giovedì 3 gennaio 2013

Fiaba






 H.C.Andersen
             La piccola fiammiferaia






C'era un freddo terribile, nevicava e cominciava
 a diventare buio; e era la sera dell'ultimo dell'anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, 
scalza e a capo scoperto, camminava per la strada; aveva le ciabatte quando era uscita da casa, ma a che cosa le sarebbero servite? erano troppo grandi
 per lei, tanto grandi che negli ultimi tempi
 le aveva usate la mamma. E ora la piccola le
  aveva perdute subito, quando due carri che
 passavano a forte velocità l'avevano costretta a attraversare la strada di corsa. Una ciabatta non
 riuscì più a ritrovarla, e l'altra se la prese un 
ragazzo, dicendo che l'avrebbe usata come 
culla quando avesse avuto dei figli. Ora la bambina camminava scalza, e i suoi 
piedini nudi erano viola per il freddo; in un vecchio grembiule aveva una gran
 quantità di fiammiferi e ne teneva un mazzetto in mano. Per tutto il giorno non 
era riuscita a vendere nulla e nessuno le aveva dato neppure una monetina; 
era lì affamata e infreddolita, e tanto avvilita, poverina! I fiocchi di neve si 
posavano tra i suoi lunghi capelli dorati, che si arricciavano graziosamente
 sul collo, ma lei a questo non pensava davvero.

 Le luci brillavano dietro ogni   finestra e per la strada si spandeva 
un delizioso profumino di oca arrosto:
era la sera dell'ultimo dell'anno, e proprio a questo lei pensava. 
A un angolodella strada formato da due case, una più sporgente dell'altra,
sedette e si rannicchiò, tirando a sé le gambette, ma aveva ancora
più freddo e non osava tornare a casa. 
Temeva che suo padre l'avrebbe picchiata, perché non aveva venduto nessun
fiammifero e non aveva neppure un soldo. E poi faceva così freddo anche a casa!
Avevano solo il tetto sopra di loro e il vento penetrava tra le fessure, anche se
avevano cercato di chiuderle con paglia e stracci. Le manine si erano quasi
congelate per il freddo. Ah! forse un fiammifero sarebbe servito a qualcosa.
Doveva solo sfilarne uno dal mazzetto e sfregarlo contro il muro per scaldarsi
un pò le dita.

 Ne prese uno, e “ritsch”, contro il muro. Come scintillava! come ardeva! 
era una fiamma calda e chiara e sembrava una piccola candela quando lo 
circondava con le manine. Che strana luce! La bambina credette di trovarsi 
seduta davanti a una stufa con i pomelli d'ottone, e il fuoco bruciava e scaldava
 così bene! No, che succede? stava già allungando i piedini per scaldare un po’
 anche quelli, quando la fiamma scomparve. E con la fiamma anche la stufa.
 E si ritrovò seduta per terra, con un pezzetto di fiammifero bruciato tra le mani.

Subito ne sfregò un altro, che illuminò il muro rendendolo trasparente come
 un velo. Così poté vedere nella stanza una bella tavola imbandita, con una
 tovaglia bianca e vasellame di porcellana e un'oca arrosto fumante, ripiena
 di prugne e di mele! All'improvviso l'oca saltò giù dal vassoio e si trascinò
 sul pavimento, già con la forchetta e il coltello infilzati nel dorso, proprio 
verso la bambina: ma in quell'istante il fiammifero si spense e davanti alla
 bambina rimase solo il muro freddo. Allora ne accese un altro. 
E si trovò ai piedi del più bello degli alberi di Natale.
 Era ancora più grande e più decorato di quello che aveva visto l'anno
 prima attraverso la vetrina del ricco droghiere;
 migliaia di candele ardevano sui rami verdi e figure variopinte pendevano 
dall'albero, proprio come quelle che decoravano le vetrine dei negozi. 
Sembrava guardassero verso di lei. La bambina sollevò le manine per 
salutarle, ma il fiammifero si spense.
 Le innumerevoli candele dell'albero di Natale salirono sempre più in alto,
 fino a diventare le chiare stelle del cielo; poi una di loro cadde, 
formando nel buio della notte una lunga striscia di fuoco. "Ora muore qualcuno!"
 disse la bambina, perché la sua vecchia nonna, l'unica che era stata buona con lei, 
ma che ora era morta, le aveva detto: "Quando cade una stella, allora un' anima 
va al Signore".

Accese un altro fiammifero che illuminò tutt'intorno, e in quel chiarore la bambina
 vide la nonna, lucente e dolce! "Nonna!" gridò "oh, prendimi con te! So che tu
 scomparirai quando il fiammifero si spegne, scomparirai come è scomparsa
 la stufa, l'oca arrosto, l'albero di Natale!" E accese tutti gli altri fiammiferi che
 aveva nel mazzetto, perché voleva mantenere la visione della nonna; e i fiammiferi 
arsero con un tale splendore che era più chiaro che di giorno.
 La nonna non era mai stata così bella, così grande. Trasse a sé la bambina e
 la tenne in braccio, insieme si innalzarono sempre più nel chiarore e nella gioia.
 Ora non c'era più né freddo, né fame, né paura:
 si trovavano presso Dio. La bambina venne trovata il mattino dopo in quell'angolo
 della strada, con le guance rosse e il sorriso sulle labbra. Era morta, morta di freddo l'ultima sera del vecchio anno. L'anno nuovo avanzava sul suo piccolo corpicino, circondato dai fiammiferi mezzo bruciacchiati. "Ha voluto scaldarsi" commentò 
qualcuno, ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale
 chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell'Anno Nuovo!







4 commenti:

  1. Ciao Daniela, ho sempre considerato La piccola fiammiferaia la favola più triste del mondo...ma riletta adesso le scopro una sua dolcezza e il finale non è poi così doloroso anzi è pieno di amore e di luce. Bella!
    Ciao, un abbraccio.
    Antonella

    RispondiElimina
  2. Cara Dani,la "Piccola fiammiferaia",no.Come pianto ho già dato nella mia prima età scolare.E poi diciamola tutta,è una storia vergognosamente ruffiana per intristire,siamo positivi e lasciamo i pianti nell'anno passato.
    Hans Cristian Andersen,uno che forse non amava o non conosceva la felicità.
    Un abbraccio,fulvio

    RispondiElimina
  3. Una favola bellissima. La stavamo leggendo nei giorni prima di Natale. È una sfilza dopo l'altra di stilettate per far commuovere!

    RispondiElimina
  4. Le favole hanno sempre uno fondo di verità, specialmente quando riguardano i bimbi....se analizziamo bene le favole, c'è da leggere molto tra le righe....Peter Pan, l'eterno bimbo, i bimbi dimenticati nell'isola che non c'è...sono la metafora dei bimbi mai nati, dei bimbi morti senza che nessuno li tenesse per mano....ho imparato a leggere che le fiabe e ora la scrittura fantasy. Poggia sempre su la verità che ci circonda....a secondo dei secoli di cui un scrittore scrive....sono come i menestrelli che facevano il lavoro che oggi ci fa la stampa. La fonte di queste riflessioni, l'ho imparata in vari incontri di una mia grande amica scrittrice di Fantasy, dottoressa e psicologa....i suoi racconti sono tradotti in tutto il mondo...mi ha aperto la mente nel capire che niente, neanche una semplice ed innocua favola, ha il "e vissero felici e contenti" scusa se mi sono dilungata, ma anche per me e' stata una rivelazione. Un bacio.

    RispondiElimina

`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,
`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,
:::(¯`v´¯),::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
::(_.»✿«_)²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²::::
:::(_..^._).-´Grazie del commento.-.´-.´,.-.´,.-´.::::::::
:::´,.-.´,.,.´,.Arrivederci.-.´-.´,.,.-.´´,-::::::::
:::´,.a presto,.–::::::
:::´,.-.´,.,.´,.´.-.´-.´´,.-.´,.,.´´,.´.,.´.-.´-(¯`v´¯):::::::
:::²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²²(_»✿«_):::::
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::(_..^._)::::::
`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·
`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,.·´¯`·.,,.·´¯`·.,,.·