lunedì 15 giugno 2009

i bambini di Terezin





Terezin  è una località a circa 60 km da Praga.
Fondata più di 200 anni fa dall'imperatore Giuseppe II d'Austria
e il nome deriva dal nome della madre ,
l'imperatrice Maria Teresa.

Durante la seconda guerra mondiale, Terezin venne trasformata
dai nazisti in un ghetto in cui finirono rinchiusi ebri,
in attesa  di essere trasportati nei campi di sterminio.
Al Terezin prima furono rinchiusi ebrei della Boemia e
della Moravia, poi da tutta Europa.
Degli 87000 prigionieri deportati a Est dopo la guerra
fecero ritorno solo 3097 persone.
Molti  abitanti del ghetto di Terezin erano bambini circa
15000 e fra questi c'erano anche neonati.
Dopo la guerra non ne ritornò nemmeno un centinaio.
I bambini sopportavano come gli adulti il destino crudele
del campo di concentramento.

Di loro non sapremmo nulla se, alla fine della guerra, non
si fossero trovati in quel luogo pochi fogli di poesie e
circa quattromila disegni, ora raccolti nel museo Ebraico
di Praga.
I bimbi sotto la guida di qualche maestro che faceva loro
scuola di nascosto, scrivevano, dipingevano, cantavano.
Si parla anche di una famosa pittrice Fridei Dicker-Brondeis,
reclusa  a Terezin che incoraggiò il disegno infantile come
valvola di sfogo delle paure e delle tensioni emotive che essi
subivano.

* * *

Il giardino
Un piccolo giardino,
profumato di rose.
Il vialetto è stretto
E un piccolo bambino vi cammina
Un piccolo bambino, un dolce bambino.
Come quei fiori nascenti
Quando i fiori saranno sbocciati
Il piccolo bambino non ci sarà più.

Frantisek Bass ( nato il4-9-1930, deportato a Terezin e ad Auschwitz
muore 28-10-1944)


Vorrei andare sola

Vorrei andare sola dove c'è un'altra gente migliore,
In qualche posto sconosciuto
dove nessuno più uccide.
Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse...
e perché non subito?
Elena Synkovà (1926 sopravvissuta )



La farfalla

L'ultima , proprio l'ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
l'ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto.
I miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere di castagno
nel cortile.
Ma qui non ho rivisto nessuna farfalla.
Quella dell'altra volta fu l'ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.

Pavel Friedman (1921-1944)















Per ricordarli...


8 commenti:

  1. A volte a leggere la storia sui libri, i numeri dei morti come fossero solo dei numeri che non ci riguardano, a volte ci lasciano indifferenti, ci siamo molto abituati.

    Ma vedere le parole, e soprattutto i disegni, è come vedere quegli occhi che vedevano e quelle mani che li facevano. Rivedi quando sceglievano le matite colorate, e non ti immagini proprio che potessero esserci dei colori in quel luogo della morte, lontano da Dio.

    Mi sembro io che scelgo i colori e disegno dei fiori. Allo stesso modo.

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  2. Fatti accaduti veramente strazianti....Un bacio da LELLA.
    CIAO

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  3. Ci si abitua a tutto....agli orrori.....
    Se cosi' non fosse saremmo sempre a piangere (credo)

    Ciaoooooo

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  4. In Francia sono andata alla Sinagoga....
    non ho capito una parola di ciò che diceva il signore Ebreo che faceva l'oratore...
    sò solo che vedendo il suo viso e ascoltando la cantilena della sua voce..sono uscita con le lacrime sul cuore,,,
    Ciao Dany buona giornata

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  5. @ paracchini;
    "Se non sarete come bambini non entrerete nel regno dei cieli"
    I bambini sono privi di malizie e fare del male a loro è la cosa più abominevole che esiste.
    Grazie Ric.
    Buon pomeriggio!
    @ artemaios;
    Buongiorno a te !
    Un bacio
    Dani
    @ pociachi;
    io non voglio abituarmi all'orrore.
    Questi fatti devono essere di monito affinché mai più possano accadere.
    Grazie.
    Dani

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  6. @ artemais,
    ops... scusa Graziella ho aggiunto una vocale in più.

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  7. Si fa fatica a pensare che queste cose sono realmente accadute.
    Ciao

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  8. no non fraintendere intendevo dire che è prassi e costume di abituarsi a tutto......anch'io non voglio....ma....

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