sabato 8 agosto 2009

Per ridere un po'

1 commento:


  1. Kriton Athanasulis
    Brano dal mio testamento

    Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
    Ti lascio il sole che lasciò mio padre
    a me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
    t’indurranno le notti a dolce sonno,
    il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
    il mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
    ma non tradirmi. Il mondo è povero
    oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
    ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
    guadagnando l’amore del mondo.
    Ti lascio la mia lotta incompiuta
    e l’arma con la canna arroventata.
    Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
    Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
    vinta nelle battaglie del mio tempo.
    E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
    Ricordare vuol dire non morire.
    Non dire mai che sono stato indegno, che
    disperazione m’ha portato avanti e son rimasto
    indietro, al di qua della trincea.
    Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
    ma soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine:
    hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
    la mia storia vergata con la mano
    d’una qualche speranza. A te finirla.
    Ti lascio i simulacri degli eroi
    con le mani mozzate, ragazzi che non fecero a tempo
    ad assumere austera forma d’uomo,
    madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
    Ti lascio la memoria di Belsen e di Auschwitz.
    Fa’ presto a farti grande. Nutri bene
    il tuo gracile cuore con la carne
    della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
    Impara che milioni di fratelli innocenti
    svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
    in una tomba comune e spregiata.
    Si chiamano nemici: gia! i nemici dell’odio.
    Ti lascio l’indirizzo della tomba
    perché tu vada a leggere l’epigrafe.
    Ti lascio accampamenti
    d’una città con tanti prigionieri:
    dicono sempre sì, ma dentro loro mugghia
    l’imprigionato no dell’uomo libero.
    Anch’io sono di quelli che dicono, di fuori,
    il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
    Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
    dolce al nostro crepuscolo amaro.
    Il pane è fatto pietra, l’acqua fango,
    la verità un uccello che non canta.
    È questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
    d’essere fiero. Sfòrzati di vivere.
    Salta il fosso da solo e fatti libero.
    Attendo nuove. È questo che ti lascio.

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