giovedì 23 febbraio 2017

Carnevale



‘La stagion del carnevale
Tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar……’
Carlo Goldoni




Il Carnevale è tipicamente una festa di origine antica, che viene celebrata in molti paesi che hanno una tradizione cattolica. Questa festa di solito viene svolta nelle Piazze e nelle grandi vie delle città , attraverso grandi sfilate e balli festosi. Ma la caratteristica principale del Carnevale è quella del “mascheramento” dei festeggianti, con abiti e maschere di fantasia che spesso sono davvero bellissime.

La parola carnevale deriva dal latino carnem levare (eliminare la carne), poichè l’ultimo giorno del carnevale, il martedì grasso, veniva allestito un banchetto che segnava anche l’inizio della Quaresima, periodo di penitenza e digiuno.


IL CARNEVALE VISTO CON GLI OCCHI DI CELEBRI ARTISTI

  TRA ARTE E STORIA


Molti artisti sia in passato che ai giorni nostri, si sono interessati a questo tema festoso e pieno di colori e contrasti che è il Carnevale.


Renoir-Pierrot blanc
FRACESCO GIUNTINI (1523-1590)  Un ballo in maschera

 GIOVANNI DOMENICO FERRETTI 1692-1768) - Arlecchino e Colombina
Tiepolo –Carnevale di Venezia


Pablo Picasso  1924

 Il celebre Arlecchino che ha come modello il figlio Paul del grande artista spagnolo.

Pablo Picasso



 Pietro Longhi (1701-1785)






Carnevale vecchio e pazzo

Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso
per comprare pane, vino,
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve, beve all'improvviso
gli diventa rosso il viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia.
Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale:
dalla polvere era nato
e di polvere è tornato.

Gabriele D'Annunzio 






LE STELLE FILANTI, DI  Mario Lodi

 Perché si chiamano stelle filanti?
Non sono mica stelline del cielo?
Ma sono strisce a colori sgargianti,
fatte di carta che pare di velo.
Sembran piuttosto festoni gettati
da casa a casa, da pianta a pianta;
collane, dondoli colorati,
dove il vento ci balla e ci canta.
Poi, le notti di luna piena
un raggio d'oro ci fa l'altalena.




mercoledì 22 febbraio 2017

Occhio per occhio e dente per dente...




Matteo 5,38-48

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra;e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste.



C’è sete di amore nella nostra società; ma nel desiderio di bere alla sua fonte, sembrano svilupparsi sempre più l’aggressività, il sospetto,  il litigio, la violenza. La radice di tutto questo diffuso disagio sta nel fatto che si è smarrita la via che conduce alla gioia dell’amore donato e ricevuto. Dio è amore: è Lui la sola sorgente che può e deve alimentare le relazioni umane.  Nutrirsi della Sua Parola che dice di non praticare la vendetta, perché è una spirale da cui  da cui non se ne esce più. Non più la legge del taglione, ma la bussola dell’amore. Non si può essere buoni cristiani perché si amano coloro che ci amano. Gesù dice che questo è possibile anche a coloro che non hanno fede, e propone un ideale più alto. Egli stesso è l’esempio più lampante, morendo in croce per la salvezza del mondo, perdonando i suoi uccisori, semina perdono nei cuori inquinati dall’odio.

martedì 21 febbraio 2017

Le idee



Victor Hugo : “ Fate come gli alberi..”


Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici;

cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi.




lunedì 20 febbraio 2017

Storie per la vita



Parabola

Tempo fa, in una terra lontana, viveva un signore potente e famoso in ogni angolo del regno.
Sull'orlo di una nera scogliera aveva fatto costruire una roccaforte così solida e ben armata, da non temere né re, né conti, né duchi, né principi, né visconti.
E questo possente signore aveva un bell'aspetto, nobile e imponente.
Ma nel suo cuore era sleale, astuto e ipocrita, superbo e crudele.
Non aveva paura né di Dio né degli uomini.
Sorvegliava come un falco i sentieri e le strade che passavano nella regione e piombava sui pellegrini e mercanti per rapinarli.
Aveva da tempo calpestato tutte le promesse e le regole della cavalleria.
La sua crudeltà era divenuta proverbiale.
Disprezzava apertamente la gente e le leggi della Chiesa.
Ogni Venerdì santo invece di digiunare e rinunciare a mangiare carne organizzava grandi festini e lauti banchetti per i suoi cavalieri.
Si divertiva a tiranneggiare vassalli e servitù.
Ma un giorno, durante un combattimento, un colpo di balestra lo ferì gravemente ad un fianco.
Per la prima volta, il crudele signore provò la sofferenza e la paura.
Mentre giaceva ferito, i suoi cavalieri gli fecero balenare davanti agli occhi la gola spalancata e infuocata dell'inferno a cui era sicuramente destinato se non si fosse pentito dei suoi peccati e confessato in chiesa.
"Pentirmi io? Mai! Non confesserò neppure un peccato!".
Tuttavia il pensiero dell'inferno gli provocò un po' di spavento salutare.
A malincuore gettò elmo, spada e armatura e si diresse a piedi verso la caverna di un santo eremita.
Con tono sprezzante, senza neppure inginocchiarsi, raccontò al santo frate tutti i suoi peccati: uno dietro l'altro, senza dimenticarne neppure uno.
Il povero eremita si mostrò ancora più afflitto:
"Sire, certamente hai detto tutto, ma non sei pentito. Dovresti almeno fare un po' di penitenza, per dimostrare che vuoi davvero cambiare vita".
"Farò qualunque penitenza. Non ho paura di niente, io! Purché sia finita questa storia".
"Digiunerai ogni Venerdì per sette anni...!".
"Ah, no! Questo puoi scordartelo!".
"Vai in pellegrinaggio fino a Roma...".
"Neanche per sogno!".
"Vestiti di sacco per un mese...".
"Mai!".
Il superbo cavaliere respinse tutte le proposte del buon frate, che alla fine propose: "Bene, figliolo. Fa' soltanto una cosa: vammi a riempire d'acqua questo barilotto e poi riportamelo".
"Scherzi? E' una penitenza da bambini o da donnette!". Sbraitò il cavaliere agitando il pugno minaccioso.
Ma la visione del diavolo sghignazzante lo ammorbidì subito.
Prese il barilotto sotto braccio e brontolando si diresse al fiume.
Immerse il barilotto nell'acqua, ma quello rifiutò di riempirsi.
"E' un sortilegio magico", ruggì il penitente, "ma ora vedremo".
Si diresse verso una sorgente: il barilotto rimase ostinatamente vuoto.
Furibondo, si precipitò al pozzo del villaggio.
Fatica sprecata!
Provò ad esplorare l'interno del barilotto con un bastone: era assolutamente vuoto.
"Cercherò tutte le acque del mondo", sbraitò il cavaliere. "Ma riporterò questo barilotto pieno!".
Si mise in viaggio, così com'era, pieno di rabbia e di rancore.
Prese ad errare sotto la pioggia e in mezzo alle bufere.
Ad ogni sorgente, pozza d'acqua, lago o fiume immergeva il suo barilotto e provava e riprovava, ma non riusciva a fare entrare una sola goccia d'acqua.
Anni dopo, il vecchio eremita vide arrivare un povero straccione dai piedi sanguinanti e con un barilotto vuoto sotto il braccio.
Le lacrime scorrevano sul suo volto scavato.
Una lacrima piccola piccola scivolando sulla folta barba finì nel barilotto.
Di colpo il barilotto si riempì fino all'orlo dell'acqua più pura, più fresca e buona che mai si fosse vista.
Una sola piccola lacrima di pentimento...

L'esperienza nascosta nel racconto:
Il cavaliere del racconto scopre, con fatica e sofferenza personale, la radice del vero pentimento essenziale per ottenere il perdono di Dio e la pace vera dell’anima


Una sola piccola lacrima di pentimento.



giovedì 16 febbraio 2017

Il gorgonzola


Tutti (almeno dalle ‘nostre parti’) conoscono il Gorgonzola ma non tutti, forse, sanno che questo formaggio ha una storia davvero antica.
Si narra che nel IX secolo, Carlo Magno gustò un formaggio dal sapore intenso e da caratteristiche venature verde e nei Promessi Sposi, a Renzo in fuga nelle campagne milanesi, viene offerto dello ‘stracchino’ in una locanda nei pressi di Gorgonzola. 
Va detto che nella zona di Gorgonzola si radunavano le mandrie di ritorno dai pascoli di montagna e questo rendeva disponibile una grande quantità di latte. Se ne faceva uno stracchino. 
Stracchino perché fatto con il latte delle vacche ‘stracche’ -cioè stanche- che scendevano dalle montagne nella valle Padana, in autunno. Da qui il nome stracchino Gorgonzola.
 
Il Gorgonzola è un formaggio a pasta cruda di colore bianco e paglierino, ottenuto da latte intero vaccino pastorizzato. Le screziature sono dovute alla formazione di muffe, in base al processo naturale. Le muffe sono della specie "Penicillum roqueforti", parenti di quelle da cui viene ricavata la penicillina. 
È un alimento completo e digeribile: contiene proteine, grassi, vitamine A, B, B2, D, PP e minerali fra cui calcio, fosforo e potassio. 100 grammi forniscono 330 calorie.




Processo di produzione del gorgonzola

Appena munto il latte, lo si pone in vasi a larga superficie e vi si immette il caglio in quella quantità che l´occhio esperto sa determinare. Di tratto in tratto lo si dirompe, poscia lo si lascia in riposo, finché dopo 15 o 18 minuti primi, il latte rappreso lascia scorrere fra le fessure il siero.

Allora lo si raccoglie in panni di canape, detti patte, e lo si lascia appeso a sgocciolare. Simile operazione si ripete due volte al giorno, perché due volte al giorno avviene la mungitura del latte. Alla mattina ha luogo la preparazione dello stracchino. Allora si ripone la cagliata in fasce di legno sottilissimo a cerchio e snodate(fasser), le cui pareti interne sono rivestite da un panno ben pulito di tela di canape. Queste forme di legno sono disposte su un piano pure di legno un po´ inclinato (spersò), e sul quale è distesa della paglia che d´ordinario è di segale, perché più magra e di stelo più lungo. Siccome la cagliata in parte è calda e in parte è fredda, secondo che sia stata preparata la sera precedente o nella stessa mattina, così e l´una e l´altra si presentano in condizioni diverse. La fredda come più asciutta, si mostra dura,, mentre la calda è più malleabile. Perciò per utilizzare la cagliata fredda, si pensò a mescolarla con quella calda, così, con l´ajuto di questa, anche la fredda si prestasse a cementare lo stracchino in modo da formare un solo tutto ben unito e compatto.
Nella forma  si alternano gli strati di cagliata calda e fredda, in modo che però il primo e l´ultimo strato siano sempre di cagliata calda, come quella che più si presta a legare insieme il formaggio. Questo metodo suggerito dalla necessità ha prodotto un fenomeno che molto ha giovato alla ricercatezza dello stracchino. Perché mal potendo la cagliata fredda unirsi e fondersi con quella calda, da luogo ad interstizj nei quali il siero si ferma ed ammuffa in modo da presentare nel mezzo dello stracchino delle macchie verdi, conosciute sotto il nome d´ ‘erborinn´ per la loro somiglianza col prezzemolo´.

Intorno al gorgonzola si intrecciano citazioni letterarie e leggende; riportiamo quella del giovane casaro innamorato, che viveva in un paese delle Prealpi brianzole:

Un giovane casaro era innamoratissimo di una bellissima ragazza che era, come succede sempre nelle belle famiglie, anche molto civetta, poiché coltivava con assoluta noncuranza più di un interesse maschile.
Il giovane casaro, a causa delle preoccupazioni amorose che la ragazza gli procurava, combinava di frequente al suo padrone pasticci di ogni sorta. Succedeva che dimenticava di ritirare gli animali alla sera, di mungere le mucche e si scremare il latte, ricevendo in cambio rimbrotti e sberloni. Un bel giorno, forse perché aveva litigato con la sua amorosa, il giovane casaro preparò uno strano tipo di formaggio mescolando distrattamente due diverse cagliate. Il formaggio ottenuto con il passare del tempo non voleva indurirsi nonostante che il casaro, nell´intento di farvi uscire il grasso e i residui dell´acqua, lo punzecchiasse con un ramoscello. Quando il padrone si accorse del formaggio, lo annusò e trovatolo che puzzava, decise di tramutare il danno ricevuto in un affare e lo diede al giovane casaro, colpevole del fatto, come retribuzione di quel mese. Dato che il giovane non era iscritto ad alcun sindacato (anche perché allora non esistevano) non poté far altro che accettare l´odorosa retribuzione.
Così avvenne che il casaro innamorato si trovò di fronte al dilemma di morire di fame o mangiare il formaggio, sempre molle. Poiché la sua morte non avrebbe certo risolto il problema dei numerosi corteggiatori della sua bella, saggiamente decise di vivere e quindi di mangiare il formaggio. Lo tagliò e inorridì al vedere la muffa che si era formata nei punti in cui lo aveva punzecchiato, però pensò che dopo tutto si trattava di roba genuina e facendosi forza ne depose delicatamente un pezzetto sul pane e si mise a masticare.
Con sorpresa si accorse che non era poi così cattivo e alla fine dell´esperimento era del parere che il formaggio era buono e saporitissimo. Come tutti i giovani, avventatamente annunciò ai conoscenti la bontà della sua invenzione e dato che allora non esistevano uffici dove registrare i brevetti, ben presto tutti, lui escluso, si arricchirono con il nuovo prodotto caseario.
Si narra che l´unico apporto che l´invenzione gli fruttò fu una bella forma del suo formaggio donatagli dal padrone quando finalmente riuscì a sposare la sua amata fanciulla´.




Caseifici che producono il gorgonzola nel novarese sono almeno una decina.

Molto buono è il gorgonzola alle noci, oppure gorgonzola farcito alla crema di mascarpone.


Io sono ghiotta del gorgonzola, mi riesce benissimo la ricetta di risotto con radicchio e gorgonzola, lo preparo sovente, anche  le crespelle allo speck e gorgonzola.







martedì 14 febbraio 2017

Auguri a tutti gli innamorati!



I'm always in love.

Naturalmente  anche a me, io sono da sempre innamorata, Innamorata, del mio uomo, e  di tutto ciò che mi circonda.




NON PIANTARE ALTRO CHE AMORE

Quando pianti un albero
ogni foglia che cresce ti dirà:
ciò che semini darà i suoi frutti.
Quindi, se sei saggio, amico mio
non piantare altro che amore,
mostri il tuo valore in base a ciò che ricerchi.
L'acqua scorre per coloro che desiderano la purezza:
lava le tue mani da tutti i desideri
e siediti al tavolo dell'Amore.
Vuoi che ti dica un segreto?
I fiori attirano il più meraviglioso amante
con il loro dolce sorriso e profumo.
Se permetti all'Amore di tessere il verso della tua poesia
essa sarà letta per sempre.

 Rumi




Racconto una storia d’amore avvenuta nella verde e romantica  Irlanda

Una storia d'amore segreta

È il 1852. Mitchell Henry, finanziere di successo, è in luna di miele nel Connemara con la sua sposa, Margaret Vaughan. La coppia sta cenando all'aperto nella valle di Kylemore. Margaret dice che il posto è bellissimo e che sarebbe meraviglioso viverci. Tredici anni dopo nasce un castello affacciato sulle acque cristalline di un lago del Connemara.
Un castello con numerosi e splendidi saloni, tra cui una sala da ballo, una sontuosa scalinata, una biblioteca, uno studio e trentatrè, camere da letto.
 Per quasi dieci anni, Mitchell, Margaret e i loro nove figli vivono in questa dimora, in quello che sembra, a detta di tutti, uno stato di beatitudine.
Ma nel 1875, durante una visita in Egitto, Margaret  si ammala e muore. Mitchell, straziato dal dolore, non sopporta più di trascorrere il suo tempo nella valle di Kylemore ed evita il più possibile di farlo.
Margaret aveva soltanto 45 anni quando morì, lasciando suo marito e i suoi nove figli distrutti dal dolore.
 Il  dolore di Mitchell non gli impedisce comunque di costruire per sua moglie uno dei luoghi più eleganti che il denaro possa comprare in cui riposare per sempre.
Fa costruire per lei una chiesa, che è  molto più di un semplice luogo di riposo, è un tributo.
In questa chiesa i tipici doccioni delle chiese gotiche sono stati sostituiti da angeli sorridenti. Questo è il segno che in questa chiesa vi è qualcosa di diverso e di speciale. Venne costruita in memoria di una donna e, con le sue piccole dimensioni, la delicatezza dei particolari e le incisioni raffiguranti fiori e uccelli, rimanda chiaramente a qualità femminili".
È una storia drammatica. Mitchell vide Kylemore Abbey trasformarsi all'improvviso da tributo d’amore a doloroso ricordo della donna che aveva perso. La sua storia d'amore con Kylemore non è fatta di lettere dall'oltretomba e di flashback dal montaggio perfetto. Non ha nulla che vedere con Hollywood, ma è realtà.

La storia di Mitchell e Margaret terminò quando lui morì nel 1910, raggiungendo sua moglie nella chiesa gotica di Kylemore, dove ancora riposano in pace insieme, per l'eternità.



Kylemore Abbey

Sulle rive del Lough Kylemore, tra le cime dei Twelve Beans, si trova questa splendida abbazia che in origine era un castello in stile neogotico fatto erigere nel XIX secolo dal finanziere e parlamentare inglese Mitchell Henry, come dono di nozze alla moglie.

Dal 1920 è in mano alle suore benedettine di Ypres, ed è possibile visitare sia i suoi splendidi interni, che i suoi meravigliosi giardini.

Chiesa commemorativa per Margaret Vaughan, Abbazia di Kylemore, Contea di Galway






domenica 12 febbraio 2017

Contemplare e comunicare agli altri ciò che si è contemplato.

"Contemplari et contemplata aliis tradere"
Un motto che si fa vita.


























Quando fa la differenza vivere una giornata di spiritualità e condivisione, quando ti senti serena, in pace con te stessa e con il mondo intero, quando ti senti amata, di un Amore grande, quando quella giornata…
 è stata oggi stesso!

 E quando al ritorno stasera , ho trovato ad accogliermi i miei figli, i miei pelosi e le mie orchidee fiorite, cosa chiedere di più?








E…buona domenica!

venerdì 10 febbraio 2017

Io sono quella che sono




JACQUES PRÉVERT  

Sono quella che sono

Sono fatta così
Se ho voglia di ridere
Rido come una matta
Amo colui che m’ama
Non è colpa mia
Se non e sempre quello
Per cui faccio follie
Sono quella che sono
Sono fatta così
Che volete ancora
Che volete da me
Son fatta per piacere
Non c’e niente da fare
Troppo alti i miei tacchi
Troppo arcuate le reni
Troppo sodi i miei seni
Troppo truccati gli occhi
E poi
Che ve ne importa a voi
Sono fatta così
Chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa
Del mio proprio passato
Certo qualcuno ho amato
E qualcuno ha amato me
Come i giovani che s’amano
Sanno semplicemente amare
Amare amare…
Che vale interrogarmi
Sono qui per piacervi
E niente può cambiarmi.



mercoledì 8 febbraio 2017

Canto dei Cantici



Il libro del Cantico dei Cantici:

Come è stato commentato…

Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
Attirami dietro a te, corriamo!
M'introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

(Cantico dei cantici 1,4)



Enzo Bianchi - Priore della comunità di Bose

Il bacio Canta un celebre poeta ebreo russo: “Mia colomba, tu sai come ci baciamo noi ebrei? (Ma penso anche noi cristiani!) Quando il cuore non si distingue più dal cuore dell’altro, quando petto contro seni nessuno dei due sa chi dei due respira, quando materiale e immateriale spariscono e non resta che un solo soffio, quando non esistono più parole ma solo il parlare degli occhi, quello è il bacio”. Il bacio umano, per questo è invocato all’inizio del Ct, è innanzitutto il volto contro volto; perché l’amore terreno nel suo vertice è il mantenimento, è il desiderio del volto; non ci si perde con i baci in un caos, non c’è da percorrere un sentiero che porti 13 alla fusione, sogno impossibile! Ci deve essere nel bacio l’ebbrezza del faccia a faccia, cioè dell’alterità celebrata, io e tu, uno di fronte all’altro; nel bacio in cui si parlano le pupille degli occhi, ci si osserva e si vedono le pupille dilatarsi, palpitare quasi, questo è il bacio umano. Neanche l’amplesso ha valore senza il bacio, l’amore non è a-prosopon, senza volto; altrimenti se l’amore avvenisse senza la visione del volto sarebbe un amore cosificato, sarebbe l’amore colto in modo disorganico, come un insieme di strumenti di piacere. Non è un caso che nella prassi della prostituzione difficilmente ci sia posto per il bacio; non è un caso che le riviste pornografiche mettano sempre un’ostensione del sesso, siano martellanti affermazioni di meccanica dell’amore, ma non sanno quasi dare il senso della totalità dell’amplesso di cui il volto contro volto è la chiave necessaria per capirlo. Il bacio è l’inizio dell’amore celebrato ma è anche l’inizio dell’ebbrezza del desiderio.
 Arthur Rimbaud ne parla come desire d’ebresse, desiderio d’ebbrezza, ma come emerge il desiderio è subito raffigurazione, è subito scena. Dopo che questa donna ha detto “mi baci con i baci della sua bocca” il desiderio gli scatena l’immaginario che accende e nutre il desiderio: “le tue carezze...”, dodîm in ebraico, sono molto di più che delle carezze; un’espressione forse attuale che riesce a rendere questo termine è petting, “... inebriano più del vino”. Ecco l’ebbrezza che inizia dal bacio.
I sensi all’opera Questa ragazza non solo immagina i baci, esperienza degli occhi, ma nel suo immaginario vorrebbe fare un’esperienza totalizzante con i cinque sensi: con gli occhi, mai stanchi di desiderare; poi l’esperienza del gusto nel bacio; poi si augura gli effetti del tatto, il toccare; infine vorrebbe sentire l’altro 14 anche attraverso l’odorato. Sapete che ognuno di noi ha un suo odore e un tempo si era molto più affinati nel sentire gli odori, la gente era molto più esercitata a percepire l’odore dell’altro. Forse era un tempo in cui l’altro portava con sé un profumo.

Origene

Intorno al titolo stesso di Cantico dei cantici. Infatti questa espressione è dello stesso tipo di quello che nella tenda dell’alleanza è chiamato santo dei santi ., di quelle che nei Numeri sono dette opere delle opere e di quelli che in Paolo sono detti secoli dei secoli […]
In che cosa differisca dai santi il santo dei santi abbiamo spiegato, nei limiti delle nostre capacità, nelle Omelie sull’Esodo, e in che cosa differiscano le opere dalle opere delle opere nelle Omelie sui Numeri. E non abbiamo neppure trascurato l’espressione secoli dei secoli nei passi in cui l’abbiamo incontrata: per non ripetere le stesse cose, siano sufficienti quelle spiegazioni. Ora invece per prima cosa cerchiamo quali siano i cantici dei quali questo è detto essere il Cantico. Ritengo che i cantici siano quelli che prima venivano cantati dai profeti e dagli angeli: infatti si dice che la legge è stata amministrata per mezzo di angeli nelle mani del mediatore. Pertanto tutto ciò che è stato annunciato da costoro erano cantici cantati in precedenza dagli amici dello sposo: invece questo è il solo cantico che doveva essere cantato, quale carme nuziale, proprio dallo sposo che ormai stava per ricevere la sposa; ed essa non vuole che le sia cantato dagli amici dello sposo, ma ormai desidera ascoltare proprio le parole dello sposo presente, dicendo: Mi baci con i baci della sua bocca . Per tale motivo ben a ragione esso è preposto a tutti i cantici. Infatti tutti gli altri cantici, che la legge e i profeti cantarono, sembrano essere stati cantati alla sposa ancora troppo giovane e che non era ancora entrata nella maturità: invece questo cantico è cantato a lei ormai adulta e valida, adatta ad accogliere la capacità generatrice dell’uomo e il perfetto mistero.

Lidia Maggi Pastora battista

 Il nostro percorso sarà quello di leggere, ma poi la vostra responsabilità è, una volta letto il testo biblico, rileggerlo;  a questo punto, metterete a tacere le vostre domande, per provare a vedere quello che vi dice il testo e rileggere soprattutto quei passaggi che sono oscuri,che non capite, che sono strani... consapevoli anche di trovarci di fronte a un testo poetico.
Il testo poetico ancora di più va riletto, perché il testo poetico è come una canzone: la canzone non si ascolta una volta, anzi la prima volta non la si orecchia bene, ma poi, quando la si è imparata, ogni tanto “mi ritorna in mente” potremmo dire. Ecco questa dovrebbe essere un po’ la sfida metodologica nell’entrare nel testo biblico perché noi vedremo che ci scontreremo con tutta una serie di istanze che sono importantissime legate all’etica, all’etica sessuale che non vanno taciute, anzi! Però vediamo che mondo ci configura questo racconto, che mondo ci mette in scena.
Qui il gioco amoroso è strutturato in modo tale che lei va verso lui, lui va verso lei, si incontrano, si amano, fanno pure l’amore, ma questo non esaurisce la ricerca, perché c’è una distanza che si ricrea e che riaccende il desiderio... e via, via c’è un movimento l’uno verso l’altra. Allora questa è una prima cosa che voglio dirvi, che non c’ è nessuna sposa. Chiaramente si è voluta un po’ istituzionalizzare questa voce di eros, per cui l’amica, l’amata, la bella è diventata la sposa e lui è diventato lo sposo. Poi, certamente, con il metodo storico critico “gli archeologi” del testo ci hanno aiutato in questo, dicendoci che questi sembrano più dei canti sponsali. Addirittura nel 1800 qualcuno aveva ritrovato una tribù beduina che usava dei cantici simili per celebrare le nozze. 11 Allora anche se è evidente e vero che nel testo non si parla di sposa e di sposo, però è chiaro che il setting (n.r:il contesto entro cui avviene un evento sociale) è il setting del matrimonio. Questi sono i canti d’amore che si cantano durante un matrimonio, mentre ci sono i festeggiamenti. Noi di tutto questo sappiamo niente. E' pura fantasia, è pura teoria. Non è scritto da nessuna parte che questi siano canti d’amore, che si cantano al matrimonio. E ho il sospetto che dietro al tentativo di collocare in un setting istituzionale questi canti, ci sia l'intento di “addomesticare”, in un altro modo, il Libro del Cantico dei Cantici , che è davvero “ indomabile”. Ma è un Libro che è all’interno della Bibbia. Che sia all’ interno della Bibbia è molto importante, perché questo ci dice che questi poemi vanno presi come unità, pur nella diversità di diversi poemi come singolo Libro, vanno presi come unità, come stiamo facendo noi, ma sempre in dialogo con il contesto più grande in cui sono collocati. 



I dipinti di Chagall,grande pittore russo,
che vediamo qui, furono da lui dedicati proprio al CANTICO DEI CANTICI 




Quello di Chagall sul Cantico dei Cantici è un vero (midrash )  uno dei metodi ebraici di interpretazione e commento dei testi sacri ebraici,realizzato con i colori anziché con le parole.



Secondo gli studiosi la versione definitiva del Cantico dei Cantici
sarebbe avvenuta nel periodo che va dal 5° al 3° secolo avanti Cristo…



Si tratta di uno dei testi più lirici e inusuali delle Sacre Scritture.


Racconta in versi l’amore tra due innamorati,
con tenerezza ma anche con un ardire di toni
ricco di sfumature sensuali e immagini erotiche…


Ma è certo uno di quelli maggiormente amati
per la sua capacità evocatrice dell’immensa forza dell’amore.