lunedì 2 novembre 2009

Se mi ami non piangere



Per i nostri cari rinati in cielo.




Se conoscessi il mistero
immenso del Cielo dove ora vivo,
questi orizzonti senza fine,
questa luce che tutto investe e penetra,
non piangeresti se mi ami!
Sono ormai nell'incanto di Dio
nella sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo
sono così piccole al confronto!
Mi è rimasto l'amore di te,
una tenerezza dilatata
che tu neppure immagini.
Vivo in una gioia purissima.
Nelle angustie del tempo
pensa a questa casa ove un giorno
saremo riuniti oltre la morte,
dissetati alla fonte inestinguibile
della gioia e dell'amore infinito.
Non piangere
se veramente mi ami !
G. Perico



5 commenti:

  1. Il mistero,parola troppo usata e abusata nel credere.A molti spiega molto,per me il mistero rimane tale. Certamente nella tragedia il credere sarà di grande conforto.
    Felice settimana cara Amica.fulvio
    .

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  2. Oggi è il giorno ufficiale....ma i nostri cari rimangono nei nostri cuori e li ricordiamo ogni giorno....nei gesti che compiamo e nelle loro parole che spesso ritornano alla mente.
    Ciao

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  3. io purtroppo piango ...con il cuore ,ma con il sorriso sulle labbra
    ciao daniela..un bacione a te

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  4. Mi è arrivata oggi in newsletter, un testo di Santa Caterina da Genova. È tratto dal Trattato del Purgatorio.

    Non credo esista felicità paragonabile a quella di un'anima del purgatorio, tranne quella dei santi del paradiso. E ogni giorno questa gioia aumenta per influsso di Dio nelle anime e tende ad aumentare, perché ogni giorno consuma ciò che impedisce tale influsso. 

    La ruggine del peccato è l'impedimento; il fuoco consuma la ruggine e così l'anima si apre sempre di più all'influsso di Dio. 

    Se un oggetto coperto, stando al sole, non può corrispondere al riverbero del sole - non per difetto del sole, che continuamente splende, ma per ciò che lo copre - quando la copertura, si consumerà esso si dischiuderà al sole e corrisponderà al suo riverbero nella misura in cui si sarà consumato ciò che lo copriva. 

    Lo stesso accade per la ruggine del peccato, copertura delle anime nel purgatorio: essa si consuma via via per il fuoco e, nella misura in cui si consuma, corrisponde al suo vero sole, Dio. Tanto cresce la gioia, quanto viene meno la ruggine e l'anima si apre all'influsso: mentre una cresce, l'altra si riduce, sino a quando non sia giunto al termine (il tempo dell'espiazione). La pena non diminuisce, diminuisce il tempo in cui restare in essa. 

    Per ciò che concerne la loro volontà (le anime) non possono mai dire che quelle siano pene; gioiscono della disposizione divina, con la quale è unita la loro volontà nella pura carità. Ma, contrariamente alla gioia della volontà in tale modo unita, subiscono una pena così atroce, che lingua non può parlarne, né intelletto può capirne una minima scintilla, se Dio non glielo mostrasse per grazia speciale. Dio mi ha mostrato questa scintilla per sua grazia, ma non mi è possibile esprimerla a parole. Quella vista, che il Signore mi mostrò, non lasciò mai più la mia mente. Dirò di ciò che mi successe quel che riuscirò a esprimere e intenderà chi il Signore vorrà che intenda. 

    Il fondamento di tutte le pene è il peccato, originale o attuale. 

    Dio ha creato l'anima pura e semplice, pulita da ogni macchia di peccato, dotata di istinto beatifico verso di Lui; da quest'ultimo l'allontana il peccato originale. Il peccato attuale poi, si aggiunge ad esso e allontana di più l'anima da Dio e, a mano a mano che si scosta, l'anima diventa maligna, perché non è corrisposta da Dio. 

    Tutte le forme di bontà esistenti, vengono per divina partecipazione, che nelle creature irrazionali corrisponde come vuole e come ha disposto e non viene mai meno a esse. Verso l'anima poi, Dio corrisponde in maggiore o minore misura a seconda del suo stato di purificazione dal peccato. 

    Quando l'anima si avvicina alla sua prima creazione pura e netta trova in sé un istinto beatifico che cresce con tale impeto e furore di fuoco di carità - il quale l'attira al suo fine ultimo - da divenirle insopportabile l'impedimento. A mano a mano che vede farsi vicino il suo fine ultimo, la pena diventa per lei più grande e atroce. 

    Le anime che sono nel purgatorio non possiedono peccato né esiste impedimento fra loro e Dio, ad eccezione di quella pena che le ha costrette e a causa della quale l'istinto non ha potuto raggiungere la sua perfezione (nel fine ultimo che è Dio).

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  5. @ coloratissimo,
    il mistero rimane tale per tutti,é per questo che occore la Fede!
    Certamente chi ha la fede è confortato perché sa che la vita non finisce con la morte.
    Grazie Fulvio, sei una bella persona.
    Un abbraccio.
    @ emmelania,
    certo Manu i nostri cari sono sempre con noi.
    @ VikyArado,
    è così anche per me!
    Grazie
    @ paracchini,
    insomma si è in cammino anche in Purgatorio!
    Grazie Ric

    Dani

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