mercoledì 17 novembre 2010





Il fiume
Dove il tempo scorre verso l’Eterno

“ Tutto scorre. Non si può discendere due volte nel medesimo fiume “.
L’affermazione di Eraclito è una constatazione che s’impone ogni giorno
anche ai nostri occhi. Si tratta, infatti, del fiume della vita umana: una realtà
che fluisce nel tempo senza reversibilità.
L’immagine del fiume alimentato da una sorgente nascosta fra i dirupi
ricorre frequentemente nella Sacra Scrittura e nella letteratura religiosa
di tutti i popoli. Nella religiosità semplice e primitiva il fiume era ritenuto
-come altri elementi naturali- una specie di divinità da propiziarsi.
Così pregavano i pescatori di una tribù africana: “ O fiume, a te
chiedo il permesso di prendere del pesce […]. Rinchiudi i tuoi cani,
permetti che i nostri giovani entrino nell’acqua […]. Se acconsenti.
Accetta questo pulcino, altrimenti rifiutalo!”.
Nella bibbia il tema del fiume ha, dall’inizio alla fine , un amplissimo
valore simbolico. “ Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino,
poi di lì si divideva e formava quattro corsi “. La sorgente di questo
grande fiume paradisiaco è Dio stesso Creatore e Redentore.
Sant’Ambrogio ne dà una chiara interpretazione cristologica:
“ Il fiume – egli dice è simbolo dell’acqua  e del sangue sgorgati dal cuore
Trafitto del Signore. E’ quello il vero fiume dell’Eden che si diffonde in
tutta la terra, lava i peccati, irriga la città di Dio e. /  ogni anima”.

Simbolo di grazia e di benedizione, di fecondità e abbondanza, l’immagine
Fluviale si riveste di suggestiva bellezza in cui poesia e mistica
Si arricchiscono a vicenda. Dice la divina Sapienza: “ Io, come un canale
che esce da un fiume / e come un acquedotto che entra in un giardino,/
ho detto; “ Innaffierò il mio giardino,/ e irrigherò la mia aiuola “/ Ma ecco,
il mio canale è diventato un fiume / e il mio fiume diventato un mare”.
Anche il Salmista canta: “ Il fiume di Dio è gonfio di acque […]/ Stillano
i pascoli del deserto / e le colline si cingono di esultanza. / I prati
si coprono di greggi, / le valli si ammantano di messi; / gridano e cantano
di gioia”.
Non può mancare il fiume là dove Dio dimora insieme al suo popolo:
“ Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio, / la più
Santa delle dimore dell’Altissimo”.
Ma vi sono anche fiumi torbidi, minacciosi; i fiumi delle terre straniere
dalle cui sponde gli esiliati e deportati sognano con struggente
nostalgia il ritorno in patria: “ Lungo i fiumi di Babilonia, / là sedevamo
e piangevamo / ricordandoci di Sion”.
Perché il fiume sia recepito come “patria”, come presenza amica
Integrata nella nostra vita, occorre che esso abbia una relazione con la
nostra storia, con la nostra fede.
Allora esso diventa “zona sacra” e la voce delle sue acque fluenti si
unisce alla nostra voce umana per cantare il mistero della vita.
Il Nilo, il Gange, il Giordano…sono legati alla storia dei più antichi
Popoli.

Molte sono le città – e quindi le vite umane –sposate a un fiume, e
questo certamente non soltanto perché l’acqua fluviale apporta fertilità
alla terra e costituisce pure una importante via di comunicazione…
Chi pensa a Roma vede il Tevere, a Firenze vede l’Arno, a Pavia
il Ticino, a Torino e a Ferrara il Po, a Parigi la Senna, a Londra il
Tamigi,a Mosca la Moscova, a Colonia il Reno, a Praga la Moldava e
così ovunque, dall’Oriente all’Occidente: potremmo percorrere
l’intero pianeta-terra continuando a stupirci davanti alla bellezza di
questo connubio, fiume-città- […]

Ripercorrendo con la memoria la propria storia, ognuno di noi si troverebbe
imparentato con qualche fiume.
Rievocando il difficile corso della sua esistenza Ungaretti si vedeva come
immerso e battezzato nelle acque dei “fiumi” della sua vita”;
“ Ho ripassato / le epoche / della mia vita. / Questi sono / i miei  fiumi!”,
Egli nomina il Nilo, la Senna, il Serchio… e poi…l’Isonzo scorrendo/
mi levigava! Come un sasso”; di acque fluviali è grondante anche la
poesia di Quasimodo. E David M. Turoldo rievoca il “povero fiume” del
suo Friuli, ma subito dopo passa a cantare il giordano, il fiume della sua
“sete più vera”, di cristiano:  E  se  da un fiume d’infiniti / desideri e pianti
del cuore, / una vita può sentirsi fiorire, / allora anche di me si canti /
“ come di un albero alto piantato sul fiume”.
L’ultima Parola della divina rivelazione ci apre davanti la foce escatologica:
“[L’Angelo] mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo,
che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.
In mezzo alla piazza della città (celeste), e da una parte e dall’altra
del fiume si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno,
portando frutto ogni mese”.

E’ il fiume della vita senza fine.

( Tuoi sono i cieli di Anna Maria Cànopi)







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3 commenti:

  1. Quante cose racchiuse in un fiume, in un corso d'acqua.
    Anche le lacrime scorrono a volte come un fiume?


    Tra le città c'è anche Fiume.

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  2. @ Ric,
    le lacrime a volte scorrono come un oceano, se non trovano dove"fermarsi"

    RispondiElimina
  3. Il fiume mi piace perchè mi dà il senso del tempo che scorre, sempre diverso, ma sempre uguale, perchè la sua acqua  dalla terra sale al cielo e dal cielo alla terra.
    Nel fiume possiamo specchiarci e dare unità alle parti disgregate della nostra storia.
    Grazie Daniela, per questo post a cui aggiungere parole sembra un peccato.

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