martedì 16 febbraio 2016

La Parola e l'arte


Sesta opera di misericordia

Sopportare pazientemente le persone moleste

Avendo come riferimento quest’opera di misericordia, mi porta a leggere il Vangelo  e meditare sulla frase di san Paolo nella lettera ai Galati: “Portate gli uni i pesi degli altri” (Gal 6,2a).
Dio lo ha fatto incoraggiando Mosè che si rivolge a Lui dicendoGli: “Non ce la faccio io a portare questo peso!” (Nm 11,14)
Mosè è il simbolo di tutte le figure bibliche che, guidate e accompagnate da Dio, riescono a anch’esse ad imitare la pazienza e la tenacia di Dio nel portare il peso del popolo.
Questa dimensione della reciprocità del portare è ovviamente di natura trinitaria: La Trinità vive una reciprocità di dialogo, in quanto il mistero trinitario è mistero di sopportazione o sopportazione reciproca.
Ogni figura trinitaria aiuta l’altra: Il Padre ha bisogno del Figlio, ne è l’espressione d’amore; il Figlio si lega al Padre in una dimensione d’amore così grande che lo Spirito Santo è esso stesso il legame.


La Trinità di Rublev


Questa tavola d trinitaria, sotto le querce di Mamre, diventa l’immagine dell’umanità, della casa, di una comunità.
Rublev descrive questa icona perché nell’anno 1410 gli chiedono nel suo convento di scrivere visivamente come reciprocamente portarsi il peso.

Nello sguardo circolare dei tre personaggi dell’icona ognuno ha bisogno dell’altro, ognuno guarda l’altro ed è completato dall’altro, senza perdere la propria identità. E lo sguardo rende l’altro protagonista. Ecco che la sopportazione reciproca diventa sguardo d’amore.


Andrej Rublev (1360-1430) è il più grande iconografo russo, tanto che la Chiesa Ortodossa russa lo ha proclamato Santo. La sua icona della Trinità, dipinta tra il 1422 e il 1427 e conservata oggi nel Museo Tretjakov di Mosca, è un capolavoro sia dal punto di vista artistico che teologico 

   
Il soggetto dell'icona della Trinità si basa sul racconto dell'"Ospitalità di Abramo" (Genesi 18), che narra l'incontro avvenuto tra le querce a Mamre, tra Abramo, capostipite del popolo eletto, e tre pellegrini (che la Bibbia chiama "angeli")

Nei testi liturgici orientali (dal IX secolo)questo episodio viene considerato come l'apparizione ad Abramo della Santa Trinità.


Rublëv utilizza una ricca varietà di simboli per sottolineare la comune natura divina dei Tre personaggi rappresentati e la Loro identità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Essi sono raffigurati come Angeli con le ali. I loro volti sono uguali e nessuno è più giovane o anziano dell’altro: in Dio non c’è un prima o un dopo, ma un perenne oggi.

Tutti e tre tengono in mano il bastone del viandante, segno della stessa autorità; e anche le aureole sono tutte e tre uguali, senza alcun segno di distinzione; e ancora, l’azzurro, colore divino, è in tutte e tre le figure, che sono sedute su troni uguali, segno della stessa dignità. L’intero dipinto è intessuto di una luce intensa che si riverbera su chi lo guarda.

Le tre figure sono in un atteggiamento di riposo; sono molto simili e si differenziano solo per la predisposizione di ciascuno nei confronti degli altri due: un solo Dio in tre persone, che si completano l’una l’altra in un rapporto circolare, inesauribile, di comunione amorosa.
L’espressione delle tre persone divine, disposte a cerchio aperto verso chi guarda, e in conversazione tra di Loro, esprime l’Amore trinitario. Nonostante la Loro somiglianza, gli angeli hanno però identità diverse, riferite alla loro azione nel mondo. L’identificazione è suggerita dai loro sguardi, dai colori degli abiti, dalle posizioni dei corpi, dai gesti delle mani, dalla testa, dalla simbologia delle forme geometriche.


Le figure simboliche alla base dell’icona della Santissima Trinità
Cerchio, triangolo,rettangolo e tre coppe.


E’ solo con la Trinità di Rublëv che l’uguaglianza pittorica delle tre persone raggiunge livelli così elevati, e soprattutto è solo con Rublëv che la terza figura, lo Spirito Santo, abbandona il simbolismo della colomba, tipico delle raffigurazioni trinitarie, per assumere esplicitamente una sembianza umana, del tutto simile a quelle delle altre due figure. Nel Padre (Angelo di sinistra) il color azzurro è nascosto, in quanto Dio Padre nessuno l’ha mai visto, se non tramite la bellezza e la sapienza della sua creazione (manto rosa). E’ Lui il punto di partenza dell’immagine. Il mantello ha i colori regali, oro e rosa, con riflessi verdi, simbolo della vita.

Al centro della mensa luminosa si trova un calice-coppa con dentro l’agnello. Osservando attentamente l’immagine, l’angelo centrale (Figlio) è contenuto nella coppa formata dai contorni interni degli altri due angeli (Padre e Spirito). Il Figlio (Angelo di centro) è uomo (tunica rosso sangue ed è anche il coloro dell’amore che si dona sino al sacrificio), ha ricevuto ogni potere dal Padre (stola gialla) e si è manifestato come Dio attraverso le sue opere (mantello azzurro). E’ il Figlio la figura centrale della Redenzione, l’Agnello immolato ripreso nel momento in cui ritorna all’interno della Trinità. Due dita della mano destra appoggiata alla mensa rivelano la duplice natura: umana e divina.

Lo Spirito Santo (Angelo di destra) è Dio e dà la vita (verde, colore delle cose vive e della speranza). Sembra sul punto di mettersi in cammino e raffigura lo Spirito Santo che sta per iniziare la Sua missione. Ha un atteggiamento di assoluta disponibilità e di consenso alle altre due figure. Entrambe hanno il viso rivolto verso il Padre, che li ha mandati. Dal Padre ha origine ogni cosa (posizione eretta). Egli chiama il Figlio indicandogli con mano benedicente la coppa del centro.


Marc Shagall

La Trinità


Chagall dipinse questa scena prendendo a modello l’icona dell’artista russo Andrej Rublev dal titolo, appunto, la Trinità. Benché esplicita la citazione di Chagall dell’artista conterraneo, le differenze raccontano il modo dell’uomo contemporaneo di confrontarsi col Mistero. L’oro in cui è immerso il banchetto di Rublev è diventato in Chagall rosso fuoco, come le trame tormentose della storia moderna. La tavola aperta, con gli angeli frontali che lasciano libero un lato della mensa per invitarci a sedere, lasciano il posto a tre angeli colti di spalle, i quali non ci guardano affatto e la cui mensa è nascosta dalle loro stesse ali. Che cosa è accaduto fra Rublev e Chagall? 
Fra i due passa il secolo dei lumi, la rivoluzione francese, le grandi filosofie moderne, fra Rublev e Chagall passa l’identità di un uomo che ha perso la sua origine. Abramo parla con l’unico angelo di profilo, i colori dell’abito del patriarca, infatti, si riflettono in quelli dell’angelo che rappresenta Dio Padre. Gli altri due angeli, invece, sono più decisamente di spalle e hanno ali bianchissime. Uno (a destra) ha la tunica viola, il colore che Chagall assegna alla sofferenza. È l’immagine di Cristo, il più vicino al Padre. L’altro angelo, invece, bianco con una striatura verde – colore della vita –, rappresenta lo Spirito Santo. È lui che indica con la mano quel banchetto. È per lo Spirito infatti che pane e vino divengono Corpo e Sangue di Cristo.

5 commenti:

  1. Quel tuo commento sul post di Balthur è offensivo nei miei riguardi. Mi sembra che tu confonda tra chi accusa la pedofilia e chi è pedofilo. Su quella mostra il Vaticano doveva protestare. Non si può commemorare un pedofilo.
    Ciao.

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    1. Ho chiarito sul tuo post, nel tuo blog.
      Ciao
      Dani

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