giovedì 11 novembre 2010



 



I miei giorni nel
Lager di Ravensbrück

E ho paura dei miei sogni

Ho scritto questo libro di memorie sul campo di concentramento di Ravensbrück tra il
Giugno e il luglio del 1945, immediatamente dopo il ritorno a casa,
Fino al gennaio del 1961 è rimasto nel cassetto. Non era destinato alla stampa.
Era nato invece da motivazioni ben diverse, che è forse necessario spiegare per potere, almeno parzialmente,chiarire la modalità molto personale dello scritto.
Feci ritorno a casa il 28 maggio 1945, dopo un viaggio durato venti giorni.Già dalla prima
notte provai qualcosa di terribile: giorno dopo giorno, o meglio notte dopo notte, sognai
Ravensbrück. I sogni assunsero una vivezza e una plasticità inafferrabile, al punto che
non
potevo distinguere se si trattasse di un sogno o di una prosecuzione del Lager.
Nel Lager sognavo raramente di casa, e i risvegli erano sicuramente tra le esperienze più
drammatiche. Dopo il ritorno, invece, tutto si capovolse; ero a casa e sognavo del Lager.
Tornavo sempre a sognare gli stessi giorni, un giorno dopo l’altro, senza fine; mi era
Difficile capire come in una notte si potesse sognare tanto.
Rinviavo il sonno per quanto possibile – peraltro non parlai con nessuno di questo – ma la
tensione di quelle notti crebbe a tal punto che rinunciai del tutto ad abbandonarmi al sonno:
non potevo sostenere i sogni del Lager. Questo durò una serie di notti.
Finché un giorno mi sentii così stremata, che mi decisi a cercare una soluzione.[…]



***


“ Mi sembra di non riuscire a trovare le parole adeguate.
Nessuno può capirlo, se non lo ha vissuto di prima persona,
tranne noi.
Moltissime donne hanno conosciuto il campo di concentramento
Di Ravensbrück, ma in modo diverso da noi, i cosidetti
Versuscskaninchen, i “coniglietti”.
E’ una drammatica testimonianza di donne destinate a
inumani esperimenti medici.

***



 



L’autrice è
Wanda Pòltawska, è nata il 2 novembre 1921 a Lublino.
Durante l’occupazione tedesca fu arrestata dalla Gestapo e rinchiusa
nel campo di concentramento di Ravensbruck, dove fu sottoposta a
crudeli esperimenti da parte dei medici nazisti. Dopo la sconfitta dei
tedeschi poté far ritorno in Polonia, dove sposò Andrzej Pòltawski,
dal quale ebbe quattro figli.Medico di successo, fu amica di Karol Wojtyla
dagli anni della giovinezza fino a tutto il tempo del pontificato.
Di questo straordinario rapporto, di cui testimoniano numerose lettere,
ha scritto nel volume “Diario di un’amicizia”, San Paolo 2010




5 commenti:

  1. Pare impossibile che ci siano stati sulla terra simili giorni e simili notti. Eppure la follia umana e il male portarono anche a questo.

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  2. Cara Daniela,leggerò il libro e spero che molti lo leggano, bisogna ricordare perche simili vergognose tragedie causate dagli uomini non si ripetano.
    Oggi troppo viene sdoganato e la memoria è corta.
    Felice sera

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  3. Sembra un argomento ormai passato di moda. Guai invece a dimenticare quegli orribili avvenimenti.

    Ciao Daniela, scusami della mia latitanza.

    Un abbraccio

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  4.  Si, Daniela la scrittrice racconta cio' che ha provato e penso le rimarra' sempre ..vivo in Germania e conosco quei luoghi si sente un silenzio che...grida di dolore disperazione...ho conosciuto in italia persone che dicono che non e' vero cio' che e' successo che e' fantasia, e i luoghi del genocidio sono opere costruite dopo la guerra... ci sono libri in riguardo...a mesi gela il sangue...i Tedeschi stessi ora portano il fardello dei rimorsi...si alla memoria del passato, che ci insegna oggi, - non deve succedere mai piu' - grazie un sorriso cara dolce amica mia, preghiamo!

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  5. @paracchini,
    @coloratissimo,
    @LuigiBortolo,
    @kjya,
    @diggiu


    Amici, grazie a tutti per i vostri commenti.
    Vi auguro una buona notte!

    RispondiElimina

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