martedì 5 giugno 2012

Le fate





Dedico questo post a Francesco, e…..
a chi nel cuore è rimasto un po’ bambino.





In un tempo molto lontano, tra boschi e prati, vivevano dei piccoli esserini alati amici degli animali, chiamati, con l'arrivo dell'uomo, fate.
Le fate erano in armonia con la natura: loro curavano le piante ed in cambio 
ricevevano cibo e riparo.
 Erano felici le une con le altre; giocavano tutto il giorno con gli amici animali,
senza stancarsi.

Con l'arrivo della sera si coricavano su delle piccole zolle di muschio e, 
coperte da una foglia donata dall'albero più vicino, dormivano sonni profondi, 
protette dalle stelle e dalla Luna.
Così facendo la Terra diventò un pianeta pacifico pieno di verde. 
C'erano fate in tutti i posti: dal deserto alla prateria, dal fiume ai boschi.
Tutte erano unite da un legame talmente forte che, quando una fata 
si spegneva come una stella con l'arrivare delle prime luci, tutte le altre
 accorrevano per salutarla un'ultima volta.
Con l'arrivo dell'uomo le cose cambiarono: le fate, pacifiche e sempre aperte
 alle nuove conoscenze, si mostrarono ai primi uomini, sicure che sarebbero diventati presto parte integrante della loro vita.
Gli uomini, inizialmente incuriositi, osservarono per alcune ore quegli strani esserini, 
che danzavano gioiosi per i prati. 
Finito l'incanto iniziale, gli uomini ricominciarono le loro attività. 
Estrassero dalle loro bisacce degli strani arnesi di pietra che le fate non avevano 
mai visto ed iniziarono a legarle su dei rami trovati lì vicino. I piccoli esserini erano sempre più incuriositi, e ipotizzavano il loro scopo.
“Secondo me lo usano per giocare.” disse una piccola fata con una campanula viola sulla testa.
“Io sono convinta che sia un bastone per fare dei salti altissimi” disse un'altra con un vestitino 
composto da tante versi foglioline.
Nel frattempo l'uomo che stava costruendo lo strano strumento cominciò a camminare
 in direzione di un docile gruppo di cervi.
 Gli animali nel vederlo non batterono ciglio, abituati com'erano alla presenza delle fatine. 
Tutte erano in attesa, con il fiato sospeso, curiose di sapere cosa quegli strani individui 
volessero mai fare.
L'uomo afferrò il bastone, lo puntò e lo lanciò verso il cervo più grande del gruppo, 
abbattendolo in pochi secondi.
 Le fate, scioccate e spaventate, si rifugiarono dove poterono, cercando di scappare sia 
dall'uomo tanto brutale che dalle zampe degli animali spaventati.
Il carnefice, assieme agli altri della sua specie, esultarono 
e si congratularono con il cacciatore.
Le fate, quella notte, mentre gli uomini dormivano, ricominciarono a ballare e a far festa, 
sapendo però che quelle abitudini non potevano continuare. 
Arrivata l'alba, le fatine, per paura di essere uccise dall'uomo, 
decisero di non ballare e giocare, ma di rimanere, ognuna, nella propria casetta.
 Erano talmente dispiaciute di non poter passare più così tanto tempo insieme 
che piansero tante lacrime da bagnare il prato, dandosi, però,
 appuntamento alla sera successiva.
Spuntato il sole gli uomini si svegliarono, scoprendo che tutt'intorno a loro erano presenti 
piccole gocce fredde che, poco a poco, sparirono con il calore.
Da quel giorno in poi le fate si ritrovano ogni notte a far festa, 
consapevoli di dover separarsi la mattina, lasciandoci, come segnale della loro tristezza, 
tante piccole lacrime, chiamate, dagli uomini, rugiada.




3 commenti:

  1. Cara Dani,una bellissima favola per grandi e piccini.
    Assolvo l'uomo "bruto" che per fame uccide il cervo ma disprezzo l'uomo che armato di fucile di precisione uccide piccoli animali e non per fame ma al solo scopo di divertirsi.
    Un mattutino abbraccio,fulvio

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  2. @Coloratissimo,
    Sono d'accordo con te,assolutamente!
    Grazie Fulvio, un abbraccio!

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  3. Cara Dani,questa favola mi è piaciuta tantisssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!
    baci Francesco

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