martedì 21 marzo 2017

Romanzo

I PROMESSI SPOSI




Lucia Mondella

Lucia, tranquilla tessitrice di vent’anni, è l’unica figlia della vedova Agnese, con la quale vive. È la promessa sposa di Renzo Tramaglino, nonché protagonista femminile del romanzo. Don Rodrigo decide di sedurla per una sciocca scommessa col cugino Attiliio.
Manzoni presenta Lucia nel cap.II:
«I neri e giovanili capelli […] d’una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: quel placido accoramento che si mostra di quand’in quando sul volto delle spose, e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere particolare.»
Pia e devota, è una ragazza assai timida e pudica, s’imbarazza e arrossisce spesso. La sua modestia simboleggia il valore dell’umiltà. È l’esaltazione delle virtù cristiane: la fede, la pudicizia, la mansuetudine e la forza della bontà e della morale solida. Nel celebre passo “ Addio ai monti “, Manzoni affida a Lucia la lirica riflessione sulla triste sorte di coloro che devono fuggire a causa della violenza altrui.





Renzo Tramaglino

Renzo, diminutivo di Lorenzo, è un giovane filatore di seta e contadino.
Orfano dall’adolescenza, è il promesso sposo di Lucia Mondella, nonché protagonista maschile del romanzo.
Entra in scena nel cap. II:
«…Lorenzo, o come dicevan tutti, Renzo […]. Comparve davanti a don Abbondio, in gran gala, con penne di vario colore al cappello, col suo pugnale dal manico bello, nel taschino dei calzoni, con una cert’aria di festa e nello stesso tempo di braveria, comune allora anche gli uomini più quieti…»

Schietto e coraggioso, dal temperamento impetuoso “un agnello se nessuno lo tocca - pensa di lui  don Abbondio – ma se uno non vuol contraddirgli…ih!”. Incline a giudicare il suo prossimo con ottimismo, si fa ribelle quando è certo d’essere vittima di sopruso e prepotenza.

Continua...

lunedì 20 marzo 2017

E' tornata la primavera



Da qualche giorno era nell’aria e... nel mio cuore.
 Il risveglio della natura, mi cambia l’umore, mi dà nuovo vigore,
 fa crescere la forza e l’entusiasmo  assopito dal lungo inverno.
Il Verde è il colore simbolo della primavera, le foglie, 
appena emesse dalle gemme, sono tenere e di un verde
 particolarmente chiaro. 
Il risveglio è repentino, nel giro di qualche settimana, tutte le piante
 "ritornano alla vita", quasi all'unisono.


Oggi è 

P R I M A V E R A!




“E’ stato uno di quei giorni di marzo quando il sole splende caldo e il vento soffia freddo: quando è estate nella luce, e inverno nell’ombra.”
Charles Dickens



domenica 19 marzo 2017

Festa del papà





Le mani di un padre sono come un arcobaleno:
innalzano i figli alle irraggiungibili meraviglie dei cieli
 ma con forti radici e passo sicuro indicano loro la via,
su questa fragile zolla di vita terrena.

Auguri papà!


sabato 18 marzo 2017

Romanzo

A. Manzoni

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni, nome completo Alessandro Francesco Tommaso Antonio Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873), è stato uno scrittore,  poeta e drammaturgo italiano.
Nasce dal matrimonio tra il conte Pietro Manzoni e Giulia Beccaria, figlia del grande illuminista Cesare Beccaria, donna assai mondana e di molti anni più giovane del marito.
La conversione al  cattolicesimo dell’autore è un evento determinante per la sua produzione e pare riconducibile a un preciso momento :il 21810.
Egli quel giorno, si trovava a Parigi insieme alla giovane moglie Enrichetta Blondel e, nel pieno dei festeggiamenti per le nozze di Napoleone, nella confusione generale, i due rimasero divisi. Manzoni sospinto dalla folla, si ritrovò nella chiesa vicina di San Rocco e fu investito da una vera e propria illuminazione spirituale che lo portò ad un fervore religioso, esattamente come succederà a<i due personaggi dell’Innominato e di Fra Cristoforo ne  I PROMESSI SPOSI.
Romanzo storico, poiché inserisce personaggi immaginari all’interno di un affresco storico, quello dell’Italia seicentesca, con una morale da consegnare  ai lettori.
I promessi Sposi sanciscono la nascita del romanzo in Italia e hanno il merito di aver introdotto una lingua il più possibile unitaria, (sciacquata nell’Arno) cioè contaminata dal fiorentino, lingua pura per eccellenza, per la nascente Italia.

Vorrei ad uno, ad uno, raccontare  i vari personaggi di questo romanzo.

Partirò dall’Innominato. Perché? Perché ho scoperto che anche qui  su Blogger abbiamo un Innominato, ma davvero, davvero , se qualcuno lo nomina: “peste  lo colga”.
Non è un bandito, solo non vuole essere nominato, che stranezza”

Quindi dicevo, che Manzoni non fa mai il suo nome…Dimostra di più dei suoi sessant’anni!
Introdotto dal capitolo XVIII, quando don Rodrigo penserà a lui per il rapimento di Lucia:
« A don Rodrigo, il quale non voleva uscirne, né dare addietro, né fermarsi, e non poteva andare avanti da sé, veniva bensì in mente un mezzo con cui potrebbe: ed era di chieder l’aiuto d’un tale, le cui mani arrivavano spesso dove non arrivava la vista degli altri: un uomo o un diavolo, per cui la difficoltà dell’imprese era spesso uno stimolo a prenderle sopra di sé »

Prima bandito spietato, poi preda di rimorsi e rimpianti sulla sua vita scellerata che preludono al pentimento e alla conversione.

L'Innominato



Continua…

venerdì 17 marzo 2017

Muri e ponti



Costruire ponti e non muri.

 Il 9 novembre 1989 il Governo della Germania Est ha annunciato l'apertura della "frontiera" tra Berlino Est ed Ovest. E migliaia di persone si arrampicarono sul muro per raggiungere Berlino Ovest. Nelle settimane successive molte parti del muro sono state portate via dalla popolazione, finalmente in festa per la ritrovata libertà di poter passare da una parte all'altra della città (e della Germania intera) senza il pericolo di essere arrestato o ucciso.  E’ stata un’azione di grande importanza per la libertà.

Nell’esercito romano gli ingegneri militari, uomini di grande esperienza (i pontifices), godevano di grande rispetto erano molto competenti nel costruire ponti. Erano soldati silenziosi, ufficiali a cui era dovuta grande stima, personaggi anche lontani dal mondo delle armi che dedicavano la vita ad unire sponde, a superare fiumi e burroni, a garantire un passaggio sicuro per truppe e uomini semplici che cercassero fortuna lungo le vie dell’impero. I pontifices custodivano il cuore pulsante dell’architettura romana, in guerra e in pace.
Qualunque fosse stata la situazione, i pontifices c’erano sempre, dalle battaglie più ardue alle feste più grandi (in cui andavano organizzate le imponenti architetture pubbliche), dalle campagne di conquista alle catastrofi naturali in cui, come, oggi l’esercito interveniva a supporto della popolazione. In ogni occasione, questi soldati-ingegneri, spesso «invisibili», erano pronti a creare l’incredibile, a costruire l’impossibile lì dove nulla poteva essere immaginato.
 I pontifices custodivano le tecniche con cui si gettano i ponti. E gettare un ponte vuol dire unire due sponde, collegare due punti che, seppur raggiungibili, non possono essere legati se non facendo uno sforzo, compiendo una missione, costruendo qualcosa che, pur rispettando le identità delle sponde, le unisca attraverso qualcosa di nuovo, forse nemmeno umanamente immaginabile. Non è un caso che il Papa è pontefice, come la carica massima della antica religione pagana romana. Il Pontefice – quello con la p maiuscola – è il costruttore di ponti per antonomasia, il garante del ponte più grande ed impensabile che si possa immaginare: quello tra l’uomo e Dio.

Quando si getta un ponte si fa sempre una scelta. Siccome costruirlo vuol dire impegnarsi, spendere tempo e risorse, allora è bene non improvvisare. Un ponte deve poggiare su basi solide ma deve fare anche i conti con le esigenze. Volendo, non solo scende a compromessi, ma rappresenta esso stesso un compromesso. Un ponte chiede delle premesse, attenzione, cura nella scelta dei punti, analisi dei bisogni. Il ponte ha un’etica, è fatto per restare, magari per essere smontato, ma non è fatto per fare del male. Non si costruisce un ponte perché crolli, magari si rischia perché non sempre la terra è buona, ma deve tener conto di dove poggia. Un ponte ha bisogno di rispetto. ma anche calma. Ed un po’ di spazio e tempo per pensare.
 Due sponde unite da un ponte resteranno per sempre due sponde. Non si fondono, non si uniscono, non coincidono, non scompaiono. Restano due sponde diverse, due sponde lontane, due sponde che posseggono, ognuna, una distinta dignità, una storia, una forma, una geografia tutta personale.
Un pontifex deve tener conto di chi o cosa passerà sul ponte. Perché chi attraversa un ponte deve farlo in sicurezza, senza rischi. Dovrà essere, allora, un ponte sicuro, che permetta tanto il transito quanto la sosta e che possa rappresentare anche un riparo, sotto il suo arco, quanto tutto intorno infuria la tempesta.
Un ponte è tanto forte quanto fragile. Può essere spazzato via dal vento o dalle inondazioni se non ha fondamenta profonde. Oppure può sprofondare, quando si è sbagliato il calcolo rispetto alla forza del terreno su cui si poggia. Per fare un buon ponte c’è una sola strada: partire contemporaneamente da entrambe le sponde. Non si può gettare un ponte da un solo lato, va costruito partendo contemporaneamente da entrambe i lati. 
E la stessa testa e lo stesso cuore che hanno fatto un ponte, se vogliono, possono costruirne ancora. Con più saggezza e competenza.

Se le strade portano in tanti luoghi, un ponte ha solo due versi di percorrenza ed unisce solo due punti. Di per sé, non è mai inizio né fine, non è mai punto d’arrivo ma sempre di partenza: anche di là dal ponte c’è una meta da raggiungere. Si dovrebbero gettare più ponti, anzi non bisognerebbe perdere occasioni per gettare ponti, per accorciare le distanze, per accogliere la possibilità che qualcuno possa avvicinarsi e che ognuno di noi può farsi più prossimo agli altri. Un ponte esiste sempre, anche quando fallisce. Diventa difficile cancellarne la memoria e ci sarà sempre qualcuno che si ricorderà di lui, anche quando sarà solo archeologia. Abbandonato e crollato, rappresenterà, a lungo, la forza di chi, nonostante tutto, ci ha provato. Come il ricordo di un ultimo lungo abbraccio, prima di un addio.

 Abbiamo bisogno di ponti, non di muri!

 Il Papa, come capo della Chiesa “universale”, è ben consapevole che molti muri esistono nel mondo. E coloro che hanno compreso papa Francesco, sanno che queste parole sono in primo luogo spirituali, e non politiche, e che – proprio per la loro valenza spirituale – possono essere adattato alle diverse situazioni e realtà della vita.
Le sue parole sono semplici, ma piene di realismo: «Preghiamo perché, con l’aiuto di Dio e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, si diffonda sempre una cultura dell’incontro, capace di abbattere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e perché mai più persone innocenti siano perseguitate o uccise a causa della loro fede o religione. Là dove c’è il Muro, i cuori sono chiusi. Abbiamo bisogno di ponti, non di muri!».

Possiamo distinguere, infatti, due tipi di muri che separano “ideologicamente” gli uomini: muri fisici e muri psicologici. Di muri materiali non ce ne sono molti oggigiorno. Essi sono rari. Tuttavia, ne esiste uno, che è ancora in costruzione, in Terra Santa: è scandaloso che Israele continui a costruire il muro intorno al popolo palestinese, «per proteggere se stesso». Molte persone lo vedono come una «soluzione» a breve termine, ma ciò è particolarmente brutto. Questo muro è solo il riflesso visibile degli altri muri, quelli invisibili e “psicologici”, che sono molto più massicci e pericolosi.
Questi ultimi sono molto più numerosi rispetto a quelli materiali… sono quasi numerosi tanto quanto le persone che abitano questa terra. Ognuno di noi ha le sue barriere interne, che costruisce da se stesso, o che ha ereditato dalla cultura e dall’ambiente.
 Sono cresciuti così in altezza che alcuni non sono più in grado di rendersi conto che esistono altri oltre la propria esistenza. Chi arriva a vedere cosa c’è dietro i «muri di sicurezza» sperimenta alla fine nuovi orizzonti, e i veri sentimenti di pace e di sicurezza. Il muro psicologico più alto e spesso il più difficile è quello della «paura», dietro la quale si cerca invano di trovare pace e sicurezza.

Il Papa parla di «cuori che si chiudono». Questa immagine è veramente orribile! L’uomo che ha un cuore chiuso, non è più in grado di amore “scambievole” con gli altri. Non è più in grado di sentire il dolore degli altri. Loro sono i suoi “nemici”! È per questo che Cristo ha chiamato i suoi seguaci ad amare i propri nemici! È lì il cammino verso la libertà.

D’altra parte, l’uomo che ha costruito muri tra sé e gli altri, in realtà esprime il suo profondo desiderio di essere amato, e si priva della consolazione degli altri quando si trova in una situazione di sofferenza. Che solitudine e che tristezza! È già l’inferno!
Amare coloro che chiamiamo i nostri nemici si realizza concretamente nello “sforzo” che facciamo, chiedendo con fede l’aiuto della grazia, per costruire ponti con loro. Si tratta di un lavoro faticoso e doloroso certo, ma anche utile per sé e per tutti. Questo è il percorso verso il Regno Promesso.









mercoledì 15 marzo 2017

Partendo da una favola...

Alice nel paese delle meraviglie


– Ma tu mi ami? chiese Alice.
– No, non ti amo rispose il Bianconiglio.
– Alice corrugò la fronte ed iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
– Ecco, vedi? – disse Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesca a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno. La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò Alice no, non ti amo. Non posso farlo”





Tardi ti ho amato  
S. Agostino,  Confessioni 10.27.38

Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori.
E là ti cercavo.
Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle creature che non esisterebbero
se non esistessero in te.
Mi hai chiamato,
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore
ha dissipato la mia cecità.
Hai effuso il tuo profumo;
l'ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace





martedì 14 marzo 2017

Nidi



Sull' albero del caco nel mio giardino, ancora senza foglie, ma già spuntano  le prime gemme, una colomba ha preso dimora.
Ha preparato il nido, ha deposto due uova,
ora sono due giorni che non si sposta più, presumo stiano per schiudersi,
ed ella li cova con solerzia.


lunedì 13 marzo 2017

Vipere



Il mio post di oggi, e’ per far sapere ai miei amici 

del web, che ci sono persone che sono, PARASSITI.

PARASSITI che si nutrono dei litigi degli altri, quindi seminano a piene mani la zizzania. Ci sono persone che cadono nella loro rete, credendo di potere aiutarli, in quanto bisognosi di affetto, di comprensione, di ascolto, sono persone, ipocrite, si servono di mille espedienti per farsi passare di salvatori delle leggi e diritti dei lavoratori, psicologi, persone illuminate da chissà quali filosofie salutistiche, aberranti le loro “trovate” per mettere discordia, hanno nomi fasulli, e colpiscono  persone per bene “sincere”, per adombrarle e creare dissidi. Dove loro commentano fanno terra bruciata, ma sapete perché?
Perché sono persone, invidiose, gelose, violente psicologicamente, escono dall’ombra solo comportandosi così, aggressivamente. Povere!!!!
Anzi impudicamente rivelano che così facendo la adrenalina le mantiene vive, rinascono!
I loro commenti sono ripetitivi in maniera ossessiva.
Tra loro si odiano,(così dicono loro) ma ci credo poco, hanno tutto in comune. Falsità, fantasie, invenzioni, possessività e quant’altro.

Teniamo alla larga questi soggetti, solo così si troverà davvero pace e serenità, sui nostri blog.

domenica 12 marzo 2017


Buona sera, spero abbiate trascorso
una buona domenica.
Io molto bene, in serenità, in amicizia e fraternità,
e …tanto Amore

giovedì 9 marzo 2017

Sorriso



Io amo sorridere, sorrido sovente, e ho sorriso anche qualche giorno fa, ascoltando una mamma di un bambino del catechismo, mentre mi spiegava che non ricordava il mio nome, ma per identificarmi, ha chiesto come si chiamava, quella catechista bionda che sorride sempre.


Così ho fatto una ricerca sul "sorriso"


 Il sorriso è un  segno distintivo, di grande espressività e capace di trasmettere segnali inconfondibili, di accoglienza, simpatia, e benevolenza.
Per riconoscere un sorriso sincero non basta guardare la bocca: ad essa, infatti, si associa lo sguardo vivace e profondo. Da qui nasce l'espressione "sorridere con gli occhi", mentre un "sorriso a trentadue denti" è un sorriso aperto, segno di una grande felicità.

Il sorriso ha una funzione sociale irrinunciabile. Per questo è stato stilizzato per essere comunicato anche attraverso messaggi di testo, sms, e, più in generale, in internet. 






Ridi sempre, ridi, fatti credere pazzo, ma mai triste. Ridi anche se ti sta crollando il mondo addosso, continua a sorridere. Ci son persone che vivono per il tuo sorriso e altre che rosicheranno quando capiranno di non essere riuscite a spegnerlo.
Roberto Benigni
♥ ♥ ♥

Poesia di Eugenio Montale

“Ripenso al tuo sorriso e per me è come lo scorgere l'acqua limpida per caso tra i sassi di un greto, un piccolo specchio d'acqua in cui puoi vedere le infiorescenze dell'edera sotto un bianco cielo senza nuvole. 

Questo è il mio ricordo, non saprei dire, amico lontano, se il tuo volto nasconde un'anima libera e ingenua oppure sei uno di quelli che errano estenuati dal male del mondo portando con sé il proprio dolore come un talismano.

Solo questo posso dirti, che ripensare a te sommerge i miei turbamenti con un'ondata di calma e la tua figura si insinua nella mia memoria grigia, candida come la cima di una palma giovane.”

La poesia fa parte della raccolta Ossi di Seppia che comprende le liriche scritte a partire dal 1916 . Filo conduttore della lirica è il tema della memoria; il poeta ricorda un suo amico e il suo sorriso, e quest' immagine si rivela consolatoria, come lo scorgere l'acqua in un paesaggio arido e petroso, come il colore acceso e la vitalità di una giovane palma nel grigiore intorno.




“Parla loro con tenerezza. Lascia che ci sia gentilezza sul tuo volto, nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nel calore del nostro saluto. Abbi sempre un sorriso allegro. Non dare solo le tue cure, ma dai anche il tuo cuore.”

Madre Teresa di Calcutta




Stringi gli occhi e sorridi, sorridi sempre,
che ad ogni sorriso, la paura indietreggia d'un passo. 
Appunta i tuoi pensieri su un pezzo di carta e usali per specchiarti la mattina.
Apri le ali nelle giornate di vento. 
Lontano che sia anche solo un tentativo - ma scalza e a mani nude - continua a giocarci con la vita.
Anche da grande. 
Diffida sempre dal dolore in saldo. 
Il dolore è qualità, e costa caro.
Nel dubbio, fa che sia (a)mare. 
Bacia sul collo, perché il cuore batte lì.
Poeta forse no, poesia.. ovunque. 
La poesia, è il panico dell'ignoranza. 
Stringi gli occhi e sorridi, sorridi sempre,
di felicità, tristezza o solitudine che quando sorridi sei bella.

Andrew Faber
♥ ♥ ♥


…E se incontrerete

Chi non vi dona l’aspettato sorriso,
siate generosi e dategli il vostro;
perché nessuno
ha tanto bisogno di un sorriso
come colui che non sa regalarlo.


mercoledì 8 marzo 2017

Donna

 Girasoli di V. van Gogh



Dedicata a Tutte Voi Donne 

Le donne piangono
di nascosto per non ammettere d’esser stanche morte,
passano i sabati mattina
in pigiama a pulire,
sono le donne che non sentirete mai infierire.
Sono quelle che dopo dieci ore di lavoro vanno
a far la spesa
per preparar la cena. Studiano con i figli, allevano cani e conigli.
Sono le donne che dicono di non aver paura
per non destar preoccupazione,
quelle che rinunciano
a tutto
per essere a casa ogni sera come una vocazione.
Sono donne da corse
al pronto soccorso
in piena notte,
che guidano con la nebbia, non chiedono abbuoni o raccomandazioni.
Sono le donne sole
alle stazioni.
Quelle che nascondono
i soldi nelle scatole
di latta per i giorni fragili, che raccontano commosse del loro
mondo azzurro,
perché sempre sperano
in un futuro di burro.
Le donne che risparmiano i trenta euro per la tinta
dei capelli
a fine mese e un compromesso sereno innanzi alle offese.
Sono le donne del bicchiere mezzo pieno,
quelle che chiudono casa quando tutti dormono
e stendono i panni ad ogni ora della notte e del giorno.
Sono le donne
che corrono perché perennemente in ritardo,
ma sempre presenti ad ogni traguardo.
Sono quelle forti
dai mille consigli,
le stesse che quando escono con le amiche
si sentono in colpa
coi figli.
Sono le donne
dai magoni amari digeriti con cura,
affinché la vita possa sempre sembrarvi un’avventura.
Quando la sera varcate
la soglia di casa,
non fate mancare loro
un bacio d’amore.
Un abbraccio rotondo.
Un sorriso anche
se stanco.
Regalate a loro una carezza mentre nel buio della notte
fingono di dormire.
Se stanno sveglie,
è per raccogliere i sogni che troverete nelle scodelle della prima colazione e sentirvi gioire.
E se non sapete come far di ogni donna una regina,
a loro piacciono
le margherite del giardino, i cioccolatini ripieni
e i valzer ballati a piedi nudi in cucina.
Sono solo donne e madri del duemila, con milioni
di desideri
ed un presente pirandelliano da uno, nessuno e centomila

Cit

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Anto,  (laprimaparola) stamane mi ha spedito  questa preghiera di ringraziamento.

E io… la condivido con voi


LA DONNA
Voglio ringraziare il Signore perchè ha affidato a Maria, donna concepita senza peccato, il compito di accogliere, custodire e coltivare il Seme, che avrebbe dato nuova ed eterna vita al mondo.
Lo voglio benedire perchè ha scelto Maria di Magdala, donna guarita dai suoi peccati, per annunciare al mondo la resurrezione, mostrandosi per primo a lei, nel cimitero trasformato in un giardino.
Voglio, in questo giorno in cui tutti i giornali parleranno dei diritti della donna, invitare a leggere la più straordinaria, folle e appassionata lettera d’amore mai scritta: la Bibbia.
Dove la donna, icona della Chiesa, "casta e peccatrice ", è destinata a essere sposa del Suo Creatore.



martedì 7 marzo 2017

Un libro




…”E poi ho visto i suoi occhi”.

Quelle virgolette che aprono un dialogo nella pagina bianca della vita : la necessità di parlare con la persona a cui appartenevano quegli occhi. E poi la congiunzione “e” a indicare che  il flusso della vita precedente si svolgeva anonimo e senza sussulti, e a un tratto erano apparsi occhi a guardare proprio lui, proprio lei. Finalmente  la vita acquistava senso ed era necessario quel “poi”, prima del quale tutto era informe o uniforme, cioè non aveva forma o ne aveva una sola, sempre uguale. Quegli occhi che fra milioni si posano su di noi e solo su di noi, come a dirci “ scelgo di guardare te, fra tutti “, ci tirano fuori dell’anonimato, dalla terra degli sbagliati e degli invisibili, aggiungendo la dimensione della profondità alla nostra vita, perché  ci raggiungono dove originiamo. Quello sguardo ci perdona di essere come siamo, ci permette di abbassare le difese per lasciarci amare, ci rivela che andiamo bene così, con le nostre insufficienze e fragilità.


Da - L’arte di essere fragile - di Alessandro d’Avenia



lunedì 6 marzo 2017

Pillole di saggezza



Cerco un amico

Non serve che sia un uomo, basta che sia un essere umano, basta che abbia sentimenti, basta che abbia un cuore.

E' necessario che sappia parlare e tacere, soprattutto che sappia ascoltare.

Devono piacergli la poesia, l'alba, i passeri, il sole, la luna, il canto dei venti e le canzoni della brezza.

Deve avere amore, un grande amore per qualcuno, o almeno sentire il vuoto di non avere questo amore
.
Cerco un amico per non impazzire, per raccontare ciò che ho visto di bello e di triste durante il giorno, i desideri e le realizzazioni, i sogni e la realtà.

Devono piacergli le vie deserte, le pozzanghere e i sentieri bagnati, la riva della strada, il bosco dopo la pioggia, stendersi sull'erba.

Mi serve un amico per smettere di piangere.

Che mi dia un colpo sulla spalla sorridendo o piangendo, ma che mi chiami amico, per farmi capire che sono ancora vivo.

(Da Vinicius De Moraes, poeta e cantautore brasiliano)