martedì 4 giugno 2013

Che giorni?





I GIORNI PERDUTI
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Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all’uomo e gli chiese:
- Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?
Quello lo guardò e sorrise:
- Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.
- Che giorni?
- I giorni tuoi.
- I miei giorni?
- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che se n’andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
- Signore! – gridò Kazirra. – Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.
 
Dino Buzzati
Racconto  tratto da –Le notti difficili –


5 commenti:

  1. Io non credo molto ai giorni perduti e al tempo perduto... sono attimi che saran serviti sicuramente a qualcosa.

    Moz-

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  2. Non sono attimi ma giorni.
    Dipende che valore diamo noi al senso della vita,io credo che tutti abbiamo perduto dei giorni, bisogna valutare qual'è lo scarto tra il perduto e il guadagnato.
    Ciao Miki, a volte vuoi sembrare più superficiale di quanto tu non lo sia.
    Ti abbraccio.
    Dani

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    1. Io credo che ci sia sempre da imparare, anche quando di guadagnato sembra -e bada bene, SEMBRA- non esserci niente.
      Magari sarà davvero che son dei giorni in cui abbiamo perso, che non ci hanno portato a niente di concreto (materiale e non...) però secondo me non sono giorni "perduti", servono anche questi.
      Servono anche solo a capire quanto siano importanti gli altri giorni, magari.

      P.s. io sono superficialissimo XD

      Moz-

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  3. Ma il GIORNO VIVENTE E' OGGI, adESSO!
    Anche il BUON LADRONE perse molti GIORNI, ma proprio per questo si trovò CROCIFISSO con la TESTA DEI GIORNI.
    Io SOSTENGO che GESU' CRISTO disse ADESSO SEI con ME in PARADISO e il BUON LADRONE lo VIDE PURE, perchè come S.O.S.TENGO il PARADISO E' un LUOGO che è VISIbilMENTE VIVIbile a CHI lo PERCEPISCE anche in un PIANTO di un BAMBINO. Ma "sic" COME a te non piacciono le LACRIME ... te lo FARO perCEPIRE in un SORRICO di un BAMBINO, visto che SEI DIVENTATA UNA MIA ... MEMBRA.

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  4. Questo racconto di Buzzati mi piace veramente. I giorni non vanno sprecati, spesso però non ce ne accorgiamo. Ciao cara Dani *_*

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