giovedì 20 settembre 2018

Gocce di vita






“Riceverai nella misura in cui avrai donato”. 

Queste non sono solo parole: sono la legge. 

Se vivi e le metti in pratica, vedrai che in maniera
meravigliosa esse si concretizzeranno. 

Quando comincerai a dare, scoprirai di ricevere sempre più.
Non aver paura, non tenere nulla per te;
semplicemente, dai e continua a dare. 

Un cuore aperto e generoso attira a sé solo il meglio. 

Fai in modo che il tuo cuore sia aperto e disponibile, 
in modo da non trattenere nulla, e lascia che in esso
alberghi sempre lo spirito del dono. 

Guarda ciò che hai da dare e poi dallo,
senza curarti di cosa sia, poiché ogni dono offerto
contribuisce al completamento del tutto. 

Non aspettarti che qualcun altro venga a ritirare i tuoi doni,
ma dona volontariamente ciò che possiedi: così facendo,

scoprirai che esso si inserisce nel tutto, così come l’elemento di un
mosaico messo al posto giusto completa l’immagine.

E.Caddy

lunedì 17 settembre 2018

Santuario Madonna del Bosco - Novara



Riprendo come avevo accennato nell’ultimo post, la storia del Santuario della Madonna del Bosco di Novara (la mia città)
Santuario dove celebrai il mio matrimonio.
Dalla fede di un giovane nacque la devozione alla Madonna del Bosco
 L’origine del santuario al cui interno vi è una raffigurazione della Vergine Addolorata scolpita nel tronco di un olmo, risale alla vicenda del giovane Edoardo Lenta, il quale quattordicenne apprendista scultore, colto e di buona famiglia, decise con un amico di uscire dalla città per andare ad osservare da vicino l’accampamento dei soldati austriaci, eretto nei pressi dell’ancora attuale ponte della ferrovia sull’Agogna. Era il maggio 1859 nel bel mezzo della seconda guerra di Indipendenza e le truppe occupanti, circa 600 uomini, erano snervate dall’attesa dell’annunciato attacco dei franco-piemontesi. Fatto sta che i due ragazzi novaresi furono scoperti e subito inseguiti a suon di fucilate. L’amico fu ferito mentre Edoardo riuscì a infilarsi nel fitto bosco esistente nell’area dell’attuale stadio Piola, salì su un grosso olmo e si nascose tra le fronde, riuscendo a scampare il pericolo. Educato in una famiglia molto religiosa pregò per la sua salvezza e fece voto di scolpire nel tronco di quella pianta un’immagine della Madonna.
   


Otto anni più tardi, divenuto abile scultore di legno, tornò sul luogo e realizzò la scultura prendendo a modello il volto di una giovane contadina del posto, l’Angiolina Sguazzini, che pure ne ricavò notorietà. Tuttavia l’iniziale scultura non è come appare oggi, perché – essendosi prontamente sparsa tra le cascine la notizia dell’albero con l’immagine della Vergine – poco tempo dopo venne deturpata, spezzandone le mani, e Lenta ancora ritornò per ripararla e darle la forma attuale di Madonna Addolorata. Qualche anno dopo Edoardo (il cui fratello Napoleone fondò nel 1877 il Corriere di Novara) emigrò in Perù e scrisse al parroco di San Martino le vicende della statua.

Nel frattempo l’albero con l’effigie mariana era diventato luogo di preghiera e la sua notorietà si accrebbe in tutta Novara anche per alcune grazie ricevute e una guarigione ritenuta miracolosa. Nel 1880 il luogo fu dotato, per iniziativa di privati, di un altare e di panche e sei anni dopo, quando fu decretato l’abbattimento del bosco, grazie a una sottoscrizione partecipata anche a Galliate, Cameri e Romentino, si raccolsero le 700 lire necessarie a costruire la cappelletta in cui custodire la statua, tagliata dal tronco restante.


Migliorìe apportate negli anni.

È il piccolo santuario accanto al ponte della strada per Vercelli, consacrato nel 1892, che molti anziani novaresi ricordano ancora seppure dopo l’abbellimento del 1936. La nuova storia del santuario – ancora oggi luogo dove molti giovani desiderano sposarsi – ricomincia del 1969 quando, da una quindicina d’anni passato nella nuova parrocchia della Madonna Pellegrina guidata da don Giacomo De Giuli, si inaugura l’ampliamento che ha conferito l’aspetto attuale.








Vi fu anche un miracolo,una certa Cristina Bruneri nel 1875, presso il santuario, riacquistò la vista perduta due anni prima.



mercoledì 12 settembre 2018

12 settembre





Oggi doppio anniversario in famiglia.

Anniversario nozze, e compleanno mio figlio Gianluca.

Era il 12 settembre 1971, una mattina tiepida, con qualche gocciolina di pioggia…tanto per essere di buon auspicio. “Sposi bagnati, sposi fortunati”.




Una chiesetta, o meglio un Santuario, praticamente quasi sotto casa mia. Molto bella si chiama Santuario della Madonna del Bosco, con una bellissima storia, che più avanti racconterò.

Eravamo io Lucio e Lui. Lui, nostro Signore. Congiunti nella sacralità del matrimonio

Dono di grazia proprio di questo sacramento. Gli sposi sono ministri del sacramento e al tempo stesso coloro che lo ricevono. Con una scelta libera, ispirata dall’amore, l’uomo e la donna si legano l’uno all’altro, impegnando la propria persona e l’intera esistenza.




12 settembre 1974, nascita del secondogenito pulcino Gianluca.

Doppia gioia di settembre.













Ieri















Oggi





Dio, origine e fondamento delta comunità domestica, fa' che nella nostra famiglia sappiamo imitare le stesse virtù e tu stesso amore della tua Sacra Famiglia di Nazareth.Fa' che la tua grazia donata a noi net sacranento del Matrinonio, guidi i pensieri e le opere nostre verso il bene nostro e della nostra società di cui siamo cellula primaria.
Fa' che il nostro amore, abitato dal tuo, dimori più forte di ogni debolezza e di ogni crisi, di ogni difficoltà che frequentemente incontriamo.
Fa' che la nostra famiglia sia nella Chiesa una presenza efficace e vi trovi sostegno e forza per realizzare il tuo piano di salvezza.
Così la tua presenza manterrà quella gioia che è segno di te e offerta di fiducia a tutti. Amen.


Preghiera per la Famiglia di Papa paolo VI

martedì 11 settembre 2018

11 Settembre 2001




Queste sono le drammatiche cifre degli attentati alle Torri Gemelle:  -
19 i dirottatori  - 2.974 i morti, di cui 2.603 a New York, 125 al Pentagono e 246 tra passeggeri e membri dell'equipaggio dei 4 aerei dirottati  - 6.291 i feriti  - 
90 i Paesi di origine delle vittime  -
17.400 le persone che si trovavano all'interno delle Torri gemelle al momento dell'impatto dei due aerei  - 
Almeno 200 le persone morte lanciandosi dal World Trade Center in fiamme 
411 i soccorritori morti, tra cui 341 pompieri   






venerdì 7 settembre 2018

Gioia e pace

Il santuario di Crea (nel comune di Serralunga di Crea, provincia di Alessandria)







SERRALUNGA DI CREA – Un clima di festa, di partecipazione e di grande calore umano ha accolto sabato pomeriggio al Santuario di Crea i tanti fedeli che hanno voluto essere presenti alla celebrazione eucaristica che ha accolto ufficialmente le sei monache della comunità domenicana Maria di Magdala, dell’Ordine dei Predicatori,  che ha iniziato la sua vita di preghiera, studio e accoglienza al Santuario.
 La cerimonia è stata presieduta dal Vescovo di Casale, mons. Gianni Sacchi. Alla celebrazione di accoglienza di sabato pomeriggio erano presenti, oltre alle autorità civili e militari, una delegazione dei frati dell’Ordine dei Predicatori (domenicani) con a capo il Promotore generale delle Monache Padre Cesar Valero Bajo, il Vicario del maestro generale per le monache domenicane dei monasteri italiani Padre Giuseppe Sabato, il rappresentante del Priore Provinciale Padre Massimo Rossi, e numerose monache provenienti da monasteri domenicani della Lombardia, della Toscana e delle Marche. 
La comunità monastica Maria di Magdala ha già preso dimora nei locali dell’ex foresteria San Paolo e, quando saranno terminati i lavori di ristrutturazione, occuperanno anche i locali dell’ex-foresteria San Gregorio e Casa della Gioia.

Molte fraternite e comunità  domenicane hanno partecipato all’accoglienza di queste  gioiose monache , anche noi di Novara- Agognate.













Parte della Fraternita di Novara-Agognate

Un panorama bellissimo





giovedì 6 settembre 2018

Le radici


LA VERA CAUSA DELL' EMIGRAZIONE AFRICANA




Land grabbing=Esproprio delle terre





sabato 1 settembre 2018

Settembre




Triste il giardino: fresca
scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l’estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d’oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l’estate dentro il suo morente sogno.
S’attarda tra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.

Hermann Hesse

mercoledì 29 agosto 2018

Omissis e menzogne


 Foto dal Web


Papa Francesco ai giornalisti:

“Leggete voi, attentamente, il comunicato e fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parla da se stesso, e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni. È un atto di fiducia: quando sarà passato un po’ di tempo e voi avrete tratto le conclusioni, forse io parlerò. Ma vorrei che la vostra maturità professionale faccia questo lavoro: vi farà bene, davvero. Va bene così”.
Una risposta equilibrata, di chi sa come ci si comporta davanti ad accuse menzognere,  atte a screditare il Papa, senza avere parole di stizza verso chi ne è artefice, ma sollecitando al discernimento, onesto e veritiero.

Leggete qui:

martedì 28 agosto 2018

S.Agostino





«Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori.
E là ti cercavo.
Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle creature che non esisterebbero
se non esistessero in te.
Mi hai chiamato,
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore
ha dissipato la mia cecità.
Hai effuso il tuo profumo;
l’ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace».
S. Agostino


Il 28 agosto dell’anno 430 moriva, all’età di 76 anni, Sant’Agostino: il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto.
La sua conversione è maturata con il tempo. Ma, come sempre accade, c’è stato un istante che possiamo identificare come “il guado”: da un lato il torrente delle passioni e pulsioni giovanili, dall’altro la sobrietà e la saggezza che hanno condotto Agostino alla santità.

sabato 25 agosto 2018

Il tempo







“Signore, io ho tempo. Tutto il tempo che tu mi dai.

Gli anni della mia vita. Le giornate dei miei anni. Le ore delle mie giornate.

Sono tutti miei. A me spetta riempirli, serenamente, con calma, ma riempirli tutti, fino all'orlo,

Per offrirteli, in modo che della loro acqua insipida Tu faccia un vino generoso,

come facesti un tempo a Cana per le nozze umane.

Non Ti chiedo questa sera, o Signore, il tempo di fare questo e poi ancora quello che io voglio,

ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente, nel tempo che tu mi dai, quello che tu vuoi ch'io faccia. In questo sta la felicità "

 M.Quoist

giovedì 23 agosto 2018

Poesia



"La strada vi venga sempre dinanzi
e il vento vi soffi sempre alle spalle
e la rugiada bagni sempre l' erba
su cui poggiate i passi.
E il sorriso brilli sempre
sul vostro volto.
E il pianto che spunta
sui vostri occhi
sia solo pianto di felicità.
E qualora dovesse trattarsi
di lacrime di amarezza e di dolore,
ci sia sempre qualcuno
pronto ad asciugarvele.
Il sole entri a brillare
prepotentemente nella vostra casa,
a portare tanta luce,
tante speranza e tanto calore"

Tonino Bello







mercoledì 22 agosto 2018

Il Pellicano...



Al  Giubileo Eucaristico, ad Orvieto (2013-2014)sono comparse le prime insegne legate a questo importante biennio di celebrazioni cattoliche.  Il simbolo che più spesso ricorreva era quello di un uccello, per la precisione un pellicano. 
Nel simbolo creato apposta per questo giubileo infatti si vede un pellicano con le ali alzate che nutre due piccoli pellicani in mezzo ai simboli delle rispettive città interessate al miracolo. Il reliquiario del Corporale a destra per Orvieto e l’altare della Basilica di Santa Cristina di Bolsena.

Ma come mai è stato scelto il pellicano?  

Nella religione cristiana il pellicano rappresenta proprio l’Eucarestia, quel sacramento istituito durante l’ultima cena da Gesù e che si ripete ogni giorno in tutto il mondo durante la celebrazione della messa. Ovvero quel momento in cui il sacerdote rende grazie a Dio, offrendogli il pane e il vino che, per opera dello Spirito Santo, diventano realmente il Corpo e il Sangue di Cristo, lo stesso Corpo e lo stesso Sangue offerti da Gesù stesso sulla croce.
Fin dal medioevo infatti il pellicano veniva visto come un uccello che pur di nutrire i propri piccoli si lacerava il petto e li nutriva con il proprio sangue. Probabilmente una credenza derivata dal loro modi di dar da mangiate ai piccoli come viene spiegato in  qui:




Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca ha indotto alla credenza che i genitori si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue, fino a diventare “emblema di carità”. Pertanto, il pellicano è assurto a simbolo dell’abnegazione con cui si amano i figli.
Il pellicano quindi nutrendo con il proprio sangue i suoi cuccioli si allinea alla figura di Gesù, che si sacrifica sanguinante sulla croce ma proprio grazie a quel sangue salverà l’umanità.

 La simbologia cristologica del pellicano, ad Orvieto è ancora più forte perché ha tratto la sua origine da un antico inno eucaristico: “Adoro te Devote”, un concentrato di poesia e di dottrina, attribuito a San Tommaso d’Aquino, che lo scrisse in occasione dell’introduzione della solennità del Corpus Domini nel 1264 e che molto probabilmente lo compose proprio ad Orvieto visto che in quel periodo era in città insieme al pontefice Urbano IV con tutta la corte papale come riportato dai documenti ufficiali, di seguito i versi che parlano del pellicano:

“Pie pellicáne, Jesu Dómine, me immúndum munda tuo sánguine,
Cujus una stilla salvum fácere, totum mundum quit ab ómni scélere”.

“Oh, pio pellicano, Signore Gesù, purifica me, immondo, con il Tuo sangue;
del quale una sola goccia può salvare il mondo intero da ogni peccato”

“Pie pellicane, Jesu Domine” (o Pio pellicano, Nostro Signore); 

Dante la cita in riferimento all’episodio dell’ultima cena in cui l’apostolo Giovanni reclinò il capo sul petto di Gesù: “Questi è colui che giacque sopra ‘l petto del nostro Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto”
(Paradiso, XXV, 112-114). I











giovedì 16 agosto 2018

Condivisione






 "Cari fratelli e sorelle, a Maria Consolatrice degli afflitti, che contempliamo oggi nella gloria del Paradiso, vorrei affidare le angosce e i tormenti di coloro che, in tante parti del mondo, soffrono nel corpo e nello spirito. Ottenga la nostra Madre celeste per tutti conforto, coraggio e serenità.
Penso in particolare a quanti sono provati dalla tragedia avvenuta ieri a Genova, che ha provocato vittime e smarrimento nella popolazione. Mentre affido alla misericordia di Dio le persone che hanno perso la vita, esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari, ai feriti, agli sfollati e a tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, per le vittime e per i loro cari; recitiamo insieme l’Ave Maria".

Mi unisco in preghiera alla voce di Papa Francesco







lunedì 13 agosto 2018

Verso il Sinodo...


Il Papa: ragazzi fate grandi sogni, senza testimoni la Chiesa è fumo



Il tema dell’amore, quello vero, il Papa lo affronta dopo aver ascoltato la «coraggiosa» Martina, che per la forza con cui ha pronunciato il suo intervento potrebbe essere - sorride - «la nipote di san Giovanni Crisostomo». «È pericoloso parlare ai giovani dell’amore? – ha detto il Pontefice – No, non è pericoloso, perché i giovani sanno bene quando c’è l’amore e quando c’è il semplice entusiasmo truccato da amore. L’amore non è una professione. L’amore è la vita. Se l’amore viene oggi, perché devo aspettare tre, quattro, cinque anni, di finire l’università, per farlo crescere, per farlo stabile? Per questo io chiedo ai genitori di aiutare i giovani a maturare. Quando c’è l’amore, che l’amore maturi, non spostarlo sempre più avanti». «Nella vita – ha insistito il Papa - sempre prima l’amore, ma l’amore vero, e lì dovete imparare a discernere quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo solo». «L’amore non tollera mezze misure. O tutto o niente – ha aggiunto –. E l’amore, per farlo crescere, non vuole scappatoie: l’amore dev’essere sincero, aperto, coraggioso.







domenica 12 agosto 2018

Io sono il pane vivo disceso dal cielo...




Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)

 I Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Non lasciamoci prendere dallo sconforto.



 Possiamo nutrirci  di quel Pane che dà la forza per andare avanti, per sconfiggere il male, per vincere le nostre fragilità, debolezze,  mormorazione in noi. Non è un semplice pane, è un Pane che dà la vita, è il Corpo di Cristo che dà la forza, che aiuta ad arrivare al santo monte di Dio, alla dimora di Dio, alla Gerusalemme celeste.