lunedì 11 aprile 2011


Un violinista nella
metropolitana



C'era un musicista che suonava in strada all'ingresso della fermata della metropolitana "L'Enfant Plaza" in Washington DC. Era una mattina fredda, di gennaio.
Suonò musiche durante quarantacinque minuti. Incominciò con Bach, poi l'Ave Maria di Schubert, musica di Manuel Ponce, di Massenet e di nuovo Bach.
Erano quasi le otto del mattino: era un'ora di punta, passavano davanti a frotte le persone, quasi tutte dirette al loro lavoro.
Dopo tre minuti, un uomo di mezza età si accorse del musicista. Rallentò il suo passo, si fermò alcuni secondi e riprese il cammino. Un minuto dopo il suonatore ricevette il suo primo dollaro; senza fermarsi, una donna lanciò un banconota nella cassa del violino.
Alcuni minuti dopo, un individuo si fermò alcuni istanti ad ascoltare, ma guardando il suo orologio riprese a camminare in fretta... stava facendosi tardi.
Chi gli fece maggior attenzione fu un piccolo di tre anni circa. Sua madre lo prese e lo tirò, ma il piccolo continuava ad ascoltare il violinista.
Finalmente, sua madre lo prese con forza e continuarono il cammino. Il piccolo, anche intanto che camminava, continuava, con la testa girata, a guardare il suonatore.
Durande i quarantacinque minuti in cui suonò, ci furono solo sette persone che si fermarono ad ascoltarlo brevemente. In tutto il tempo riuscì a riunire 32 dollari! Nessuno fece caso quando il violinista smise di suonare. Nessuno lo applaudì. Tra le circa 1.000 persone che passarono davanti a lui, nessuno lo riconobbe.
Nessuno pensò che il violinista era Joshua Bell, uno dei migliori musicisti del mondo. Nella fermata della metropolitana suonò alcuni tra i più difficili spartiti che mai siano stati scritti, e tutto quello con uno Stradivarius del 1713 valutato in 3,5 milioni di dollari!
Due giorni prima di questo fatto, non c'erano già più biglietti in vendita per il suo concerto nel teatro di Boston, e i biglietti costavano quasi 100 dollari!
Questa attuazione in incognito nella stazione della metropolitana di Joshua Bell, fu organizzata dal «Washington Post» per investigare la percezione, il gusto e le priorità della gente. Queste erano le domande:


- Possiamo in un ambiente quotidiano, a una ora insolita, apprezzare la bellezza?
- Ci fermeremmo per apprezzarla?
- Possiamo riconoscere il talento in un contesto insolito?

Una delle possibili conclusioni dopo l'esperimento potrebbe essere:
Se non ci prendiamo il tempo di fermarci e ascoltare quando uno dei migliori musicisti del mondo sta suonando alcune delle migliori musiche, quante altre cose straordinarie ci stiamo perdendo per non sapere apprezzarle?






17 commenti:

  1. Lo so: siamo distratti. Chiusi nel nostro paltò guardiamo con indifferenza tuttociò che incontriamo. Non ci ferma la musica. Non ci ferma un albero fiorito.Non ci ferma qualcuno che soffre o che sta male. Quando toccherà a noi, si fermerà qualcuno? Impariamo a spalancare le braccia per accogliere il mondo! Buona giornata Dani.

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  2. La musica, l'arte, la preghiera, hanno bisogno di un luogo per la fruizione.

    Anche Gesù non si metteva a pregare in mezzo al mercato, ma cercava un luogo appartato.

    Se fosse stato un vero povero a suonare il violino, magari solo qualche nota aggiustata alla bellemeglio, avrebbe raccolto più offerte? 

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  3. Riccardo: domani leggerai un'appunto al tuo commento, forse sbaglio, se è così correggimi. E..Gesù nel Tempio? E nella Sinagoga? Nel primo caso i sapienti erano esterefatti e si domandavano chi fosse. Negli altri due casi il risultato non è stato edificante...comunque l'hanno ascoltato. Mi è capitato, ad esempio ad Avignone di incontrare parecchi "artisti di strada". Con me, a sentirli c'era parecchia gente! Idem in Spagna. A Novara, per le feste arrivano degli improvvisatori dilettanti...mi danno gioia e non li sfuggo.

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  4. Sì Lucia, non volevo dire che in un mercato o in mezzo ad uno stadio non si possa pregare. Generalizzavo un discorso, in cui è preferibile ritirarsi nel segreto della stanza per pregare.

    Per farti un esempio: uno dei limiti della mostra alla Cattolica (rilevato anche dai critici che l'hanno curata), è quello di essere in un punto di passaggio, in un portico. Per cui la sensazione del vedere è transitorio, viene a mancare il momento della meditazione, il luogo della riflessione (il luogo segreto in cui ritirarsi). Ciò non toglie che uno riesca a trovare quello spazio anche tra persone che ti passano davanti.
    ciao ciao

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  5. Mi spiace per la "Mostra"! Eh, sì, quelle immagini vanno guardate, assaporate e amate.Buona giornata!

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  6. utente anonimo12 aprile 2011 13:05

    Ciao, Ric. (#5)

    "... la sensazione del vedere è transitorio, viene a mancare il momento della meditazione, il luogo dela riflessione": eppure tante volte al nostro cervello basta un' occasione, anche in un solo attimo, per fotografare una cosa materiale, sia pure di sfuggita, e "registrarla" nel profondo "io".
    E poi ritrovarsela, riscoprirla dentro;  che affiora nella razionalità e diventa posibilità di crescita, anche spirituale.
    Dal particolare, all'assoluto (i filosofi avrebbero modo di dire all'infinito... dall' immanente, transeunte, al trascendentale...).

    Carlo.

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  7. Sì Carlo, è vero.

    Nel caso della mostra alla Cattolica ho riferito di un limite. Però vi è anche un pregio in ciò. Che in quella transitorietà, vi è la possibilità aperta di un incontro per tutti.

    Ciò vale anche per il limite dell'esperimento fatto dal Washington Post. Come per l'arte, anche la musica necessita di un suo spazio di fruizione. O no?

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  8. Antonietta, ciò è perfettamente vero.

    Per cui non avremmo bisogno di un'arpa a dieci corde che ci suona in chiesa ma andrebbe bene anche una batteria e una chitarra elettrica, non avremmo bisogno del silenzio e se il nostro vicino continua a parlare non farebbe la differenza.

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  9. Dipende dalla fame. Dio lo troviamo in ciò che ci manca.

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  10. Dio lo troviamo.
    Ma siamo noi che lo cerchiamo o è Dio che ci chiama?
    È più grande la nostra fame d'amore o l'amore di Dio?

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  11. @ric Se sei con lo stomaco pieno non puoi apprezzare una tavola imbandita.
    Non è un caso che i poveri di spirito siano quelli che già da ora godono del regno dei cieli, vale a dire dell'amore di Dio.

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  12. #14.
    Senza dubbio è più grande l'amore di Dio, la nostra fame d'amore di Dio
    è a fase alterne.
    Cerchiamo Dio soprattutto quando non riusciamo a risolvere umanamente i nostri problemi: di salute,di sofferenza, di peccato....
    Non dovrebbe essre così, ma purtroppo la fragilità umana è nota.

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  13. utente anonimo13 aprile 2011 16:15

    "Cerchiamo Dio soprattutto quando non riusciamo più a risolvere umanamente i nostri problemi: di salute, di sofferenza, di peccato...".
    Forse, Daniela: quando non ci sentiamo più padreterni.

    Pasquale
    (dal pc del Carlo).

    ---

    O no?

    Carlo.

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  14. Ecco, diciamo soprattutto. Perché non posso credere sia sempre così.

    Se fosse che lo si cerca solo quando ne abbiamo bisogno perché siamo nei casini, allora non andremmo in Chiesa tutti i giorni.
    O no?

    Il vino buono fu bevuto anche quando i commensali alle nozze avevano lo stomaco ben pieno.

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  15. Lo si cerca come la sposa cerca lo sposo . Semplicemente perchè non ne può fare a meno, avendo scoperto in Lui la perfezione dell'Amore.

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  16. passato di qui / letto volentieri / lascio un segno

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