mercoledì 15 gennaio 2014

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Storie d’amore nella letteratura




Giulietta e Romeo  La tragedia di William Shakespeare.

L’amore impossibile  e più struggente di tutta la letteratura, senza tempo e senza fine.
Il dramma dei due amanti sfortunati, vittime di antichi odi familiari, si consuma nel destino avverso.

Montecchi e Capuleti, famiglie veronesi offuscate dai soldi e dall’orgoglio smodato ed egocentrico, lasciano scorrere gli anni alimentando un odio recondito l’una verso l’altra, e senza permettere spiragli di chiarimento.
Sotto l’ombra di quest’odio sono cresciute le generazioni giovanili, intolleranti tra loro quanto gli stessi adulti; ma per quanto i due casati non possano prendersi nemmeno in fotografica (o in dipinto onde evitare anacronismi di natura tecnologica) un tenue filo sembra unirli segretamente: l’amore tra i rispettivi figli: la dolce Giulietta, e il baldo Romeo.

Conosciutisi ad una festa, i giovani inconsapevoli delle proprie origini, si lasciano andare aprendo i propri animi alle dichiarazioni più struggenti e sincere di un amore così puro e saldo quanto prematuro. Ma in fondo per ogni roseto c’è sempre un bocciolo destinato ad essere reciso o da natura stessa, o da mano dell’uomo, e costretto a non vedere fioritura… quanto per ogni amore c’è la possibilità di non vederne maturazione.[…]

♥ 

Romeo: "io giuro il mio amore sulla luna." Giulietta: "Non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese, nel suo rotondo andare!"




Orfeo ed Euridice sono due personaggi mitologici legati da una tormentata storia d'amore narrata da Ovidio nelle Metamorfosi.



Al loro mito si sono ispirati numerosi artisti e letterati.


Orfeo è un abilissimo suonatore di cetra e si innamora della ninfa Euridice e la sposa. Un giorno la donna, mentre era su un prato a raccogliere fiori, viene morsa da un serpente e muore. Orfeo dapprima si dispera e poi raggiunge gli Inferi dove tenta di commuovere la regina degli Inferi, Proserpina, perché gli renda la sua sposa. Suona con la cetra e commuove anche le anime dei morti. Commuove anche Proserpina che gli concede di ricondurre nel mondo dei vivi Euridice ad una sola condizione: che egli non si volti a vedere la donna finché non saranno nel regno dei vivi, altrimenti la perderà. Orfeo promette, ma poi non resiste e volge gli occhi indietro alla sua sposa, e Proserpina la richiama negli inferi, e Orfeo l'ha persa per sempre.



Paolo e Francesca



Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.»
Queste parole da lor ci fuor porte.
Dante Alighieri, Inferno V, 100-108

Dante mette gli sventurati amanti all'inferno perché macchiati di un 
peccato gravissimo,ma li fa vagare abbracciati, così come morirono, 
ovvero: puniti sìma insieme




I due amanti dannati del V canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante.
Un amor cortese colpevole di adulterio.
Un bacio tremante fu l’inizio della loro passione e il peccato che li condusse alla morte.

La storia di Paolo e Francesca racconta di un fatto realmente accaduto nel  castello di Gradara anzi addirittura un fatto storico, legato alla storia politica d'Italia del XIII secolo.

Il tragico amore di Francesca da Rimini e di Paolo Malatesta hanno ispirato, da Dante in poi, numerosi artisti che hanno composto lavori teatrali, letterari e opere d'arte, tanto da diventare, in epoca romantica, la coppia simbolo della passione irrefrenabile, che non conosce limiti e non può essere controllata dalla ragione.




Francesca nasce a Ravenna come dice Dante nel  V canto dell’Inferno, "...siede la terra dove nata fui, sulla marina dove 'l Po discende....." e lì viveva tranquilla e serena la sua fanciullezza , sperando, come tutte le ragazze, che il padre le trovasse uno sposo gradevole e gentile.
Siamo nel 1275 e
 Guido da Polenta di parte Guelfa, decide di dare la mano di sua figlia Francesca a Giovanni Malatesta che lo aveva aiutato a cacciare definitivamente  i Traversari, suoi mortali nemici.  

A quei tempi i matrimoni venivano decisi dalle famiglie e i due interessati dovevano semplicemente obbedire alle decisioni prese da altri, senza tener conto dei sentimenti.

Il padre di Giovanni,
 Malatesta da Verucchio detto il Mastin Vecchio o il Centenario, Signore di Rimini, era d'accordo ed il matrimonio venne combinato.

I potenti signori di Rimini e Ravenna si resero conto del fatto che la bella figlia di Guido non avrebbe accettato a cuor leggero un uomo d'armi, per di più zoppo e, per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca, tramarono l'inganno.

Mandarono a Ravenna
 Paolo il Bello "piacevole uomo e costumato molto", fratello minore di Giangiotto, sposato da cinque anni con Orabile Beatrice, figlia ed erede di Uberto conte di 
Ghiaggiolo, con la quale aveva due figli Uberto e Margherita
Francesca, di nascosto, vide Paolo e credette che fosse il "Malatesta" destinatole per le nozze di cui si stava parlando in famiglia.

Francesca, che allora doveva avere su per giù 15 o 16 anni, si innamorò del giovane Paolo e, quando suo padre le domandò se fosse pronta a sposare il "Malatesta" (senza essere più chiaro), accettò con gioia ed il giorno delle nozze, pronunciò felice il suo "sì", senza sapere che Paolo la stava sposando per procura, cioè a nome e per conto del fratello Gianciotto, cosa di cui la poveretta s'accorse solo in seguito.

Francesca dovette accettare la situazione, tutto e tutti erano contro di lei e lei, da ragazza intelligente qual era, fece di necessità virtù ed ebbe da lui una figlia che chiamò Concordia(come la suocera). Visse così cercando di rendersi la vita meno triste, anche perchè il marito, innamorato di lei, comunque la copriva di regali e di attenzioni.

Il cognato, Paolo Malatesta, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, dove viveva la povera Francesca, le faceva spesso visita, forse per il rimorso di essersi prestato all'inganno, o per un nuovo sentimento.

Uno dei fratelli, però, un certo Malatestino dell'Occhio (così chiamato perchè aveva un occhio solo "ma da quell'uno vedeva fin troppo bene"), spiando, s'accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca.

Un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite da Francesca, ma qualcuno (forse Malatestino "quel traditor") aveva avvisato il di lei marito Giangiotto, che ogni mattina si dirigeva a Pesaro per la sua carica diPodestà, e che generalmente rincasava a tarda sera.

Gianciotto finse di partire, ma rientrò da un passaggio segreto e, mentre i due fedifraghi leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, "come amor li strinse", si diedero un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca) proprio nell'istante in cui il marito aprì la porta e li sorprese.


Accecato dalla gelosia, Gianciotto allora estrasse la spada, Paolo cercò di salvarsi passando dalla botola che si trovava vicino alla porta, ma, si dice che il vestito gli si fosse impigliato in un chiodo e così dovette fermarsi davanti alla spada del fratello. Mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo facendo da scudo con il suo corpo, così che quel colpo di spada trafisse entrambi, uccidendoli.



Jurìj e Lara




Il dottor Zivago, di Boris L. Pasternak.

Una storia d’amore e sofferenza di due innamorati adulteri che
verranno separati da inevitabili circostanze storiche.
Un amore irrealizzabile, travagliato e segreto…
decisamente moderno.






Due sono le grandi gioie nella vita d’amore di un uomo:
la prima, quando per la prima volta può dire “amo”-
l’altra ancora più grande, quando può dire
“sono amato”
C.Dossi

4 commenti:

  1. Hai riassunto probabilmente tutte le coppie più importanti della letteratura!
    Romeo e Giulietta hanno però, forse, una marcia in più... :)

    Moz-

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  2. Scelgo Paolo e Francesca.
    Il tema di Lara mi ha ossessionato.
    Ciao Daniela.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma dai davvero?
      Ciao August, buongiorno!
      Dani

      Elimina

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