venerdì 4 ottobre 2013

San Francesco






Di Milena Simonotti

Non avvenne di notte, ma fu il seguito di una notte e di un sogno.
Le notti di Francesco, tra le pietre e le capanne a San Damiano, non furono le magiche notti di Assisi che ci piacerebbe immaginare: quelle ventose che fanno musicare gli ulivi, quelle limpide che fanno più tonda la luna, quelle tiepide che fanno germogliare i bulbi dei giacinti o quelle nebbiose che coccolano le castagne; furono notti «infestate da topi che saltellavano e correvano intorno e sopra di lui che gli riusciva impossibile prender sonno» (Leggenda perugina, 1591).
Notti passate nella cecità, tanto da dover stare costantemente nell’oscurità, non potendo neppur sopportare il chiarore del fuoco o delle candele; una cecità che lo fece soffrire di atroci dolori; notti in cui il pensiero prende il colore viola della follia, notti che conobbero la disperazione e l’afflizione, la solitudine e la pietà verso se stesso.
E poi, il dialogo con il Suo Signore, la richiesta di misericordia, la Sua mano per poter sopportare, riacquistare pazienza e forza, virtù indispensabili per una accettazione non passiva della sofferenza, per rendere il dolore, mitigato dai colori della Resurrezione, non fine a se stesso.
Fu in quegli attimi che la notte divenne magica, misteriosa, parlante: «Fratello, sii felice ed esultante nelle tue infermità e tribolazioni, d’ora in poi vivi nella serenità, come se tu fossi già nel mio Regno» (Leggenda perugina, 1591). La promessa già fatta al buon ladrone: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso» (Lc 23,43).
Da tanto bene Francesco si riscosse e volle quindi «a lode di Lui e a sua consolazione e per edificazione del prossimo comporre una nuova Lauda del Signore per le sue creature» (Leggenda perugina, 1591).
[…]

Dinanzi a Francesco ci fermiamo in ascolto del suo Cantico: da qui possiamo calarci nella profondità del mistero, sognare le distese argentee degli ulivi che facevano corona a San Damiano, vedere il Santo che prega Frate fuoco di non fargli male, sentire la dolce voce di Chiara e vederne le preziose cure, camminare tra le pietre del convento; possiamo tra le parole scaturite dal suo cuore, sognare.
La poesia del Cantico è altissima proprio perché non è solo poesia, le parole tratte dall’uso comune della lingua sembra che scaturiscano la luoghi affascinanti, in realtà i luoghi non sono altro che la visibilità della quotidianità., Francesco fibra dell’universo  canta la nudità degli esseri viventi in rapporto al Suo creatore. Ma non possiamo dimenticare che il Cantico delle creature, (chiamato anche Cantico di frate sole o Laudes Creaturarum) non è solo sogno, è frutto e compimento di una vita scomoda, faticosa, povera, umile, libera, ricca di una perfetta imitazione del Cristo incarnato.





CANTICO DELLE CREATURE



Altissimu, onnipotente bon Signore,

tue sò le laude, la gloria e l’honore

et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfane

et nullu homo éne dignu te mentovare.



Laudato sie, mi’ Signore,

cum tucte le tue creature,spetialmente messor lo frate Sole,

lo qual è iorno et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cun grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatone.



Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:

in celu l’ài formate clorite et preziose et belle.



Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento

et per aere et nubilo et sereno et omne tempo,

per lo quale a le Tue creature dài sostentamento



Laudato sì’, mi’ Signore, per sor ’Acqua,

la quale è multo utile et humile et preziosa et casta.



Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,

per lo quale enallumini la nocte:

et ello è bello, et iocundo et robustoso et forte.



Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.



Laudato sì’, mi’ Signore per quelli ke perdonano

per lo Tuo amore

et sostengono infirmitate et tribolazione.

Beati quelli ke ‘l sosteranno in pace,

ke da Te Altissimo, saranno incoronati.



Laudato sì’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,

da la quale nullu homo vivente po’ skappare:

guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke troverà ne le Tue santissime voluntati,

ka la morte seconda no ‘l farrà male.



Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate

e serviateli  cum grande humilitate.








Nessun post potrà essere più appropriato di questo, dedicato a
San Francesco, colui che della sua vita in povertà ne ha fatto un capolavoro.
 __________


A voi tutti amici…


In questa ecatombe di nostri fratelli più sfortunati, vorrei che ci sentissimo uniti per  rivolgere una preghiera, un pensiero, a loro e per i loro familiari.



 

 ♥



2 commenti:

`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,
`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,
:::(¯`v´¯),::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
::(_.»✿«_)²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²::::
:::(_..^._).-´Grazie del commento.-.´-.´,.-.´,.-´.::::::::
:::´,.-.´,.,.´,.Arrivederci.-.´-.´,.,.-.´´,-::::::::
:::´,.a presto,.–::::::
:::´,.-.´,.,.´,.´.-.´-.´´,.-.´,.,.´´,.´.,.´.-.´-(¯`v´¯):::::::
:::²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²(_»✿«_):::::
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::(_..^._)::::::
`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·
`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·