patrizio, romano, dal quale avrà tre figli. Questi non era cristiano, aveva un carattere un po’ violento e non era nemmeno un buon esempio di fedeltà. Una donna meno forte e convinta nella fede cristiana avrebbe invocato subito la separazione o il divorzio. Monica no, voleva rimanere fedele al proprio matrimonio (“nella buona e nella cattiva sorte”) ma senza chiudere gli occhi sulle “malefatte” del suo compagno di vita.
E così la seconda battaglia che lei vinse, dopo il vino, fu quella del marito. Battaglia paziente, dolorosa, lunga, ma vittoriosa: riuscì infatti a guadagnare al Signore anche lui. Questi morirà nel 371, dopo essere diventato buon cristiano grazie alla preghiera incessante, alle lacrime e alla pazienza della moglie Monica. Scrisse Agostino: “Così non ebbe più da piangere quelle sue infedeltà che aveva dovuto tollerare quando egli non era ancora credente”. Anche questo è santità.
Ma la più grande sofferenza e nello stesso tempo la più grande gioia a Monica arriveranno dal figlio Agostino. Lei stessa l’aveva educato cristianamente, con la parola e con l’esempio, gli aveva messo nel cuore e sulle labbra fin da bambino il nome di Gesù, che nonostante tutte le peripezie filosofiche ed esistenziali, non dimenticherà mai.
Già qualche anno prima della morte del marito, quel figlio tanto intelligente le dava molte preoccupazioni. Sarà lei stessa che nel 371 lo manderà a Cartagine a proseguire gli studi. E sarà nello stesso anno che Agostino incomincerà la convivenza (come si vede era molto “moderno”) con una donna, dalla quale, l’anno dopo, avrà anche un figlio, Adeodato. Questa scelta fuori dal matrimonio fu per Monica un duro colpo: vedeva infatti il figlio allontanarsi dagli insegnamenti che gli aveva dato e anche dalle regole della propria fede cristiana (era nel frattempo passato all’eresia manichea). Per questi motivi, tornato a Tagaste lei, pur tra le lacrime, in un primo tempo non volle riaverlo in casa, finché confortata da un sogno, lo riammise presso di sé.
Nel 375 Agostino si trasferì a Cartagine per insegnarvi eloquenza, mentre dopo l’incontro col vescovo manicheo Fausto, cominciava la sua crisi filosofica. Monica continuò sempre a invitarlo al ritorno alla vera fede, e non cesserà mai di pregare, tra le lacrime, per la conversione del figlio.
Questi invece, con uno stratagemma, riuscì a sfuggirle, imbarcandosi nottetempo per Roma (383), dove, dopo aver superato una lunga malattia, cominciò ad insegnare eloquenza e retorica. Finché ottenne un posto, tramite il prefetto 
di Roma Simmaco, a Milano.
Forse Agostino credeva che più andava verso nord, più la madre rimaneva... lontana. E si sbagliava di grosso. Monica non aveva ormai nessun interesse, nessuna preoccupazione, nessun obiettivo terreno che la sua conversione. E questo amore, anche se tra le lacrime, non si lasciava spaventare dalle distanze e dai disagi che comportavano i viaggi di allora. E così Monica, per amore del figlio prodigo, fuggito lontano, dopo aver viaggiato con il mare in tempesta, arrivò nell’anno 385 a Milano, accompagnata da Navigio, fratello di Agostino.
Qui la Mano Provvidenziale di Dio li aspettava entrambi con l’incontro con il vescovo della città, Ambrogio “un uomo di Dio”, e un “vescovo noto in tutto il mondo”. Tutti e due seguirono le sue omelie, tutte e due rimasero molto bene impressionati (anche se Agostino all’inizio badava più alla forma retorica che alla sostanza). Ambrogio predicava, Monica pregava (e faceva opere di carità), Agostino pensava, e passava di crisi in crisi e di filosofia in filosofia, dal manicheismo allo scetticismo, dai neo accademici e ai neoplatonici. La grazia di Dio intanto, per vie misteriose come sempre, lavorava su tutti.
La tanto sospirata conversione di Agostino arrivò alla fine del 386, e con il battesimo suo (e del figlio Adeodato) per mano del vescovo Ambrogio nella Pasqua del 387. Questo era il sigillo sul grande travaglio di Agostino nella sua ricerca della verità, e la fine delle tante preghiere e lacrime di Monica per lui. Missione compiuta. Non aveva altri obiettivi terreni. Il Paradiso. Alcuni mesi dopo il battesimo infatti progettarono di tornare in patria. Arrivati ad Ostia tutti e due, madre e figlio convertito, ebbero la famosa estasi di cui si parla nelle Confessioni. Era un piccolo saggio (di Dio) e assaggio per loro di vita eterna, che cambiò la prospettiva di vita per entrambi. Così Agostino riferisce le ultime parole della madre: “C’era una cosa sola per la quale desideravo rimanere un poco su questa terra: vederti cristiano cattolico prima di morire. Dio me lo ha concesso abbondantemente, perché ti vedo divenuto suo servo che addirittura disprezza la felicità terrena. Che cosa dunque sto a fare qui?”. Infatti moriva poco dopo, sempre a Ostia, all’età di 56 anni, mentre Agostino ne aveva 33, e stava per cominciare la sua prodigiosa opera. Grazie alla perseveranza, alla pazienza, al coraggio, alle preghiere e alle “tante lacrime” di una grande donna e di una grande madre.






Pochi giorni dopo l’estasi di Ostia (piccolo assaggio della Patria definitiva o Paradiso) Monica colpita dalla febbre, si mise a letto, e si preparò all’incontro con Dio, che lei desiderava con tutte le forze. Non aveva nessuna preoccupazione né di morire né di essere lontano dalla sua terra, dove aveva preparato con cura la propria tomba accanto al marito. Fece solo una raccomandazione ai presenti: si ricordassero di lei nell’Eucarestia. Alla domanda se non aveva paura di lasciare il proprio corpo in terra straniera, così lontana dalla propria patria, lei rispose:“Nulla è lontano da Dio, e non c’è da temere che alla fine del mondo egli non ritrovi il luogo da cui risuscitarmi” (Dalle Confessioni 9).



10 commenti:

  1. Grazie Dani, non conoscevo la storia della santa.
    Ciao.

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    1. Sono contenta di aver contribuito a far conoscere Una donna grande nell'umiltà e nella preghiera costante.
      Ciao August.
      Dani

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    1. Sì sinforosa, grande donna, mamma e moglie ed esempio.
      Buon fine settimana, un abbraccio.♥
      Dani

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  3. Una vera Santa. Ma davvero. Suo figlio fu molto furbo e troppo intelligente per non capire che sarebbe finito all' inferno. una delle sue redenzioni fu la pace dei sensi e all' affidarsi completamente a Dio dopo averne fatte di ogni, in fondo poi non è così difficile. Un classico direi. Lui non solo ha rovinato corpi ma anche anime. Non dimenticare che è un peccato mortale. Lui era un bipolare troppo eccessivo.
    Giustizie e santi vengono proclamati solo da Dio. Chi si arroga il diritto supremo di giudicare il " santo" o quant' altro è un poverello.
    Solo Dio sa.
    So che non pubblicherai.
    buongiorno Daniela

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    1. Cara Silvana, io pubblico il tuo commento, anche se so che tu lo hai fatto come provocazione perché è talmente scontato che non farà né caldo e né freddo a nessuno.
      Hai scritto cose inesatte, con spirito distruttivo. E non dimenticare tu, i peccati tuoi, invece di pensare a quelli degli altri. Rileggiti bene San’Agostino, senza preconcetti. Hai avuto il tuo tempo per ripensare a relazionarti con gli altri in maniera positiva e non accusatrice e di giudizio, come tu stessa hai commentato. Ritorna a commentare qui, senza cattiveria, e provocazione.
      Ciao, buon pomeriggio!
      Dani

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    2. nemmeno tu hai la verità in tasca. affidati se tanto ti consola. Io la vedo diversamente. Pero' non sono ipocrita. Dio lo sa.

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  4. Cara gioia non mi relazionero' mai nel virtuale. Prima ci credevo ora non piu' Come vedi sono io che ho scelto. Non pubblico più post da tempo e nemmeno mi interessa. Eppure mi ricordo che ci tenevo moltissimo al mio blog. Intervengo solo quando la devastante ipocrisia supera i limiti. E più forte di me.
    Ho cari amici veri reali e sinceri che conosco da anni. Pochi ma buoni perché seleziono molto. Ho letto con attenzione il libro. A ognuno l' interpretazione che...merita o che fa più comodo. Ma sarà solo LUI a giudicare e, almeno in questo, sono fiduciosa e serena. I miei peccati li vedo e li ricordo ogni giorn, li ho pagati carissimi Li pagherò per tutta la vita rispetto a tanti altri che stanno meglio di me e che hanno fatto davvero molto male. Tranquilla Dani.
    Buona notte

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  5. Agostino non lo conosco evo. quando ho letto il libro mi è venuto un colpo. a ognuno il santo che preferisce o che più gli somiglia...senza alcun pregiudizio che sia chiaro

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  6. Silvana non si nasce santi, la santità è un cammino, un cammino per far crescere dentro di noi la consapevolezza della nostra fragilità, e di conseguenza ammissione dei propri errori e rinascere come uomo nuovo, ma non solo a parole, con la propria vita.

    "Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace" Sant'Agostino (10, 27, 38)
    Ciao.
    Dani

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