martedì 21 giugno 2016

Le oche



Cosa  vi sovviene guardando questa tenerissima immagine?

A me, a parte la tenerezza di una mamma oca che guida i suoi piccoli, penso alla leggenda delle oche del Campidoglio.

Una delle leggende più famose  legata all’assedio di Roma da parte dei Galli. La vicenda si svolge sul Campidoglio, dove sorgeva il tempio di Giunone presso cui vivevano le oche sacre alla dea. I Romani, assediati da tempo dai Galli, cominciavano a soffrire la fame ed erano tentati dal desiderio di uccidere le oche che si aggiravano libere sul Campidoglio, ma non osarono farlo essendo queste sacre.

Una notte Marco Manlio, un soldato che dormiva presso il tempio di Giunone, sentì le oche starnazzare,si alzò di scatto e corse alle mura della rocca. Si scontrò con un Gallo che insieme agli altri stavano scalando la rocca, affrontò il primo e gli strappò le dita. Intanto le oche, continuando a starnazzare, svegliarono tutto l’esercito che si precipitò a supportare Marco Manlio. I Galli, grazie all’allarme dato dalle oche, furono sconfitti definitivamente.



L’oca era sacra ai Celti come simbolo del “messaggero dell’altro mondo”, e perciò le oche addomesticate, sacre ed intoccabili, accompagnavano i pellegrini ai loro santuari pagani. Ma di oche parlano anche alcune favole europee ambientate in terre celtiche ( es. “La guardiana delle oche” di Grimm).




Una regina, rimasta vedova da molto tempo, aveva una figlia. la giovane venne promessa a un principe di un paese molto lontano. Giunto il momento della partenza la regina le preparò un corredo di oggetti preziosi oltre a una cameriera come compagnia durante il viaggio. Entrambe vennero provviste di cavallo, ma quello della principessa si chiamava Falada e sapeva parlare. All'ora dell'addio la madre si ferì le dita e fece gocciolare tre goccioline di sangue su un fazzoletto bianco che donò alla figlia come aiuto durante il viaggio. Dopo un'ora trascorsa cavalcando alla principessa venne una gran sete così chiese alla cameriera di andarle a prender dell'acqua a un ruscello che scorreva lì vicino, la cameriera si rifiutò rispondendole rudemente. La principessa, però, aveva molta sete che si chinò direttamente sul ruscello per bere, ma le tre gocce di sangue le dissero:" Se lo sapesse tua madre, le si spezzerebbe il cuore" Così la ragazza rimontò a cavallo senza bere, ma dopo non molto le venne di nuovo sete. Chiese di nuovo alla cameriera di andarle a prendere dell'acqua, ma dopo il rifiuto di questa, fu costretta a chinarsi direttamente sul ruscello e le tre goccioline di sangue dissero di nuovo:" Se lo sapesse tua madre, le si spezzerebbe il cuore", ma mentre la principessa si chinava il fazzoletto che portava in seno scivolò portato via dalla corrente senza che la principessa se ne accorgesse. La cameriera, però, aveva visto tutto e sapeva che la principessa era diventata più vulnerabile così la costrinse a cambiare cavallo e vestiti con i propri e a giurare che non avrebbe raccontato a nessuno quella vicenda. Una volta arrivati al castello la cameriera, vestita da principessa, sposò il principe e la vera principessa dovette aiutare un ragazzo di nome Carletto a sorvegliare le oche. La cameriera inoltre ordinò che Falada, il cavallo parlante, fosse ucciso perché aveva paura che potesse parlare e svelare la sua vera identità. Venuta a sapere della sorte che toccava al cavallo, la principessa pagò il macellaio incaricato di uccidere Falada affinché appendesse la testa del cavallo sotto la volta di una porta buia della città che la ragazza attraversava tutti i giorni per raggiungere il campo dove sorvegliare le oche. La mattina seguente, mentre passava sotto la porta con Carletto, la principessa disse: "Oh Falada, che lì appeso te ne stai" e la testa del cavallo rispose:
"Oh, principessa che per la strada te ne vai, se solo tua madre lo sapesse, il cuore le si spezzerebbe"
Una volta arrivati nel campo la ragazza si sciolse i lunghi capelli biondi per spazzolarli, ma Carletto gliene voleva rubare alcuni così la principessa disse:
"Soffia, soffia, venticello, di Carletto fa' volare il cappello, lascia che lo insegua a perdifiato, finché i miei capelli ho pettinato"
Allora soffiò un vento che fece volare via il cappello di Carletto che fu costretto a rincorrerlo fino a quando la principessa finì di pettinarsi così Carletto non poté rubarle neanche un capello. Il giorno seguente si ripeté il colloquio colla testa del cavallo sotto la porta e una volta arrivati nel campo la ragazza volle pettinarsi i capelli così invocò di nuovo il vento che fece volare il cappello di Carletto che lo rincorse fino a quando la principessa finì di pettinarsi. Dopo il ritorno in città, Carletto andò dal re e gli disse che non voleva più sorvegliare le oche con quella ragazza perché gli faceva in continuazione scherzi e raccontò del colloquio con Falada e dell'invocazione del vento che gli faceva volare il cappello. Il re gli ordinò di sorvegliare le oche con quella ragazza anche per il giorno seguente perché il re stesso avrebbe controllato come andavano effettivamente le cose. La mattina dopo il re si nascose sotto la porta buia e senti il colloquio con la testa di cavallo appesa e si nascose dietro un masso nel campo per spiare le mosse della principessa e Carletto che dovette anche questa volta rincorrere il suo cappello trasportato dal vento. Una volta tornati in città il re convocò la ragazza e le chiese il perché di tutte quelle stranezze, ma lei gli disse che non poteva rispondere e per quanto il re insistesse non riuscì a sapere niente finché le disse di andare a parlarne con la stufa ed uscì dalla stanza. La ragazza allora si confidò con la stufa e il re la sentì attraverso il tubo, così chiamò il principe dicendogli che aveva sposato la donna sbagliata.
Per smascherare la cameriera bugiarda il re organizzò un grande banchetto dove entrambe le ragazze erano presenti. Una volta mangiato il re chiese alla cameriera, quasi per gioco, come avrebbe trattato una persona che mentiva al proprio signore, la cameriera rispose che l'avrebbe spogliata e rinchiusa in una botte piena di chiodi e di venire trascinata per le scale da cavalli fino alla morte. Il re allora la condannò alla stessa punizione da lei pronunciata e finalmente il principe poté sposare la vera principessa.

La guardiana di oche
Una fiaba dei fratelli Grimm


Concludo dicendo che oca non è sinonimo di donna, ci sono oche e...Oche!

11 commenti:

  1. fanno sorridere anche a me.
    buona serata Daniela.

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  2. e ci sono anche le oche maschio e anche nel virtuale. ^_^
    L’oca maschio viene chiamata in inglese con il termine “gander”, per distinguerla dalla femmina che, invece, viene chiamata “goose”. Riconoscere il maschio dell’oca non è semplice poiché tra i due sessi non ci sono molte differenze e il dimorfismo sessuale è minimo se non del tutto assente. Il modo più sicuro per determinare il sesso delle oche è l’ispezione cloacale che, però, deve essere fatta solo da un veterinario. generalmente le oche sono cone le pecore inseguono il gregge che conviene... sempre unite e mai sole. Hanno paura. Ciao.

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    1. Per favore Silvana attieniti a commenti sul post, senza nessuna allusione. Grazie.
      Ciao, buona giornata!
      Dani

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    2. si Daniela ma è giusto, legittimo leggere la differenza tra oche e OCHE.. compresi oche maschi un po' miopi nell' occasione.
      buona giornata. qui c'e' il sole.

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  3. molto belle e significative queste fiabe.

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  4. Ciao Daniela,ricordando,da bambino frequentavo la casa, nella campagna friulana ,dei miei zii,avevano due cani (Mastini napoletani)e tante oche.
    I cani non mi impaurivano le oche si.
    Bella la fiaba dei Grimm,cruenta come tutte le loro storie.

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    1. Perché le oche sono imprevedibili, forse.
      Grazie Fulvio.
      Buongiorno a te!
      Dani

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  5. Ciao e felice giornata,fulvio

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  6. Non dovevi specificare che l'oca è sinonimo di donna.
    Ciao Dani.

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    1. Veramente ho detto il contrario,cioè che NON è sinonimo di donna.
      Ciao
      Dani

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