martedì 22 marzo 2016

Settimana Santa




Il Dio donato.
Gesù arriva alla fine dei suoi intensi tre anni con un pugno di mosche in mano:
L’umanità non ha capito. I suoi discepoli, preziosi e amati, sono fermi alla contraddizione
del potere e della gloria e fermi al proprio limite; i capi religiosi avvertono la forza destabilizzante
della sua predicazione; la folla segue il vento della moda.
Gesù non ha alcuna possibilità di farcela. Non è servito, non è bastato, non è sufficiente tutto l’amore che ha donato. Lasciare che le tenebre vincano, lasciare che le cose prendano la loro piega, osare.
Osare fino a morire appeso a una croce, fino all’eccesso. Altro è dire: “Dio vi ama!”, altro morire.
Altro dire: “Il Padre vi perdona!”, altro pendere, nudo, da un palo. E Perdonare.
Una cosa è parlare, un’altra morire. Urlando.
Capiranno, gli uomini? O Dio sarà uno dei tanti sconfitti della storia? Dimenticati?
Quanti crocefissi sono morti nella storia antica? Cinquecentomila? Un milione? Di quanti
di loro ricordiamo il nome e la vita?
L’uomo avrebbe continuato ad immaginarsi Dio con un volto proiettando in esso i propri desideri. O le proprie paure.
Gesù accetta, rischia, si dona. Forse sarà tutto inutile, come insinua l’avversario nell’orto degli ulivi. Forse.
L’agonia di Gesù, nell’orto degli ulivi, l’agonia che lo fa sudare sangue, è tutta lì, in quella scelta. Non nel dolore che Gesù deve affrontare, non nel senso di abbandono da parte dei suoi, no.
Il dolore, inaudito, che Gesù prova, nasce dal dubbio dell’inutilità della sua scelta definitiva.
L’avversario, che torna ora che è giunta l’ora, cerca di scoraggiarlo: “è tutto inutile”.
Inutile: non vedi che ti stanno venendo a prendere per arrestarti? Inutile: i tuoi stanno dormendo, non hanno capito la gravità della situazione. Inutile, l’uomo non cambierà mai.
Gesù accetta, corre il rischio, si dona. Morirà.
Lì, appeso alla croce, Dio è evidente, inequivocabile, non vi è alcuna possibilità di ambiguità.
Il cuore della passione di Cristo è l’amore, non la violenza.
Gesù muore affidando al Padre il proprio cuore, e donando a noi lo Spirito.
Dio è evidente: osteso, mostrato, nudo. Dio è così, amici: arreso.
Il velo, ora, è squarciato: Dio invisibile, ha tolto il velo, si è rivelato
A noi, ora, la prossima mossa.


Siateci
Un invito sommesso, a chi legge queste pagine: siateci.
Nella povertà delle nostre assemblee, ritagliando spazio e tempo ai nostri mille pressanti impegni, siateci. Giovedì sera alla Messa che ci ricorda l'istituzione dell'Eucarestia, venerdì nella grande e sofferta celebrazione della Croce, Sabato nella lunga e luminosa notte della Resurrezione. Tre giorni che ci accompagneranno, spero, a ridire la nostra fede, a riscoprire il dono, a cambiare la vita.
Abbiamo il coraggio, in questi giorni, di rimetterci in gioco, di identificarci.

Da: Il mio Amore è per sempre




1 commento:

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