venerdì 22 aprile 2016

Giornata Mondiale della Terra

Nel 1970 iniziò la lunga marcia per coinvolgere le persone sulle tematiche ambientali, cercando di convogliare le loro energie e conoscenze per uno stile di vita più sostenibile. Quarantasei anni dopo gli ideali non sono affatto cambiati, anche se la battaglia per la difesa del nostro pianeta si è fatta ardua, considerato il peso di cambiamenti climatici che sembrano inarrestabili. “Iniziamo adesso e non fermiamoci” è lo slogan globale che rimbalza di continente in continente e che incita a un attivismo ambientalista che può ancora salvare il nostro pianeta.



La Giornata della Terra – Earth Day,  giunta alla 46ma edizione, si celebra ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. Nata come movimento universitario il 22 aprile 1970, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti la utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante, e specie animale che scompaiono, l’esaurimento delle risorse non rinnovabili.

La giornata vanta un’ampia partecipazione a livello planetario, questi i numeri: 22mila organizzazioni, un miliardo di persone coinvolte, 192 paesi del mondo. CLICCA QUI per vedere la mappa degli eventi nel mondo



“Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale

Da LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI’
DEL SANTO PADRE FRANCESCO
SULLA CURA DELLA CASA COMUNE (N.14)

Liguria 2016

Purtroppo un nuovo disastro ambientale è avvenuto  cinque giorni fa  poco dopo le 19.30, a Genova, nel quartiere di Cornigliano, è scattato l’allarme  perché si è rotta una condotta di  grosse dimensioni dell’oleodotto Iplom dalla quale  è cominciata a riversarsi, prima nel rio Fegino e poi nel Polcevera, una liquido infiammabile che, in parte, ha raggiunto il mare.
Una fuoriuscita così imponente che ha richiesto l’intervento di 4 squadre dei vigili del fuoco, Capitaneria di porto, polizia municipale, carabinieri. Per arginare la perdita sono state  messe panne alla foce e a metà del Polcevera e  sono intervenute anche ruspe. Secondo  il Secolo XIX, è «Esclusa l’ipotesi del gesto doloso: si sarebbe trattato di un incidente, forse il malfunzionamento di una valvola».
I lavori per arginare il fiume di petrolio continuano , l’aria è irrespirabile, il puzzo di idrocarburi si sente per chilometri  e il disastro ambientale è davanti agli occhi di tutti e sembra appena l’inizio.






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