venerdì 25 gennaio 2013

Unità dei cristiani





Una testimonianza di fede

Quando vennero a cercare Sarah Digal, lei non c’era. Era fuggita con cinque figli
 e la suocera a carico, verso la sicurezza della giungla, a un chilometro di distanza.
Perciò essi diedero alle fiamme tutto quello che lei aveva lasciato:
una immagine incorniciata di Gesù, una Bibbia in Oriya, gli utensili nella
cucina, alcuni vestiti, biancheria e delle stuoie.
Quando Sarah tornò indietro, in punta di piedi, pensando di essere al sicuro,
 la casa era bruciata. Rimanevano solo tizzoni ardenti, cenere e fumo.
I vicini vennero per piangere con lei.
 Sarah diede un’occhiata intorno, rimase in piedi dritta, si rincalzò sulla testa il 
suo sari con decisione. Cominciò a pregare: “Signore, perdona i nostri peccati.
 Gesù Tu sei l’unico.
 Salvaci dalla nostra disgrazia. Liberaci, Signore!”. Le parole profluivano
 tumultuosamente, i figli di Sarah lentamente si unirono a lei. 
Ella piangeva mentre chiedeva al Signore di essere liberata.
 Alcuni suoi vicini e altri astanti si unirono a lei.
 È un semplice legame di compassione umana e un forte momento che nulla
 può separare una donna dal suo Dio.
 “Io morirò. Ma non smetterò di essere cristiana!”disse Sarah in lacrime.
 Una fedele e coraggiosa donna Dalit  cristiana!

 §§§




Paria o dalit (o erroneamente intoccabili, ma la traduzione corretta è oppressi) sono
 definiti i fuori casta nel sistema sociale e religioso induista, includendo anche gli
 aborigeni indiani e gli stranieri.
Gandhi si riferì ai dalit più poveri ed emarginati come agli Harijan, cioè "figli di dio".
Il diffuso termine paria è il singolare della parola paraiyar che sono il gruppo etnico
 dalit più cospicuo nel Tamil Nadu
Il termine "dalit" (in sanscrito  significa “spezzare, spaccare, aprire”).





10 commenti:

  1. Se le han fatto questo per via del suo credo, beh non è affatto giusto. Ognuno è libero di credere in qualsiasi cosa, anche Babbo Natale.

    Moz-

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    1. Ciao Miki:
      Non è affatto giusto per nessuna ragione!!!
      Dani

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  2. Cara Dani,quasi tutte le religione stendono l'elogio alla povertà e alla sofferenza,gli ultimi saranno i primi e via predicando.Se questo riconoscimento delle avversità in vita nasce da un pensiero consolatorio sono d'accordo,sempre,però, convinto che si può essere degni anche con una vita felice.
    Un abbraccio,fulvio

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    1. Sicuramente Fulvio, una vita felice è la gioia per il Signore.
      Dio ha creato l'uomo e lo ha creato per la felicità.
      E' l'uomo che si è allontanato da Dio per Superbia.
      Ciao Fulvio,buona domenica!

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  3. Ciao Daniela, molto bella questa storia che ci hai proposto. La libertà di pensiero, di opinione e di religione sono le più grandi ricchezza dell'uomo e non si possono negare mai e un nessun caso. Purtroppo poi vediamo succedere di queste cose!.
    Ciao, buon fine settimana.
    Antonella

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    1. Sono contenta che la pensiamo uguale!
      Un abbraccio♥

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  4. E' ciò in cui si crede che dona scopo alla vita.
    Un caro saluto
    Giorgio

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    1. Ciao giorgio mi fa sempre molto piacere risentirti!
      Verissimo!!!
      un abbraccio, buona domenica!

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  5. Eccomi. Questa storia mi ha lasciato senza parole. Ciao. Le gambe vanno meglio. Questa sera ho solo una cervicalgia e un forte mal d'orecchio. Ma insomma che "careta!"Baci e buonanotte.

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    1. Ciaooooooooooo Lucy, che bello...♥
      naturalmente mi spiace per il collo e l'orecchio,
      ci sentiamo domani, bacione!!!♥

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